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L’editoriale. Se nel mercato elettorale entra anche la riforma delle Usl. Eppure c’erano cinque anni di tempo per elaborare un progetto di legge…

Alessandro Zuin, il Corriere del Veneto.  Che lo approvino oppure no (l’emendamento), in fondo ha un’importanza relativa. O meglio: se davvero in consiglio regionale passasse, allegata all’ultima Finanziaria di legislatura, la norma che riduce le Usl del Veneto da 21 a 7, assisteremmo alla più importante riforma legislativa del quinquennio Zaia, attuata dall’oggi al domani con lo stesso strumento che si usa, solitamente, per dare un contributo straordinario alla Sagra della bondola di Torrebelvicino. Più che un’operazione di riordino, un golpe.

Per questo, la circostanza che il suddetto emendamento venga approvato o meno è persino superflua, nel clima di crisi e di scollamento totale che si respira a palazzo.

Il solo fatto che i nostri legislatori regionali abbiano ritenuto credibile e possibile, sia pure all’interno dell’increscioso mercato delle vacche che contraddistingue l’ultimo bilancio del loro mandato, mettere mano con questa modalità a una trasformazione organizzativa della sanità che sarebbe epocale (le Usl attuali esistono dal 1978, mica da ieri), ha dell’inverosimile. L’aspetto paradossale di tutta la vicenda è che stiamo parlando di un obiettivo di riforma in linea di principio condivisibile: sfrondare il numero delle Unità sanitarie locali e ridurle a una sola per ciascuna delle sette province (più le due Aziende ospedaliere di Padova e Verona e l’Istituto Oncologico Veneto), è un’operazione che può avere un senso, dal punto di vista economico e da quello organizzativo. Anche se saremmo tanto curiosi di sapere se i consiglieri regionali che oggi la propongono sono in possesso di uno studio serio sul rapporto costi/benefici di una ristrutturazione così drastica.

Sappiamo che sia Luca Zaia, il governatore uscente, sia Alessandra Moretti, la sua principale sfidante, si sono più volte dichiarati favorevoli a una riforma di questo segno. Ma a chi è venuto in mente (anche questo in realtà lo sappiamo, è quel provocatore di professione di Pierangelo Pettenò, che dal suo solitario scanno di rifondatore comunista se la gode a far ammattire i detentori del potere) che un progetto così delicato e complesso si possa compiere a colpi di emendamento, addirittura indicando già una data per la possibile rivoluzione – il 1. gennaio 2016 – e convocando in tutta fretta a palazzo Ferro Fini il segretario regionale della Sanità, Domenico Mantoan, per sottoporgli la geniale idea?

In una situazione normale, l’emendamento Pettenò sarebbe stato liquidato come un’utile stimolazione da consegnare alla prossima amministrazione regionale. Ma non siamo in tempi normali. L’ansia da campagna elettorale si è impadronita di molti consiglieri, di maggioranza come dell’opposizione, spingendoli a prendere seriamente in considerazione – per puro calcolo, immaginiamo – il progetto di ridurre le Usl così, in quattro e quattr’otto, senza dire nemmeno una parola ai territori interessati, in modo da farne una medaglia da esporre sul petto durante l’ormai prossima competizione per il consenso (oppure, quasi per un riflesso automatico, onde evitare che l’avversario politico possa fregiarsi della primogenitura sul progetto di riforma). Comunque sia, non è così che si fa: avevano cinque anni di tempo per elaborare un progetto di legge degno di questo nome. Gli emendamenti dell’ultima ora se li tengano per le sagre, che sul piano elettorale danno sempre una certa soddisfazione.

Alessandro Zuin – Il Corriere del Veneto – 26 marzo 2015 

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