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La siccità preoccupa, danni già per 1 miliardo. Soffrono il lattiero-caseario e l’ortofrutta. Confagricoltura: «Necessario un sostegno da parte dei fondi comunitari»

Per ora c’è un campanello d’allarme che suona. Se la situazione resterà questa anche nei prossimi due mesi, sarà in tutto e per tutto emergenza. Il caldo di giugno sta mettendo a dura prova la filiera agroalimentare italiana.

Fanno fede i dati diffusi da Coldiretti: le temperature superiori di 2,2 gradi alle medie stagionali e le piogge in calo del 52% sono anomalie climatiche che portano a quota un miliardo i danni dovuti al clima che si sono registrati nei campi nella prima metà di questo 2017. Tra i segmenti che soffrono maggiormente, secondo l’associazione delle aziende agricole, quello lattiero caseario, considerando che le mucche con queste temperature producono fino al 20% di latte in meno rispetto ai periodi normali. La situazione più difficile è nella pianura padana, dove sono già scattate le contromisure anti-afa nelle stalle con gli abbeveratoi che lavorano a pieno ritmo perché ogni singolo animale è arrivato a bere fino a 140 litri di acqua al giorno contro i 70 dei periodi più freschi. In funzione anche ventilatori e doccette refrigeranti. L’Italia, sottolinea la Coldiretti, è a secco dalla Sardegna (che ha chiesto al Governo lo stato di calamità naturale) al Veneto, passando per Toscana, Lazio, Campania e Puglia. Gli agricoltori devono ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare produzioni come ortaggi, frutta, cereali e pomodoro, ma anche il fieno per l’alimentazione degli animali destinati alla produzione di latte. Temi di cui si è a lungo discusso a margine del Forum Food & Made in Italy del Sole 24 Ore che ha coinvolto alcuni tra i principali stakeholder di settore. Il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, intervenuto in videoconferenza, ha annunciato che «sul tavolo del G7 dell’agricoltura in programma a Bergamo a ottobre prossimo ci sarà anche il tema del cambiamento climatico». Aspetto sul quale si sofferma ampiamente anche Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura: «La situazione – sottolinea – da diversi anni a questa parte è fuori controllo. L’alternarsi di stagioni poco piovose ad altre caratterizzate dall’imperversare del gelo mette a dura prova le colture e le competenze degli operatori. Su questi temi è sempre più necessario un confronto a tutti i livelli tra istituzioni e aziende, così come sarebbe opportuno investire i fondi comunitari della nuova tranche a sostegno di un settore agricolo costretto a lavorare in circostanze del genere». Dal versante del lattiero caseario arriva la testimonianza di Stefano Cometto, ad di Newlat, gruppo con quartier generale a Reggio Emilia proprietario di marchi storici come Polenghi Lombardo, Giglio e Matese. «Per ora – commenta – la situazione è gestibile. C’è un caldo anomalo per giugno ma bisognerà comprendere quali saranno le evoluzioni sui mesi di luglio e agosto. Certo, se dovesse protrarsi quest’afa la filiera andrebbe incontro a grosse difficoltà». Tra gli imprenditori del vino presenti in platea a Milano si fa invece riferimento alle ricadute sui prezzi che un’estate all’insegna della siccità porterebbe per la vendemmia 2017. Situazione ancora più critica per chi produce cereali a paglia: «Nel nostro comparto – spiega Mario Vigo, presidente di Innovagri – la siccità compromette totalmente il raccolto e non è pensabile muovere la leva dei prezzi. Per capirci: se un caldo del genere continua per tutta l’estate, sarà una Caporetto».

Frascesco Prisco – Il Sole 24 Ore – 21 giugno 2017

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