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Le quote latte sono un bluff. Errori coperti a fini politici. E per non perdere i finanziamenti di Bruxelles

1a1a2_latte_mungitura_mano-george-donnellySi riapre la discussione sui dati emersi dalla relazione dei Carabinieri che 24 mesi fa poneva interrogativi sulla produzione reale rispetto a quella ufficiale, dopo la pubblicazione su “ItaliaOggi” di alcune anticipazioni di un documento depositato agli atti di un processo del quale il Tribunale di Roma inizierà a dibattere nel prossimo ottobre. Ma andiamo con ordine. Giusto due anni fa, nell’aprile del 2010, il mondo del latte sussultava alla notizia che un’indagine dei Carabinieri, promossa dall’allora ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, aveva messo in dubbio la correttezza dei dati sulla produzione del latte in Italia. Le conseguenze, se i gli accertamenti fossero stati confermati, non erano di poco conto.

Tutto il sistema delle quote latte e delle multe poteva essere messo in discussione. Non solo stop alle multe, ma rimborsi a chi le aveva pagate e contenziosi a non finire per chi le quote le aveva comprate per mettersi in regola. Insomma una “bomba” poi la “smentita” dagli uffici del Mipaaf, che confermava la correttezza dei numeri ufficiali, e dunque delle quote e delle multe, così come erano state calcolate. Ora la partita si riapre dopo la le anticipazioni di “Italia Oggi” secondo cui alla relazione dei Carabinieri sarebbe stato imposto il silenziatore per evitare una “figuraccia” con Bruxelles, cosa che avrebbe anche potuto mettere in discussione l’aumento immediato della quota nazionale concesso all’Italia, altrimenti diluito in cinque anni. Insomma una scelta politica, a dispetto delle contraddizioni dei numeri emersi dall’indagine. Questa la conclusione che se ne potrebbe trarre.

E adesso? Immaginare che il sistema delle quote latte possa essere rimesso in discussione dalle sue fondamenta appare un’ipotesi improbabile. In compenso gli allevatori che contestano le quote e le multe hanno qualche ragione in più da far valere. Ma resta aperto un altro capitolo. Se i dati dell’indagine dei Carabinieri corrispondono al vero, una parte del latte “nazionale” non sarebbe uscito dalle vacche italiane. E’ questo un altro capitolo che potrebbe allora riservare più di una sorpresa. Sempre che non prevalga la “ragion di Stato”.

Il bluff delle quote latte

I Carabinieri scoprono che il sistema è taroccato. Ma la politica mette tutto a tacere per non dover restituire i fondi a Bruxelles

Il sistema delle quote latte è tutto sbagliato, ma non si può dire. Altrimenti salta tutto, dal gettito delle multe alle quote aggiuntive assegnate da Bruxelles. E l’Italia fa una figura barbina in Europa. E questo perché il lavoro ispettivo dei Carabinieri che ha messo in dubbio l’intero sistema «è fatto bene», solo che «politicamente fa cadere tutto il castello» della legge voluta dall’allora ministro, Luca Zaia. A rivelarlo è Giuseppe Ambrosio, ex capo di gabinetto dei ministri alle politiche agricole Zaia e Galan, in un colloquio col tenente colonnello dei Nac.

Il sistema delle quote latte è tutto sbagliato, ma non si può dire. Perché altrimenti salta tutto. E l’Italia fa una figura barbina a Bruxelles. E questo perché «il lavoro ispettivo dell’Arma (dei Carabinieri, ndr) è fatto bene, però politicamente ci fa cadere tutto il castello».

Di quale castello si tratta? «Il castello dei cinque anni di anticipo delle quote che abbiamo avuto tutte in una botta, cade il castello della legge 33 (del 2009, detta Legge Zaia, ndr) e la commissione europea per come ci troviamo ci si inc…».

A parlare è Giuseppe Ambrosio, l’ex capo di gabinetto dei ministri alle politiche agricole, Luca Zaia (prima) e Giancarlo Galan (poi), per decenni ai vertici della struttura ministeriale. Il riferimento di Ambrosio è al lavoro investigativo dei Carabinieri delle politiche agricole, condotto dall’allora tenente colonnello, Marco Paolo Mantile. Un lavoro che, dice Ambrosio, «politicamente bisogna dire: vabbè è comunque un documento di studio, perché altrimenti dobbiamo restituire i 5 anni di quote che ci hanno dato, la 33 fare finta di niente e quindi togliere le quote».

