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L’analisi. Nelle zone rosse contagi in calo di un terzo. In quelle gialle scendono appena dell’1%. Perché in Veneto le cose vanno peggio rispetto alle altre Regioni

Michele Bocci, Repubblica. Bastano tre dati per comprendere le differenze tra i colori: -33%, -19,6% e -1.1%. Sono tutti riferiti all’ultima settimana, quella che si è conclusa domenica 13 e descrivono la diminuzione del numero di nuovi casi nelle regioni che sono state rosse, arancioni oppure gialle. Quando il Cts chiede di inasprire per Natale le misure della zona gialla, dove dal 20 dicembre si troveranno tutte le Regioni tranne l’Abruzzo, pensa anche a quei dati, che dimostrano come per abbattere la curva dei contagi più rapidamente ci sia bisogno delle misure previste per le zone rosse.
Se si analizzano le Regioni che fin dall’inizio del sistema di classificazione per colori sono rimaste gialle, e cioè Veneto. Lazio, Molise, Sardegna e Provincia di Trento, si osserva che nelle ultime due settimane il numero totale dei casi è passato da 38.969 a 38.552. Cioè è praticamente rimasto stabile. E del resto anche la settimana precedente, dal 23 al 29 novembre, i nuovi casi non erano molti di più: 41.253. Significa che le misure adottate dal Governo per le zone di questo tipo rallentano il contagio ma non abbattono la curva.
È il Veneto a trainare la tendenza. Nella Regione governata da Luca Zaia le cose vanno ancora peggio rispetto alle altre, visto che nell’ultima settimana il numero dei casi è aumentato, passando da 21.660 a 25.392. Con dati di contagi di quel tipo è logico che anche i ricoveri tendano a salire. Ieri si è toccato il record, con 3.040 persone ospitate nei reparti Covid, comprese le terapie intensive, cioè il numero più alto dall’inizio dell’epidemia. Non solo, l’altro ieri in Veneto il tasso dei nuovi positivi è stato di 57,67 casi per 100mila abitanti (di gran lunga il più alto d’Italia) e ieri sono stati registrati stati ben 165 morti, altro record nazionale di giornata. La zona gialla evidentemente non in Veneto non ha funzionato molto bene. Meglio è andata nel Lazio, dove invece una flessione della curva si vede (in una settimana i casi sono scesi da 12.064 a 9.421) e anche dei ricoveri.
Le Regioni che dall’inizio del monitoraggio hanno passato un periodo in arancione hanno una discesa della curva più netta, appunto di circa il 20%. Anche qui bisogna distinguere. L’Emilia-Romagna scende un po’ meno di quella percentuale, perché passa da 12.742 a 11.005 casi.
Poi ci sono le Regioni che hanno attraversato due o più settimane in zona rossa. Si tratta di Lombardia, Campania, Toscana, Piemonte, Val d’Aosta, Calabria, Abruzzo e della Provincia di Bolzano. Nessuna si trova più nella fascia con le restrizioni più stringenti ma tutte sembrano aver beneficiato, dal punto di vista dei dati, delle misure. La Lombardia nell’ultima settimana è passata da oltre 23mila casi a 14mila. A metà novembre aveva toccato però i 60mila. La Campania è scesa da 11mila a 8mila e la Toscana da quasi 6mila a 4mila.

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