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La ripresa stenta, prezzi fermi a luglio e per il Pil solo +0,2%. Inflazione giù dello 0,1% su giugno e a +0,2% sull’anno. Venerdì l’Istat diffonderà il dato sulla crescita

Prezzi ancora immobili a luglio: l’inflazione scende infatti dello 0,1% rispetto a giugno e aumenta dello 0,2% su base annua. Dati che fanno arretrare anche le prospettive del 2015: l’inflazione acquisita per l’anno in corso adesso è pari a più 0,1%, rileva l’Istat, ricordando che «era più 0,2% a giugno». Andamento che conferma pienamente l’analisi sulla congiuntura diffuso all’inizio di agosto dallo stesso Istituto di statistica, che indicava una evoluzione positiva, ma «con bassa intensità ».

Senza che nessuno si aspetti niente di meglio per i prossimi mesi: «Le aspettative degli operatori economici prefigurano sviluppi ancora deboli dell’inflazione». Ed è probabile che le notizie dai mercati, a cominciare dal crollo delle Borse seguito alla svalutazione dello yuan, la valuta cinese, rendano ancora più prudenti nelle prossime settimane gli italiani. Le associazioni dei consumatori invocano nuove misure di sostegno alla spesa: «Solo un aumento della spesa collettiva – osserva il presidente del Condacons Carlo Rienzi – consentirà una ripresa dei prezzi al dettaglio e l’uscita definitiva dalla crisi per l’industria italiana e per migliaia di negozi e piccole imprese». Intanto adesso a soffrire di più sono proprio i beni di largo consumo, quelli che l’Istat classifica come “ad alta frequenza di acquisto”: diminuiscono infatti dello 0,5% in termini congiunturali e dello 0,1% su base annua, dal più 0,2% di giugno, a causa soprattutto delle riduzioni di prezzo degli alimentari freschi. A incidere sull’indice di luglio anche i prodotti energetici. In quest’agosto caldissimo a rimanere piuttosto stabile non sarà probabilmente solo l’inflazione: venerdì 14 l’Istat comunicherà la stima preliminare del Pil del secondo trimestre e le attese, sulla base del modello di previsione di breve termine dell’istituto di statistica, sono per un rialzo congiunturale nell’ordine dello 0,2%, «con un intervallo di confidenza compreso tra 0 e più 0,4%». Analoga la previsione della Commissione Europea, che è più ottimista per i prossimi due trimestri dell’anno (per i quali ipotizza rispettivamente un aumento dello 0,4% e dello 0,5%). E anche gli analisti interpellati dall’agenzia Reuters concordano su un dato simile, più 0,3%. Aspettarsi di più del resto è difficile dopo i dati deludenti sulla produzione industriale di giugno (meno 1,1% su maggio e meno 0,3% su base annua). Inoltre l’indicatore composito anticipatore dell’economia italiana a maggio segnava una diminuzione, «confermando il rallentamento degli ultimi mesi», sottolinea l’Istat. Crescita, dunque, ma sicuramente «moderata», e in effetti le previsioni per il Pil di quest’anno sono tutte positive, ma indicano congiuntamente un rialzo inferiore all’1%: 0,7% quella del governo, nel Def, che coincide con quelle del Fmi e della Banca d’Italia, 0,6% per Bruxelles, l’Ocse e Fitch, solo Confindustria è leggermente più ottimista con lo 0,8%.

Nell’ultima nota mensile sull’andamento dell’economia italiana l’Istat indica nella «riduzione della produttività e del contributo per capitale per ora lavorata» i principali possibili ostacoli alla ripresa, almeno dall’interno: «La significativa riduzione degli investimenti da parte delle imprese è una delle caratteristiche fondamentali della crisi economica italiana», si ribadisce. Dall’esterno, l’elenco dei possibili ostacoli alla ripresa si allunga ogni giorno: per una momentanea evoluzione positiva della crisi greca ci sono, oltre alla decisione della Cina, le difficoltà dei Paesi emergenti, a cominciare dal Brasile.

Repubblica – 12 agosto 2015 

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