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La sorpresa di Zaia, dieci leggi per un avvio shock. Scossa al sistema sanità: la gestione ad ‘azienda zero’

zaia-inUna scossa iniziale alla nuova legislatura. Per saltare a pie pari il ginepraio di esclusioni e ricorsi provocato da una legge elettorale senza capo ne coda. Per avviare la nuova amministrazione sulla corsia preferenziale delle riforme. Al primo Consiglio utile, dopo la seduta inaugurale di venerdì, Luca Zaia calerà l’asso che da mesi celava nella manica: una decina di progetti di legge dal contenuto fortemente innovativo, che investono tutti i temi cruciali del governo véneto. La riforma del sistema elettorale con l’introduzione del voto di fiducia per garantire (sull’ esempio del Parlamento) rapidità attuativa alle sedete dell’ esecutivo; la legge di tutela del suolo, vanamente attesa da dieci anni, accompagnata dalla riforma – meglio, dal riordino – della legislazione urbanistica. Il lavoro, l’occupazione e il sostegno alle imprese: asset prioritario sul quale iniettare i 740 milioni stanziati dalla Ue in forma di fondi per lo sviluppo.

La ristrutturazione del sistema sanitario, con la separazione drastica tra l’attività di gestione affidata alla nuova “azienda zero” e i compiti di assistenza e cura riservati al circuito delle Ulss.

Propositi ambiziosi, quelli del governatore leghista, che richiedono una squadra di Giunta all’altezza e una maggioranza consiliare compatta e motivata. Lo spauracchio è l’epilogo inglorioso dell’ultima legislatura, con il dissolvimento della maggioranza e l’indecente mercanteggiamento sul bilancio: «Mai più!», ha sibilato Zaia, «i veneti ci hanno espresso fiducia e ora si attendono molto da noi, non permetterò che gli impegni assunti in campagna elettorale siano disattesi».

In via di completamento le caselle degli assessori, la presidenza dell’aula sarà affidata al veterano Roberto Ciambetti mentre Nicola Finco sembra in pole per il ruolo di speaker “politico” dei gruppi – Lista Zaia, Lega, Indipendenza – che resteranno tuttavia distinti.

I mal di pancia? A Padova il sindaco Massimo Bitonci reclama due poltrone nell’esecutivo (con Fabrizio Boron, il suo fedelissimo, in aggiunta a Roberto “bulldog” Marcato) ma i nuovi equilibri determinati dalla Corte d’Appello – 3 consiglieri padovani, ben 5 veneziani – scoraggiano questa eventualità. Anche Forza Italia (tre rappresentanti) chiede più spazio ma probabilmente dovrà accontentarsi della conferma di Elena Donazzan al Lavoro. Da ultimo Sergio Berlato di Fratelli d’Italia (10 mila preferenze grazie alla lobby dei cacciatori) che esige un assessorato ma non sarà accontentato. Finirà per schierarsi all’opposizione, una circostanza destinata a restringere – nell’ordine di 28 a 22 – i margini della maggioranza in aula. L’obiettivo è iniziare la legislatura nel segno dell’innovazione: il governatore intende presentarli nella prima seduta utile del Consiglio regionale dopo l’apertura prevista per venerdì Palazzo Ferro-Fini.

di Filippo Tosatto – Il Mattino di Padova – 22 giugno 2015

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