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«Area esentasse fino a 12 mila euro» Ma il governo frena. Fassina: costa troppo

Il Pdl: via la Trise, ora il Tuc Sanatoria sulle cartelle di Equitalia, 800 milioni. Rai, il canone sale di 6 euro

La no tax area aumentata da 7,5 a 12 mila euro, per la casa abolizione della Trise sostituita da una più morbida Tuc, aumento dell’uso dei contanti da mille a 5 mila euro, più tasse sulle rendite finanziarie dal 20 al 22%, la revisione della legge sull’Opa. Questi solo alcuni — i più significativi — tra gli oltre tremila emendamenti presentati dai partiti e che oggi verranno esaminati dalla commissione Bilancio del Senato. La qualità di queste modifiche (quello sulla no tax area firmato bipartisan, quello sulla casa dal relatore Pdl Antonio D’Alì), dimostrano la volontà delle forze di maggioranza di rimettere mano all’intera legge di stabilità. Anna Cinzia Bonfrisco (Pdl) e Giancarlo Sangalli (Pd) sono i firmatari dell’emendamento per alzare l’esenzione dall’Irpef ma da Bruxelles il vice ministro dell’Economia, Stefano Fassina, ha espresso seri dubbi sul costo e sull’opportunità dell’operazione. «Temo — ha spiegato — che l’operazione sia molto costosa e non finalizzata solo ai redditi più bassi, ma essendo un innalzamento della no tax area, riguarda tutti, anche quelli che guadagnano un milione di euro». L’emendamento inoltre sarebbe sostitutivo delle norme sul taglio del cuneo fiscale attraverso l’aumento delle detrazioni Irpef, ma ieri il relatore Pd, Giorgio Santini, ha proposto un correttivo alle stesse detrazioni concentrandole sui redditi fino a 30mila euro, in modo da dare 200 euro in più all’anno, in un’unica soluzione, ai lavoratori dipendenti tra 15mila e 20mila euro di reddito.

Per il Pdl la battaglia centrale resta comunque la casa e il contante. Antonio D’Alì, che è anche uno dei relatori alla manovra, propone di sostituire la Trise con il Tributo unico comunale (Tuc), rendendo esenti da qualsiasi prelievo di natura patrimoniale le prime case. Un emendamento che, di fatto, riscrive la riforma della tassazione immobiliare immaginata dal governo. «L’imposta comunale — si legge — sarà del 10,6 per mille sugli immobili e sui servizi indivisibili e dell’8,1 per mille sulla componente patrimoniale ma con l’esclusione dell’abitazione principale e dei terreni agricoli e fabbricati rurali». La modifica di alzare l’uso del contante dagli attuali mille a 5 mila euro, vecchio cavallo di battaglia dei berlusconiani, è stata invece presentata dal presidente della commissione Ambiente del Senato, Giuseppe Marinello. Il ministro Maurizio Lupi, a Porta a Porta, ha comunque escluso qualsiasi «nuovo condono fiscale». «Dobbiamo ragionare con i colleghi della coalizione Pd — ha continuato — e non mi sembra ci siano le condizioni politiche». Novità anche sulla riforma dell’Opa. Massimo Mucchetti (Pd), regista dell’operazione ha presentato un emendamento bipartisan introducendo il concetto di «controllo di fatto» ma anche una nuova soglia — del 15% — al di sopra della quale l’Opa diventa obbligatoria. Ancora emendamenti bipartisan, Pd-Pdl, sono invece quelli che non si fanno problema di proporre un aumento del canone della Rai di 6 euro a partire dal 2014. Inoltre, un gruppo di senatori Pd ha proposto di istituire un fondo temporaneo di garanzia presso la Cdp a favore delle piccole e medie imprese, pescando le risorse anche da un aumento delle accise sui carburanti e da un maggiore contributo delle «pensioni d’oro» .

Roberto Bagnoli – Corriere della Sera – 12 novembre 2013

Pd-Pdl: zero tasse sotto i 12mila euro. Ma Fassina frena. Proposta Pdl: niente sanzioni e interessi sulle cartelle esattoriali

Una riduzione della soglia di reddito dei 55mila euro per beneficiare del taglio Irpef. E allo stesso tempo la destinazione di parte delle risorse messe in campo dal Governo (1,5 miliardi nel 2014; 1,7 miliardi nel 2015 e nel 2016) per rifinanziare la cedolare secca al 10% del salario di produttività. Ruotano attorno a queste due ipotesi le proposte di emendamento di Pd e Pdl sul taglio del cuneo fiscale e per le quali il relatore, Giorgio Santini, ammette che «non esistono incompatibilità».

