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La riforma del lavoro sotto la lente dell’aula Palazzo Madama

Dieci grandi riforme in stand by. Chiuse le urne dei ballottaggi, già da oggi si potrà capire come (e se) il Parlamento fin dai prossimi giorni riuscirà a sbrogliare la matassa delle leggi in cantiere che spaccano i partiti della “maggioranza non maggioranza” che sostiene il Governo.

E quanto lo stesso Governo dei professori potrà contare sull’appoggio delle forze politiche, a cominciare dalla riforma del mercato del lavoro, che da mercoledì va in scena in aula al Senato.

Le riforme costituzionali con la riduzione dei parlamentari e l’addio al bicameralismo perfetto, la nuova legge elettorale, il taglio e il controllo del finanziamento e dei bilanci dei partiti, il superamento delle Province. E ancora: la legge anticorruzione e la responsabilità civile dei magistrati. I tre decreti legge su spending review, riforma della protezione civile e tassa sulle calamità, finanziamenti all’editoria. E poi naturalmente il mercato del lavoro. Ultime chance da cogliere al più presto di qui alla fine naturale della legislatura, se davvero si andrà al voto solo nella primavera del 2013. E proprio per questo, tempi sempre più stretti per incassare le leggi in cantiere. Per le riforme istituzionali e la legge elettorale, in particolare, i tempi sono ormai ridotti all’osso: senza un primo sì entro l’estate, la missione sarà fallita. Sulle Province è tutto fermo. Sull’anticorruzione, teoricamente attesa in aula alla Camera entro fine mese, la spaccatura è totale tra centrodestra e centrosinistra. Il rischio di un flop, insomma, è pesantissimo. A meno che l’esito delle urne di oggi non induca a un ripensamento i partiti che frenano.

Atti della camera

Questa settimana, intanto, non mancheranno le novità. La riforma del mercato del lavoro, come detto, arriva in aula a palazzo Madama, per un voto finale (con fiducia?) previsto solo tra altri sette giorni. Dopo di che toccherà alla Camera. Intanto sempre al Senato la spending review entra nel vivo in commissione. Mentre alla Camera – dove da domani si vota il divorzio breve (si veda anche l’articolo a fianco) – sempre in questi giorni arriva in assemblea il taglio dei contributi ai partiti: ma sarà solo un primo sì. Mentre sul falso in bilancio il Pdl continua a frenare in commissione Giustizia alla Camera: anche in questo caso, l’esito delle urne sarà decisivo.

il Sole 24 Ore – 21 maggio 2012

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