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La Regione: «Visite di notte, liste d’attesa più corte». Ma c’è chi contesta i dati. Miglioramento del 7%. I malati: «E allora perché ci sono le agende bloccate?»

Torna sulle liste d’attesa, tema caldo della sua campagna elettorale, il governatore Luca Zaia. L’ultimo aggiornamento è che le visite di notte, stando a un confronto tra gennaio 2013 e gennaio 2015 operato dai tecnici regionali, le hanno abbassate del 7%.

Soprattutto nelle fasce B (priorità da rispettare: 10 giorni) e D (30/60). «Sono state analizzate le prestazioni previste a livello nazionale per il monitoraggio delle liste d’attesa — fa sapere la Regione, senza però rivelare le specialità esaminate, nè quelle con tempi in miglioramento o in peggioramento —. Di queste, 174 risultano in forte miglioramento, 73 sono rimaste invariate ma la percentuale di rispetto dei tempi era già al 97% e quindi ben difficile da migliorare, e 50 sono peggiorate, seppur lievemente. Si parla, solo per gennaio 2015, di 132mila prestazioni soddisfatte entro i parametri previsti. Ovvero 10mila in più rientrate in un mese nei canoni imposti, il che significa 120mila ulteriori esami all’anno erogati nei giusti tempi».

Quadro che non convince il Tribunale del Malato. «Ormai questa storia delle liste d’attesa sta diventando noiosa — sbotta Flavio Magarini, segretario regionale di Cittadinanzattiva, «mamma» del TdM —. Ma lo sappiamo di cosa stiamo parlando? Esultiamo per un +7% quando il vero problema è l’accessibilità al Servizio sanitario. Ormai prenotare un esame è diventato così difficile, oltre che costoso a causa del doppio ticket, da dissuadere a curarsi sempre più veneti. Un esempio? I Cup rispondono dopo ore e ore di attesa e anche per gli accertamenti più banali la trafila è infinita». Un esempio capitato di recente a Verona e denunciato al Tribunale del Malato: un utente chiama l’Usl 20 per un’ecografia scrotale e il Cup lo dirotta al Centro prenotazioni dell’Azienda ospedaliera. Ci vogliono due giorni per riuscire a parlarci e alla fine l’operatore sentenzia: questo esame va prenotato direttamente in Radiografia. Altra mattinata per farsi rispondere dal reparto e sentirsi dire: «Ci vuole prima la visita urologica». «Ma ce l’ho già, l’ho fatta a pagamento da uno specialista», ribatte il paziente esasperato. «Eh no, noi vogliamo il responso del nostro urologo». «E noi parliamo di visite di notte? — incalza Magarini — Ma lo sa la Regione che, anche se vietate dalla legge, esistono ancora le agende bloccate? Significa che una volta esaurita la disponibilità per una determinata prestazione, i Cup non possono dirti che non c’è più posto ma ti tengono in stand by, con la scusa: al momento non possiamo darle una data, stiamo aggiornando le liste. Ecco i problemi veri, della gente vera, altro che monitoraggi e percentuali».

«Se ci credi ce la fai — dice Zaia — e nell’operazione degli ospedali aperti di notte, tanto innovativa quanto difficile, abbiamo avuto ragione. La gente ha gradito la novità in una percentuale compresa tra il 93% e il 99%. Un indiscutibile successo, di fronte al quale però non ci fermiamo. Non dormiremo sugli allori e proseguiremo l’esperienza, ci sono ancora prestazioni da mettere a regime». Va ricordato, come ha comunicato la stessa Regione ai sindacati della sanità, che l’operazione «Ospedali aperti di notte» è costata 10 milioni di euro per circa dieci mesi di operatività.

Michela Nicolussi Moro – Il Corriere del Veneto – 5 aprile 2015 

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