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Caso sospetto mucca pazza. Attesa per autopsia a Reggio Emilia

Un paziente di 78 anni è morto dopo un ricovero per problemi neurologici. Disposti esami di un’equipe specializzata. Per l’esito serviranno alcuni giorni

REGGIO EMILIA – Un uomo di 78 anni è morto sabato sera nel reparto di rianimazione dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, dove era ricoverato da alcuni giorni per problemi neurologici, e i medici sospetterebbero che possa essere stato vittima della malattia di Creutzfeldt-Jacob, della quale esiste anche una variante legata al cosiddetto morbo della «mucca pazza». Ne dà notizia il Resto del Carlino di Reggio. I medici – riferisce ancora il quotidiano – hanno deciso di sottoporre il corpo dell’anziano a un esame autoptico specializzato, che sarà condotto da un’apposita equipe.

AUTOPSIA – L’ospedale non conferma la notizia; conferma però che l’autopsia (disposta ogni volta che un paziente muore senza che possa essere attribuita una causa certa) verrà eseguita oggi. Per i risultati però bisognerà aspettare: alcuni esami di laboratorio hanno bisogno di alcuni giorni per dare l’esito. E solo a quel punto – considerata anche l’età del paziente – si potrà dire se il sospetto possa ritenersi fondato.

IL PAZIENTE – L’anziano aveva problemi di epilessia insorti di recente e i farmaci utilizzati per curarla si sono rivelati insufficienti; inoltre ha avuto una degenerazione rapida a livello psichico e neurologico.

Corriere.it – 12 settembre 2011

Coldiretti: «Niente allarmismi, la nostra carne è sicura»

Dal 2001 rigido sistema di controlli negli allevamenti. Fatti oltre 6 milioni di test, per 100 milioni di euro

La carne è sicura e la sindrome della «mucca pazza» è praticamente scomparsa dagli allevamenti grazie alle misure di prevenzione adottate dall’inizio dell’emergenza nel 2001. Lo afferma Coldiretti nel commentare il presunto caso sospetto di «mucca pazza» in un uomo di 78 anni a Reggio Emilia.

«In ogni caso, se fosse confermato, si tratterebbe – sottolinea Coldiretti – di una eredità del lontano passato, che non ha nulla a che fare con il consumo della carne italiana che è del tutto sicuro grazie ad un rigido sistema di controlli introdotto con successo nel 2001 per far fronte all’emergenza Bse».

Per le misure di sorveglianza – ricorda Coldiretti – sono stati spesi dal 2001 ad oggi oltre 6 milioni di test finanziati dallo Stato italiano per un costo stimabile intorno oltre i 100 milioni di euro. Occorre evitare – prosegue Coldiretti – che inutili allarmismi si riflettano sui consumi di carne bovina, circa 23 chili per famiglia acquirente. (fonte Ansa)

 

 

 

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