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La Service Tax cancellerà solo metà Imu. Prevista una spesa media di 110 euro a contribuente più la tariffa rifiuti

La Service Tax, che tanto piace al governo, e che non può dispiacere né a Pd né a Pdl, dimezzerà di fatto l’imposta sulla prima casa, cambiandone nome però e consentendo ai partiti di celebrare la fine dell’Imu. Con due controindicazioni: la pagheranno anche gli affittuari e non includerà la tassa sui rifiuti, da versare separatamente. Altro che tassa unica.

Dietro la proposta numero otto del dossier Saccomanni, si cela dunque una mossa abilissima. Che consente di cancellare e superare l’Imu in un solo colpo, grazie a un cambio di nome e funzione: non più balzello sul mattone, ma contributo ai “servizi indivisibili” dei Comuni. Non più Imu, ma Service Tax. Insomma, una tassa nuova che somiglia tanto a una vecchia, la Res. Approvata dal Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2011, in prima lettura. E dunque dal governo Berlusconi, con Calderolie Tremonti sponsor e ministri. Indispensabile per chiudere una falla di allora, quella dell’Ici sulla prima casa abolita. Ma mai entrata in funzione, perché sostituita dall’Imu di Monti che un mese dopo era a Palazzo Chigi per evitare il tracollo del Paese.

La vecchia Res valeva 3,1 miliardi. Ed era strutturata come l’ancor più antica Isi di Amato, lazia dell’Ici. E cioè aliquota al 2 per mille, nessuna detrazione, rendita rivalutata del 5%. Saccomanni e i suoi tecnici devono averci pensato. E dedotto che unendo Imu prima casa (4 miliardi) e tassa sui servizi (1 miliardo, in arrivo a fine anno) si arriva a 5 miliardi. Ripristinare la vecchia Res ne copre 3 abbondanti. I restanti 2 miliardi li mette il governo. Ed è il massimo che i conti pubblici in questo momento possono concedere. La Res non può che essere accolta da tutti, devono aver concluso in via Venti Settembre. Il Pd difatti l’ha inventata (Marco Causi nel marzo 2011 propose la Tax Service). Il Pdl l’ha ripresa e presentata come una vittoria del federalismo, approvandola addirittura in Consiglio dei ministri.

La Uil, Servizio politiche territoriali, ha fatto un po’ di conti. In media, ogni famiglia paga 225 euro di Imu prima casa e 305 euro di rifiuti. Se il primo balzello sparisse e arrivasse la nuova Res, cioè la Service Tax, dovrebbe versare 110 euro extra (utili a finanziare l’illuminazione pubblica, i marciapiedi, l’anagrafe,la polizia municipale e così via). Il risparmio sarebbe dunque di soli 115 euro. Ovvero la metà dell’Imu. Ma con un pregio. Il Pdl potrebbe dire: abbiamo eliminato l’Imu. Il Pd: l’abbiamo superata. I Comuni: è finalmente una tassa municipale e potremo usarla a seconda dei bisogni, esentando, scontando, agevolando chi è in difficoltà. Vincono tutti? Quasi. Perché chi è in affitto pagherebbe una tassa in più. E il risparmio non sarebbe epocale.

Ma il dossier Saccomanni è chiaro. «La Tares deve assicurare la copertura integrale della totalità dei costi riguardanti il ciclo di gestione dei rifiuti». Tradotto: i quasi 5 miliardi che le famiglie italiane devono ai Comuni solo per la spazzatura restano. Poi però si può «introdurre la Service Tax per la copertura dei servizi indivisibili». Ma solo di questi. E manovrandola bene, si può dire di aver archiviato l’-I-mu. Con un’altra tassa, però.

La Stampa – 16 agosto 2013 

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