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L’autonomia spacca il governo Meloni: “No a fughe in avanti. L’autonomia non sarà il pretesto per lasciare qualcuno indietro”. Ma Salvini: “Nessun capriccio”

La Stampa. È con la sfida dell’autonomia differenziata che si apre a Milano la prima edizione de “L’Italia delle Regioni”, il festival delle Regioni e delle Province autonome. Tema maneggiato dalla premier Giorgia Meloni con accortezza, per non pizzicare alcune corde tese che nelle ultime settimane avevano provocato uno scontro tra il governo e le regioni del Sud. «Niente fughe in avanti», assicura la presidente del Consiglio. «Prima serve un confronto su competenze e funzioni, da fare insieme e senza pregiudizi. Il governo – dice – vuole lavorare a un nuovo modello di collaborazione, a partire dal coordinamento tra politiche statali e regionali».
Sono le parole che i presidenti di Regione del Sud, dal Dem Vincenzo De Luca al forzista Roberto Occhiuto, volevano sentire. Un’operazione di diplomazia, da parte di Meloni, che passa anche dalla rassicurazione sul fatto che l’autonomia non sarà «mai un pretesto per lasciare indietro alcune parti del territorio italiano: vogliamo assicurare coesione nazionale». E in nessun modo, promette, si vorrà «creare disparità tra i cittadini».
Non una frenata, ma un metodo di lavoro che il ministro leghista per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, accoglie senza rimostranze. Vuole correre, però, ed è per questo che già detta la tabella di marcia. Nella legge di stabilità, spiega, «viene prevista una cabina di regia, che farà una ricognizione» sulle attività dello Stato e delle Regioni. «Sei mesi di ricognizione e poi inizieranno a uscire i livelli essenziali delle prestazioni, costi e fabbisogni standard». Ma il responsabile enti locali del Pd, Francesco Boccia, tira il freno: «Si sta provando a portare avanti un tentativo maldestro: definire i Lep attraverso Dpcm. Il governo – attacca – non comprende la necessità di un confronto in Parlamento». Se anche Meloni chiede di evitare le fughe in avanti, Calderoli ribatte: «Ho messo provocatoriamente una bozza sul tavolo, sennò non si sarebbe mai partiti». Nonostante la fretta, il ministro leghista sa bene che dai presidenti “sudisti” si chiede prudenza ed equità, per evitare di ampliare i divari già esistenti. «Quello emerso da parte di tutti – riconosce – è l’esigenza assoluta di definire, come prima cosa, i livelli essenziali delle prestazioni (Lep), e poi costi, fabbisogni standard, trasferimenti». Una correzione in corsa, (rispetto alla sua prima bozza, in cui i Lep sarebbero stati approvati entro un anno dall’entrata in vigore della legge), che permette di riallineare le diverse velocità a cui viaggiano le Regioni nel nostro Paese, «ma verso l’alto – puntualizza – e non verso il basso». Applaude convinto in platea il presidente del Veneto Luca Zaia: «A coloro che si lamentano dell’Italia a due velocità – dice poi dal palco – ricordo che non è per colpa dell’autonomia, ma del centralismo».
Il vicepremier Matteo Salvini, che ha nell’autonomia una delle frecce in faretra per provare a sedare il malcontento che cova tra i leghisti del Nord, alza il pressing perché questa battaglia «non è un capriccio politico, ma aiuta tutti a competere, sprecando meno». Deve essere più prudente il vicepremier Antonio Tajani, perché Forza Italia ha in Calabria e Sicilia i suoi fortini elettorali. Annuncia quindi che il governo «darà vita a un gruppo di lavoro composto da ministri per operare la raccolta di tutti i Lep, che sono poi lo strumento necessario per realizzare una Autonomia equanime». Si può dare più potere alle regioni, ma solo se «non crea ulteriori differenze e favorisce uno sviluppo armonico».
I governatori del Nord colgono il rischio di finire in un pantano e tengono alta l’asticella. Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, accusa chi «sulla base di principi e non di contenuti, boccia l’autonomia». Anche il collega del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, si dice «stufo della tesi che vuole le regioni del Sud non all’altezza dell’Autonomia. Così si umiliano, mentre hanno tutte le capacità». I governatori del Mezzogiorno però chiedono di procedere con attenzione: «Nessun pregiudizio», dice Occhiuto in tandem con il collega siciliano Renato Schifani, «ma si garantiscano la perequazione e il rispetto di uguali diritti sociali e civili su tutto il territorio». —

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