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Come cambia Ssn. «Diritto alle cure non ammette più sprechi»

Come è cambiato, e come cambierà ancora il nostro rapporto con la sanità pubblica è storia di questi giorni. E ancora di più dei prossimi mesi. Per gli assistiti, per chi opera nel Ssn, per le imprese che nel Ssn recitano un ruolo decisivo.

E naturalmente per il sistema sanitario destinato comunque a cambiar pelle, tra la lotta agli sprechi e alle sacche di inefficienza e il fatale abbandono del welfare dell’assistenza che ci ha accompagnato per decenni con la conquista di diritti fondamentali nel segno di una presunta universalità che però ha portato con sé anche guasti infiniti, dilapidazione di risorse pubbliche, arricchimenti privati e partitocrazia invadente in tutti i gangli delle asl e degli ospedali. Con le debite differenze tra le Regioni, anche per quanto riguarda l’accesso alle cure e la qualità dei servizi.

E quasi un’Italia dimezzata quella che il Governo tecnico dei professori s’è trovato a dover gestire in questa lunga fase di crisi e di recessione anche per quanto riguarda l’assistenza sanitaria. Camminare come prima, di sicuro, non è più possibile. Anche se, va detto, non tutto, e non dappertutto, è bloccato o mal gestito nella sanità pubblica, che poi è stata il primo avamposto dell’autonomia locale, non diciamo del federalismo. Cambiare, insomma, era ed è un imperativo. Tutto sta a vedere se al macero rischiano di finire anche i successi e ampie fette di garanzie (anche costituzionali) di assistenza per un sistema che vorremmo pur sempre universalistico, anche se rinnovato. Le manovre degli ultimi 15 mesi rappresentano il vero spartiacque tra passato e futuro. I mega tagli della manovra estiva di Berlusconi-Tremonti del 2011, il salva-Italia di Monti con la stangata sulle addizionali Irpef, la spending review che ha messo a dieta non solo beni e servizi, la legge di stabilità 2013 che usa ancora una volta le forbici. Andando a ritroso ancora di un anno, la stessa Corte dei conti ha calcolato tagli per 31 miliardi fino al 2015. Che tutto ciò possa essere indolore, è impossibile. Gli effetti li vedremo soprattutto dal prossimo anno, anche se già li stiamo scontando.

E qui che si inserisce il “decreto Balduzzi”, che di tagli non ne aggiunge. Anzi vuole interviene per razionalizzare, cercare di garantire le mitiche cure “h24”. Interventi di sistema. Che la nostra vita, quella di medici e operatori del Ssn, la cambieranno di sicuro, come spiegano gli articoli in queste pagine. Speriamo la facilitino e la migliorino, perché un Ssn ancora universalistico, per restar tale, deve pensare solo al diritto alle cure, rapide e di qualità. Per chi soffre. E paga le tasse.

Roberto Turno – Il Sole 24 Ore – 2 novembre 2012

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