Sul primo fronte si ragiona attorno alla soglia di 30-35mila euro, con la volontà di garantire un beneficio un poco maggiore (almeno 200 euro netti l’anno) alle fasce più basse, ovvero 15-20mila euro. «Bisogna fare un esercizio faticoso ma inevitabile» dice il relatore del Pd, esercizio che non escluderebbe anche una mediazione politica e l’accoglimento, almeno parziale, della proposta di Maurizio Sacconi (Pdl) di rafforzare la dote per la detassazione del salario di produttività (circa 600 milioni nel 2013). L’ex ministro del Lavoro nel suo emendamento ha introdotto il filtro degli accordi aziendali o interaziendali per garantire un minimo di selettività a questo bonus per il quale verrebbero però elevate le soglie di accesso, con l’imposta sostitutiva garantita ai lavoratori fino a 40mila euro di reddito (contro i 30mila attuali) e per un plafond annuo fino a 6mila euro (ora siamo a 2.500).

L’altro nodo su cui convergono le riflessioni di Pd, Pdl e anche di Scelta Civica riguarda poi le pensioni e il meccanismo di indicizzazione riattivato a partire dal 2014 ad esclusione di quelle sei volte oltre il minimo. Per evitare dubbi di costituzionalità si punterebbe a modificare la proposta del Governo con un’indicizzazione per fasce di reddito. Sempre Sacconi avanza, per esempio, il seguente schema di rivalutazione: 100% fino a 3 volte il trattamento minimo, 90% tra 3 e 5 volte il trattamento minimo, 75% tra 5 volte e 6 volte il trattamento minimo, 50% tra 6 volte e 12 volte il trattamento minimo, 30% oltre 12 volte il trattamento minimo. Si tratta di una correzione da coprire, visto che i risparmi previsti per il 2014 dall’ipotesi governativa vale 380 milioni netti. Ma anche su questo terreno la mediazione è aperta. Il relatore del Pdl, Antonio D’Alì e altri senatori del partito hanno poi firmato una proposta per “rottamare” le cartelle di Equitalia, per avere subito 800 milioni da destinare al cuneo fiscale e alle pensioni: «Non è una sanatoria, bensì una rottamazione delle cartelle esattoriali, nel senso che esse potranno essere pagate subito senza le sanzioni e gli interessi di mora», ha spiegato D’Alì. Un’ipotesi, questa, subito bocciata da esponenti del Pd contrari a condoni o sanatorie.

Fuori dal campo delle possibilità è invece l’aumento della no tax area a tutti i soggetti che dichiarano un reddito complessivo fino a 12mila euro (contro gli 8mila attuali). Gli emendamenti ci sono (Bonfrisco, Ceroni per il Pdl; Sangalli per il Pd) e determinerebbero una perdita di gettito annuo per 1,8 miliardi, che i proponenti coprirebbero con tagli di spesa. Ma il Governo, con il viceministro all’economia, Stefano Fassina, ha già stoppato l’iniziativa: «Da come ho capito gli emendamenti – ha detto Fassina – temo che l’operazione sia molto costosa e non finalizzata soltanto ai redditi più bassi. Essendo un innalzamento della “no tax area” riguarda tutti. Non sono sicuro che sia il modo migliore per utilizzare le scarse risorse disponibili».

Su tutte queste correzioni incombe il vaglio di ammissibilità che si apre da oggi in Commissione Bilancio: l’agenda dei lavori è fitta con convocazioni mattutine, pomeridiane e serali che si protrarranno fino a mercoledì. quando partirà il voto. Moltissimi degli oltre 3mila emendamenti non supererà la compatibilità con l’articolo 81 rafforzato della Costituzione. Su quelli che potranno essere accolti, invece, pesa la mediazione politica che, almeno per il Pdl, si sbloccherà solo alla luce dell’assemblea nazionale di sabato prossimo. Intanto 15 senatori del Pd hanno concretizzato l’annuncio fatto da Giorgio Santini qualche giorno fa con la presentazione di una «Piattaforma nazionale di garanzia» per favorire il credito alle piccole e medie imprese e ai consumatori. Il Fondo si avvarrebbe di 350 milioni l’anno elevabili a 700 milioni attraverso il contributo delle Regioni per il fondo di garanzia dei progetti di innovazione e ricerca e di 15 milioni l’anno per la garanzia al consumo. Ma altre ipotesi allargano il perimetro d’intervento della Cassa depositi e prestiti e dei Confidi, anch’essi in funzione anti “credit crunch”.

Il Sole 24 Ore – 12 novembre 2013 

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