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Latte, la ripresa cancella gli aiuti. Entra in vigore in Italia l’obbligo di indicare l’origine in etichetta. Al Consiglio di lunedì il commissario Hogan potrebbe annunciare la fine dello stoccaggio

Mentre ieri a Bruxelles andava deserta anche la terza asta per la vendita di latte in polvere stoccato per ridare ossigeno ai mercati, il commissario Ue all’Agricoltura, Phil Hogan, si prepara ad annunciare, al Consiglio di lunedì, lo smantellamento degli aiuti anticrisi alla luce della ripresa dei prezzi in atto ormai da mesi.

Il cosiddetto pacchetto latte varato dalla Commissione nel 2015 per fronteggiare una crisi che non c’è più. Almeno stando alle indicazioni contenute nella relazione sull’andamento del settore che Hogan presenterà lunedì ai ministri agricoli europei. Le cui conclusioni dovrebbero portare alla chiusura almeno dello stoccaggio pubblico entro la primavera.

Si tratta di misure delle quali l’Italia ha beneficiato solo indirettamente, dallo stoccaggio di burro e latte in polvere agli incentivi per la riduzione volontaria della produzione, utilizzati dai produttori italiani solo in minima parte, e costate alle casse europee oltre 1,5 miliardi. Un modello al quale guardare anche in vista della riforma della Politica agricola comune post 2020, che dovrebbe essere basata proprio su strumenti flessibili di gestione delle crisi, come contrappeso alla regionalizzazione dei sussidi che non consente di dosare e differenziare gli aiuti sulla base dell’andamento dei mercati.

Lunedì la Commissione presenterà ai ministri un documento sui risultati raggiunti grazie alle misure di emergenza: negli ultimi due anni, dopo il blocco dell’export verso la Russia , sono stati varati 24 regolamenti, costati un miliardo e mezzo. Circa il 30% della produzione 2016 di latte scremato in polvere è finito all’ammasso pubblico (e ora si tenta di rivenderlo, con effetti imprevedibili sul mercato).

La ripresa delle quotazioni, confermata in Italia anche dal recente accordo siglato da Lactalis con gli allevatori, ha portata globale. A livello europeo i prezzi all’origine sono saliti mediamente del 10%. Stando ai numeri di Bruxelles, dallo scorso maggio il prezzo del burro è aumentato del 70%, sfiorando il livello record di 4.210 euro a tonnellata raggiunto nel 2013; per i formaggi l’incremento è oscillato tra il 30 e il 50%, mentre il latte scremato in polvere ha fatto registrare un rialzo del 20 per cento.

In vista dell’imminente consultazione pubblica sul futuro della Pac, sulla quale la Commissione presenterà una Comunicazione ufficiale entro l’anno, alcune modifiche sono già state proposte, ha ricordato Hogan alla presentazione dell’Outlook sui conti agricoli europei di fine anno, con particolare riferimento agli strumenti per la stabilizzazione dei redditi, l’accesso al credito e il rafforzamento delle organizzazioni di produttori. Le modifiche, che richiedono l’intesa tra Parlamento europeo e Consiglio, dovrebbero entrare in vigore all’inizio del 2018. Intanto ieri è arrivata la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto sull’indicazione dell’origine della materia prima per latte a lunga conservazione e prodotti lattiero-caseari, che prevede l’obbligo di indicare sull’etichetta sia il paese di mungitura che di lavorazione. Un provvedimento fortemente sostenuto dalla Coldiretti che consentirà, secondo l’associazione, di tutelare l’identità della produzione italiana.

Alessio Romeo – Il Sole 24 Ore – 21 gennaio 2017 

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