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Legge di stabilità. Il progetto. Spese sanitarie, palestre e mutui: spunta la detrazione per fasce di reddito

Roberto Petrini. E’ l’ultimo tassello rimasto fino ad oggi in ombra della legge di Stabilità. Rimarrà in bilico probabilmente fino alle ultime ore, ma l’intervento sembra ormai certo. E’ la rimodulazione delle agevolazioni fiscali alle quali normalmente si ha diritto al momento della dichiarazione dei redditi per spese che vengono considerate di rilevanza sociale: nel mirino ci sono le spese sanitarie e tutta la platea degli oneri detraibili al 19 per cento che potrebbero essere articolati per fasce di reddito, cioè ridursi alla crescita dei guadagni annuali del contribuente.

La partita dei famosi oneri detraibili al 19 per cento dalle tasse da pagare è dunque aperta. Gli sconti fiscali riguardano settori importanti: si va dalle spese sanitarie agli interessi sui mutui per l’abitazione principale, dalle assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni alle spese per corsi di istruzione. Senza contare spese funebri, per la badante, la palestra per i figli e le erogazioni a favore delle onlus. In totale costano ogni anno circa 28 miliardi, riguardano 19 milioni di contribuenti e non tutte sono ritenute indispensabili. Ma anche volendole mantenere tutte in piedi il costo è elevato e il governo in queste ore è al lavoro con il bisturi in mano.

L’idea che circola è quella di intervenire selettivamente sulla percentuale di detraibilità riducendola dall’attuale 19 per cento al 18 per cento. L’operazione non dovrebbe riguardare tutte le spese in modo lineare, ma quelle sanitarie che costano ogni anno circa 13 miliardi: si tratta di spese mediche, per farmaci, per accertamenti clinici, interventi chirurgici.

L’ipotesi di lavoro, che trova conferma in ambienti del governo, è quella di graduare per reddito l’impatto della detrazione fiscale. In pratica chi guadagna sopra una certa cifra avrebbe diritto ad una detrazione più bassa, il 18 invece del 19 per cento. Il tetto del reddito potrebbe collocarsi intorno ai 60 mila euro ma in questo caso la platea dei beneficiari si riduce e i risparmi per l’erario sarebbero esigui, se in vece si collocasse intorno ai 30-35 mila euro l’impatto sarebbe maggiore ma la platea investita sarebbe quella del grande ceto medio con disagi e malumori. Perché in realtà la diminuzione delle detrazioni si trasformerebbe in un aumento delle tasse.

La strada dell’intervento sembra tracciata: il governo sembra intenzionato a recuperare 600-700 milioni dall’operazione che dunque non sarà di grossa portata e che servirà per completare i saldi per la manovra da 23-24 miliardi. Ma c’è il rischio che l’intervento sugli oneri detraibili al 19 per cento, magari allargato anche ad altre deduzioni, possa essere più ampia: c’è da considerare infatti che esiste una clausola di salvaguardia lasciata in eredità dal governo Letta che impone per il prossimo anno di fare una scelta: se non si faranno tagli di spending review per 3 miliardi, si dovrà procedere automaticamente .

Repubblica – 9 ottobre 2014

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