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L’Anci: certificati sprint solo tra un anno. Servono regole risorse

Secondo l’Associazione nazionale dei Comuni l’informatizzazione non sarà immediata e richiederà molte risorse economiche. L’Anci frena sul cambio di residenza in due giorni: serve tempo, altre regole e soprattutto risorse

Si fa presto a dire «semplifichiamo». Non basta chiamare un decreto «Semplifica Italia» per trasformare polverosi uffici anagrafe in succursali della Apple dove le procedure sono digitalizzate, i certificati rilasciati on line in tempo reale e il sistema del cloud (la cosiddetta «nuvola») la regola per condividere i file. Anche questa volta non sarà sufficiente il varo di un decreto per assicurare la rivincita del cittadino sulla burocrazia. Occorrerà più tempo. Almeno un anno, è la previsione più ottimistica. Non si tratta di essere disfattisti a tutti i costi, ma di realismo. Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri ha tralasciato un aspetto non secondario: la titolarità dei dati dell’anagrafe non è né del Comune né del sindaco, ma del ministero dell’Interno che ne deve sempre autorizzare l’uso.

«Quella dell’anagrafe è una funzione statale delegata al sindaco in quanto ufficiale di governo» spiega Angelo Rughetti, segretario generale dell’Anci (l’ associazione che rappresenta tutti i comuni d’Italia). «Purtroppo nemmeno nel codice delle autonomie la materia anagrafica è stata devoluta completamente. C’è una riserva un po’ conservativa da parte dello Stato, che secondo noi è un grosso limite». Questo aspetto legale che sembra una sottigliezza da addetti ai lavori, in realtà ha un impatto notevole nella quotidiana battaglia contro le incomprensibili lentezze della burocrazia.

Il cambio di residenza, infatti, prima di essere comunicato ad altre amministrazioni deve avere l’ok del ministero. «Questo è diventato un imbuto gigantesco prosegue Rughetti – patente, passaporto, codice fiscale, tessera sanitaria, porto d’armi… sono tantissime le amministrazioni che hanno interesse a conoscere un cambio di residenza e che devono mettersi in coda». Esiste un Indice nazionale dell’anagrafe (Ina) e se una amministrazione vuole richiedere un dato, ha bisogno di un consenso scritto della «direzione centrale per i servizi anagrafici e di stato civile»… serve un giorno solo per leggerne il nome. «Come Anci abbiamo proposto di dire quali sono gli enti che hanno diritto e interesse ad avere i dati automaticamente, senza che il cittadino debba fare file o attese inutili. Ma c’è questa preclusione giuridica e amministrativa di tipo centralista. È un fatto culturale, lo Stato non vuol responsabilizzare gli enti locali».

il decreto «Semplifica Italia» su questo punto non ha cambiato nulla. «Manca una correzione di questa regola, i Comuni chiedono di essere titolari di quelle informazioni», continua Rughetti. Altro problema non secondario è l’adeguamento degli strumenti informatici dei comuni, specie se di piccole dimensioni. Va detto che esistono già degli esempi di efficienza (come Reggio Emilia, Carpi e altri Comuni sperimentatori della prima carta d’identità elettronica) dove l’uso dei mezzi telematici è una realtà da prima che il decreto vedesse la luce. Ma ben altra è la situazione nei piccoli centri dove il responsabile dell’ anagrafe magari fa pure il vigile o guida lo scuolabus.

«Gli enti per poter fare i certificati online devono avere una struttura informatica che lo consenta – spiega Rughetti – nei 106 comuni capoluoghi di provincia e in quelli superiori ai 50 mila abitanti non ci saranno problemi. Ma in quelli di mille abitanti? Bisognerebbe fare un monitoraggio serio e attento della situazione di ogni Comune, realizzare un software unico e offrire formazione al responsabile. Non credo servano centinaia di milioni di euro». Ma non è nemmeno un’operazione a costo zero, anche in termini di tempo.

L’Anci non è in grado di fare previsioni, ma «si può dire che entro un anno la maggioranza sarà in grado di farlo, ma devono essere affiancati. Bisogna partire subito. Le norme vanno calate nelle realtà locali dove il patto di stabilità ti strozza e si chiede ai comuni di spedire certificati online senza dotarli degli strumenti adeguati? Mi sembra un bel programma, ma difficilmente realizzabile. Noi ci siamo candidati col ministro Patroni Griffi ad accompagnare la riforma con programmi di assistenza».

Lastampa.it – 29 gennaio 2012

 

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