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L’allarme in Veneto. Perse 10mila inoculazioni al giorno. Accordo con gli specializzandi, all’opera la sera e nei week end

Il Corriere del Veneto. È atteso per oggi il verdetto dell’Agenzia europea del Farmaco (Ema) sul destino del vaccino AstraZeneca, bloccato lunedì in Europa dopo una serie di decessi per embolia polmonare e trombosi cerebrale che, anche in Italia, hanno riguardato insegnanti, poliziotti, carabinieri e militari dopo l’assunzione dell’anti-Covid. Lo stop generale è arrivato in seguito al blocco deciso dalla Germania (sette morti sospette) sulla base del dossier elaborato dall’Istituto di ricerca tedesco Paul Ehrlich, secondo il quale «il numero di casi di trombosi dopo la vaccinazione con AstraZeneca è statisticamente e significativamente superiore a quello di trombosi venose cerebrali che normalmente si verificano nella popolazione non vaccinata. Una correlazione con la somministrazione del vaccino AstraZeneca non è inverosimile». Un secondo studio sta per partire nel Veneto.

«Siamo pronti ad avviare una ricerca per valutare la coagulazione del sangue prima e dopo la vaccinazione e non solo con AstraZeneca, ma anche con Pfizer Biontech e Moderna — annuncia il governatore Luca Zaia —. Lo ha proposto il professor Paolo Simioni dell’Università di Padova, disposto a metterlo nero su bianco e a sottoporlo al vaglio del Comitato etico». Il protocollo potrebbe intercettare eventuali soggetti a rischio inconsapevoli di esserlo e quindi ridare fiducia a una popolazione ora poco propensa a farsi immunizzare con il farmaco della casa anglo-svedese. Già dopo la sospensione di un lotto di AstraZeneca decisa l’11 marzo dall’Aifa, le Usl venete avevano registrato un 50% di disdette tra le categorie essenziali cui è riservato. Il sequestro di una seconda fornitura imposto dalla Procura di Biella il 15 e, a distanza di qualche ora, l’alt totale, hanno sollevato un’ondata di paura che potrebbe frenare il Piano vaccinale. «Il professor Simioni prevede un monitoraggio random, ci servono volontari — aggiunge Zaia —. Il prelievo iniziale potrebbe essere affidato al centro vaccinale, prima della somministrazione dell’anti-Covid, e il secondo a distanza di qualche giorno. Dopodiché spero che una volta fatta chiarezza sull’inesistenza del nesso causale tra AstraZeneca e i decessi avvenuti in Europa (trenta, ndr ), gli enti regolatori ci consentano di tornare a utilizzarlo, perché per noi vale la metà della campagna. Senza questo vaccino perdiamo 10mila somministrazioni al giorno: sono già ferme in frigo 125mila dosi».

Nemmeno Moderna ne ha mandate questa settimana, quindi la Regione ha dovuto accontentarsi delle 93.160 di Pfizer Biontech (56.100) e AstraZeneca. Per la prossima è atteso dalle tre aziende un totale di 128.970 vaccini, 30mila dei quali Moderna. Dal 27 dicembre scorso a ieri hanno ricevuto l’anti-Covid 556.366 veneti, 174.936 anche il richiamo. «Solo oggi (ieri, ndr ) sono state effettuate 11.942 somministrazioni — precisa Manuela Lanzarin, assessore alla Sanità — a regime dovrebbero salire a 50mila al giorno, con 1300 operatori al lavoro in 58 centri vaccinali. Siglato l’accordo con i medici di famiglia, per i quali la partecipazione alla campagna sui pazienti fragili è un obbligo, abbiamo firmato quello con gli specializzandi. Su base volontaria inizieranno a vaccinare dal primo anno e al di fuori dell’orario di formazione, quindi al sabato e alla domenica e nelle ore serali. Sono mille a Padova e 350 a Verona. Vorremmo coinvolgere pure odontoiatri, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali interni, già sottoscrittori di protocolli nazionali. E’ atteso il contratto per i farmacisti». La campagna prosegue con gli over 80: chiamate le classi 1941, ‘40, ‘39 e ‘29, ora toccherà ai nati negli anni 1938 e dal 1911 al ‘32; lunedì prossimo sono previste le coorti 1937, ‘30, ‘31 e ‘32 e dal 29 marzo i nati negli anni 1933, ‘34 e ‘35. Le Usl proseguono in ordine sparso: alcune convocano gli aventi diritto per lettera, altre per telefono, sms o e-mail, poche su prenotazione via Internet. La Regione cercherà di uniformare le procedure.

Allo studio infine una nuova campagna di informazione, anche attraverso volantini, che spieghi benefici, rischi e modalità della vaccinazione. «Quanto è accaduto lascerà il segno nella popolazione — riflette Zaia — è bene fare chiarezza».

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