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La Regione Veneto deve liberarsi di 50 dirigenti. Secondo la pianta organica dovrebbero essere 240, ma uno studio segretato ne prevede 130: si profila una “carneficina”

di Renzo Mazzaro, dal Mattino di Padova. La Regione Veneto ha 180 dirigenti, ma dovrebbero essere 248 secondo l’organico, dunque ne mancano 68, se non fosse che uno studio ancora secretato stabilisce che ne bastano 130, motivo per il quale 50 sono in esubero. C’è nervosismo ai piani alti dei palazzi regionali e si può capire. È come stare sulle montagne russe. Come fare 13 al totocalcio e scoprire che la vincita non basta neanche a pagare metà di una multa di Equitalia arrivata in contemporanea.

A fissare l’organico dei dirigenti a quota 248 era stato appena due anni fa Tiziano Baggio, il segretario regionale fortemente voluto da Luca Zaia nel 2010 e altrettanto energicamente congedato nel 2015. Amara fine di un sodalizio di ferro: Baggio era andato a scontrarsi con il segretario di giunta Mario Caramel senza rendersi conto che Zaia-Caramel è un sodalizio d’acciaio. Succede. È rimasto il lascito ingombrante, «una baracca organizzativa», come la definisce sprezzantemente Vittorio Panciera, capo del sindacato Direv, «messa in piedi da un manager proveniente dal settore cucine». In effetti, con 248 dirigenti il Veneto avrebbe un generale ogni 10 soldati, percentuale da esercito di Franceschiello. Il confronto con le altre regioni è impietoso: in Piemonte il rapporto tra dirigenti e dipendenti al lavoro è 4,5%, in Toscana 4,7%, in Emilia Romagna 5,3% , nel Veneto 7,2%. Palazzo Balbi è costretto a una rapida cura dimagrante. Il dietologo della situazione, si fa per dire, è il giovane Luca Felletti, successore di Baggio, chiamato a dirigere la riorganizzazione-bis. Felletti si sta facendo assistere da tagliatori di teste chiamati da fuori, cosa che indigna moltissimo il sindacato dei dirigenti: «Perché spendere soldi della collettività», dice Vittorio Panciera, «quando noi potevamo fare le stesse cose a costo zero?».

Eh, caro Vittorio, si annuncia una cura da cavallo: difficile fare il medico di se stessi in queste condizioni. La torchiata è prevista in due fasi. La prima, già esaurita, ha visto in gara sei società di consulenza e servizi alle imprese, chiamate a individuare le criticità delle strutture regionali. Base d’asta 40.000 euro, ha vinto Kpmg, che per 16.500 euro ha radiografato il malato e consegnato il rapporto. Dal quale filtrano i numeri citati finora, inseriti in una drastica riduzione delle aree apicali, che da sedici passeranno a sei: programmazione, economia, welfare, sviluppo e territorio, agricoltura e ambiente, risorse strumentali.

La seconda fase è cominciata da pochi giorni, con l’apertura delle buste di una nuova gara: base d’asta 190.000 euro, quattro società partecipanti, ha vinto ancora Kpmg, ma l’assegnazione è provvisoria per eccesso di ribasso. Kpmg si accontenta di 70.000 euro, sono in corso accertamenti per offerta anomala. Se l’assegnazione diventerà definitiva (il ribasso delle società concorrenti non è stato molto diverso) sarà Kpmg ad avviare la ristrutturazione della dirigenza.

La quale è sul piede di guerra: 50 esuberi su 180 posizioni, più che una decimazione somigliano a una carneficina. Con poche speranze di scamparla, perché i riferimenti politici che negli anni hanno assicurato garanzie, protezioni e anche promozioni all’alta burocrazia, si sono squagliati. Il personale regionale è invecchiato senza una politica che favorisse il ricambio, la media dell’età è sopra i 50 anni, gli over 60 sarebbero 250. Anche volendo escludere il licenziamento dei dirigenti (quasi tutti sono di ruolo), sarà inevitabile il demansionamento per scendere di quota. Il che vuol dire accettare la scure sulla busta paga, il trasferimento ad altri incarichi, vai a immaginare quali. Magari il prepensionamento, se si trova qualche scivolo. Si stimano tra 70 e 80 i dirigenti che passeranno sotto le forche caudine. E bisognerà farlo entro il 30 giugno, quando scadrà il contratto della dirigenza.

Panciera nega che ci sia tutta questa agitazione. «Per il banale motivo», dice, «che non si sa nulla, siamo in una fase di attesa». In realtà è molto seccato perché la Direv è stata tenuta all’oscuro del rapporto Kpmg. «Possiamo solo strologare», scrive in una circolare interna, dove traccia un quadro da lacrime e sangue: «È prevedibile un compattamento strutturale con l’esito di esuberi di personale, messa in mobilità e successivi licenziamenti. Il prepensionamento con criteri precedenti alla riforma Fornero è ipotesi che la giunta regionale non ha ritenuto di utilizzare: in tal caso scatterebbe la mobilità per due anni, decorsi i quali senza attribuzione di incarico arriverebbe il licenziamento!». Una chiamata alle armi in piena regola, non priva di orgoglio professionale, «per assumere posizioni che non siano supine al gradimento dei potenti di turno». Il manovratore è avvisato.

Renzo Mazzaro – Il Mattino di Padova – 12 marzo 2016 

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