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La Regione sfida i medici-sindacalisti: sostituirli costa un milione l’anno. La Fimmg: «Basta, non tratteremo più con Mantoan»

domenico mantoandi Filippo Tosatto. Sta suscitando un vespaio la querelle riguardante la modalità dei compensi erogati dalla Regione Veneto per la sostituzione dei medici generali impegnati in attività sindacale. La circolare del 14 agosto. Il punto di partenza è la circolare inviata il 14 agosto ai vertici delle Ulss da Domenico Mantoan: «Alla luce delle recenti richieste pervenute dalla Corte dei Conti in materia di controllo sull’utilizzo delle risorse pubbliche e in un’ottica di trasparenza», è la premessa del top manager della sanità veneta «i direttori generali delle aziende sanitarie sono tenuti a provvedere al pagamento delle somme in questione esclusivamente previa presentazione da parte dei medici rappresentanti sindacali di una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà dalla quale risultino con chiarezza alcuni dati

E cioè: nominativi dei medici sostituti; il numero di ore complessive di sostituzione, con specifica del giorno e delle ore ambulatoriale effettuate da ogni medico sostituto; indicazioni della sede, degli orari e dell’attività sindacale espletata dal medico sostituto». L’iniziativa, pure motivata da ragioni di trasparenza, è stata accolta come un gesto ostile dai camici bianchi della medicina convenzionata e Silvio Regis, il segretario regionale della Fimmg (la federazione che raccoglie il 78% dei medici generali del Veneto) ha reagito duramente bollandola come una «palese violazione degli accordi che compromette ogni collaborazione con la Regione».

Ecco le cifre in questione. Ma di che si parla in concreto? Il più recente report disponibile riguarda il primo semestre dell’anno inviato una settimana fa dalla Fimmg. Lo citiamo perché rappresentativo della quasi totalità della categoria, visti i consensi raccolti da questa federazione tra i colleghi. Ebbene, da gennaio a giugno, nelle sette province sono stati 57 i medici che hanno svolto attività sindacale, dedicandovi complessivamente 9304 ore; molto articolato l’impegno dei singoli, legato com’è alle diverse responsabilità, e spazia da un minimo di 28 ad un massimo di 967 ore. La retribuzione dei loro sostituti in ambulatorio ha comportato una spesa di circa 400 mila euro. Proiettata sull’anno, e includendo le altre sigle sindacali dei medici di famiglia, l’importo totale supera il milione.

Il nodo e il contenzioso. Lo stanziamento dei compensi è regolato da un accordo tra le parti maturato nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni ma da un anno a questa parte si è aperto un contenzioso. La Sisac, cioè la delegazione di parte pubblica per il rinnovo degli accordi in sanità, nel lamentare l’eccesso di permessi sindacali ha ribadito che «l’onere del compenso spettante al sostituto è a carico del medico titolare anche se materialmente trattenuto e versato dalla Ulss».

Nel merito sono state avviate cause al tribunale del lavoro, con esito alterno, e se lo Smi (il Sindacato dei medici italiani) ha stigmatizzato per voce del suo leader Salvo Calì «situazioni di abuso ad opera di qualche furbetto che danneggia tutti», la Fimmg ha impugnato l’iniziativa giudicata lesiva della libertà sindacale: «Gli oneri sindacali sono compresi nella massa salariale e previsti dal contratto», è il commento del vicesegretario nazionale Silvestro Scotti «inoltre già oggi la retribuzione compensativa per chi fa attività sindacale è parziale e chi si impegna in favore della categoria vede scendere in media il 10% degli assistiti. Sollevare ulteriori ostacoli equivale a un vulnus dei diritti dei lavoratori».

Polemiche e prospettive. La Regione Veneto fa sapere che non cambierà il suo atteggiamento: continuerà a versare i pagamenti «a garanzia di un diritto costituzionale», esigendo però una documentazione a sostegno dei rimborsi richiesti, anche per cautelarsi nei confronti dell’occhiuta Corte dei Conti. «Non abbiamo nulla da nascondere», ribattono i medici di famiglia «le somme in questione non finiscono nelle nostre tasche ma retribuiscono i sostituti, quella dei rimborsi a piè di lista è una favola, anzi un’insinuazione che offende la nostra dignità professionale».

Sanità veneta, la Regione sfida i medici-sindacalisti. E la Fimmg: «Basta, non tratteremo più col direttore generale Mantoan»

di Filippo Tosatto, il Mattino di Padova 19 agosto. I rappresentanti dei medici di famiglia e la Regione sono in rotta di collisione e stavolta non basteranno le belle parole a disinnescare la protesta. «Basta, questa è la goccia che fa traboccare il vaso, non accettiamo più di trattare con il direttore generale della sanità, se il governatore Zaia vuole dialogare con noi, lo rimuova. Viceversa, revocheremo la nostra disponibilità a collaborare alla riforma delle cure primarie, prologo indispensabile alla riorganizzazione della rete ospedaliera». Silvio Roberto Regis, il segretario della Fimmg del Veneto (77% di adesioni tra i medici generali) lancia l’ultimatum e rincara: «Il 14 agosto il direttore Mantoan ha firmato una circolare che calpesta gli accordi stripulati in precedenza e va contro ogni logica, a settembre valuteremo le azioni da intraprendere e dico subito che non torneremo al tavolo, abbiamo compiuto ogni sforzo possibile, siamo stati ripagati con uno schiaffo».

Ma di che si tratta in concreto? Regis glissa («Questioni complicate, ne riparleremo»), tuttavia l’accenno alla vigilia di Ferragosto è rivelatore. Perché coincide con l’iniziativa di Domenico Mantoan che, per la prima volta, ha infranto una prassi, quasi un totem, riguardante i medici convenzionati che svolgono attività sindacale. Questi ultimi (sono una ventina sul territorio regionale) alternano l’opera professionale all’impegno nelle associazioni di categoria, circostanza che impone loro di ricorrere periodicamente a colleghi che li sostituiscano in ambulatorio occupandosi dei loro pazienti. Il Veneto, unica tra le regioni italiane, si accolla il pagamento a piè di lista dei sostituti (altrove sono i sindacati stessi a farsene carico) con disappunto del ministero della Salute, che ha già fatto notare l’anomalia.

Tant’è. Finora il modus vivendi ha funzionato ma l’ultimo report semestrale ricevuto dalle Ulss (incaricate di saldare, materialmente, i rimborsi) ha fatto storcere il naso al manager: “picchi” di 400-900 ore di attività sindacale dichiarate tra gennaio a giugno e, soprattutto, indicazioni vaghe o nulle a sostegno delle cifre richieste. Tanto da indurre Mantoan a firmare una circolare che invita i direttori generali delle unità sanitarie a cambiare copione: d’ora in poi, ai medici-sindacalisti sarà richiesto un rendiconto essenziale – nominativo del sostituto e suo effettivo arco di impegno, date e modalità delle attività extraprofessionali svolte – e solo in presenza di tale documentazione si procederà al saldo delle spese dichiarate.

Gli interessati, com’era prevedibile, non hanno affatto apprezzato la novità: se prima Domenico Mantoan era un interlocutore sgradito, ora è diventato l’avversario dichiarato. «Non desidero entrare nel dettaglio della vicenda ma si tratta di regole, non di quattrini», la sua replica volpina «dico soltanto che abbiamo applicato la stessa procedura di trasparenza che la Corte dei Conti ha sollecitato ai componenti del Consiglio regionale del Veneto. Non mi sembra un atto di lesa maestà, tanto più che la nostra disponibilità finanziaria è confermata».

Il Mattino di Padova – 19-20 agosto 2014 

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