Le dichiarazioni di Ambrosio sono contenute in una annotazione di polizia giudiziaria, scritta dallo stesso Mantile, (n 169/75-3-2009, datata 20 luglio 2010) e depositata agli atti di un processo al tribunale di Roma sulle quote latte, la cui udienza preliminare è stata fissata dal gip il 10 ottobre 2012.

Si tratta di una conversazione, registrata dallo stesso tenente colonnello, nell’ambito dell’indagine quote latte. ItaliaOggi ne è giunta in possesso.

Il dialogo si apre con Ambrosio che dichiara: «_parlo a nome del Ministro». Il ministro di allora era Giancarlo Galan. Dal confronto tra Ambrosio e Mantile un dato emerge dirompente: la questione quote latte è un fatto tutto politico, non tecnico. Se dovesse emergere una certa verità, la credibilità delle istituzioni italiane subirebbe un colpo durissimo.

Andiamo con ordine, ricordando come le attività dei Carabinieri misero in forte dubbio ogni possibile splafonamento della quota nazionale di latte prodotta dell’Italia, per il semplice fatto che la produzione italiana non avrebbe il potenziale per sforare il tetto assegnato.

Sul punto, Ambrosio legittima l’azione di Mantile: «Io sono per l’amministrazione pubblica. In quel momento (all’atto delle verifiche, ndr) voi non eravate polizia giudiziaria. Eravate amministrazione pubblica sulla verifica dei dati. Ipotizziamo per un attimo, che la vostra (relazione, ndr) è corretta. Comunque, politicamente, non la possiamo utilizzare, perché verremmo meno a un impegno politico che noi abbiamo preso con la commissione europea».

Di più. Ambrosio allude a presunte influenze esterne sull’indagine: «C’è una regia. Ci ha usati per arrivare a un obiettivo che non volevamo? Che non è neanche il mio amico Luca Zaia _». A quel punto Mantile risponde a muso duro: «Lei non ci può coinvolgere in questo. Usati perché. Questi sono dati oggettivi Dottore, mi perdoni…»; quindi il tenente colonnello rimanda ogni discussione alle conclusioni dell’indagine giudiziaria. Ma Ambrosio rincara: «Mettiamo che è corretto quello che era scritto nella relazione di approfondimento e che sono sbagliate le conclusioni alle quali sono arrivate le relazioni del dipartimento di Catania (l’attuale ministro era al vertice della struttura di verifica del sistema quote latte, ndr), di Agea e del commissario straordinario (Paolo Gulinelli, ndr). Comunque, rimane tutto il dato politico che ci cade tutta l’impalcatura. Capito?».

Ambrosio spiega a Mantile come la vede lui: «se c’è qualcuno che ha violato la legge penale è giusto che paghi», ma «sarebbe bene riferire al ministro (…) se è una situazione di carattere amministrativo, sfalsamento dei dati…».

Non basta. Secondo l’ex capo di gabinetto, i Carabinieri dovevano rifiutarsi di fare la relazione di approfondimento chiesta loro da Zaia: «c’è un vulnus a monte. Voi al ministro Zaia vi dovevate rifiutare (…). Su quel vulnus c’erano state 4 tesi diverse all’interno della commissione». Per Ambrosio, Zaia avrebbe chiesto ai carabinieri di indagare su una sola delle quattro tesi emerse in commissione sui guai del sistema quote latte. Così da amplificarne politicamente le conclusioni, evitando al contempo di approfondire altre tesi. Sul punto Ambrosio rivela a Mantile un particolare: «Zaia, questo lei non lo sa, lo so io, (la relazione) l’ha presa e l’ha ammollata ai Cobas. Questo è il punto, capito?». A quel punto, Mantile chiede esplicitamente ad Ambrosio: “è convinto o non è convinto che qualcosa di anomalo ci sia?». E Ambrosio risponde: «qualcosa di anomalo c’è, ed ha ragione lei (…). Allora qui lo dico e qui lo nego, voi avete ragione sulla questione, ma lì non dovevate essere messi in condizione di scrivere, perché il mio amico Luca Zaia…».

leggi l’articolo di ItaliaOggi in pdf

tratto da Italia Oggi e Agronotizie – 27 aprile 2012 – riproduzione riservata

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