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«I cani riconoscono il padrone dagli occhi». La scoperta del laboratorio universitario padovano. Il ricercatore del Bo: «Fido ottimo modello per studiare l’Alzheimer»

Che del padrone cercassero per prima cosa il volto, si sapeva. Che del volto cercassero per prima cosa gli occhi, finora si poteva solo intuire. Ma ora arriva la conferma scientifica, direttamente dal laboratorio universitario di etologia canina «Dog Up» di Legnaro, specializzato in test comportamentali per comprendere le abilità cognitive dei nostri amici a quattro zampe in tema di memoria, percezione e apprendimento: i cani riconoscono il padrone dallo sguardo.

Nel 2010 era stato proprio Paolo Mongillo, ricercatore e responsabile della struttura con la professoressa Lieta Marinelli, a scoprire la relazione con il volto. Ora il gruppo di Legnaro ha fatto un ulteriore passo avanti: «Volevamo capire quali sono gli elementi del volto umano discriminanti per il cane — spiega Mongillo —. Così abbiamo preparato le fotografie di due facce, una del padrone e l’altra di uno sconosciuto, consegnando un premio al cane quando toccava l’immagine del padrone. Dopo questa prima fase, quando ormai il cane andava a colpo sicuro, abbiamo capovolto le foto e le abbiamo ritoccate con espedienti come occhiali da sole e Photoshop, mettendo sempre un premio in palio. E ci siamo accorti che la maggior parte dei cani non riconosce il volto del padrone se non vede gli occhi».

Allo studio hanno contribuito numerose coppie cinofile da tutto il Veneto: il sito del laboratorio (www.dogup.it) consente infatti ai padroni di prenotare un posto per partecipare agli esperimenti comportamentali con il proprio cane, tutti ripresi da telecamere e microfoni. Lo stesso test era già servito a dimostrare un altro aspetto della percezione visiva e cioè che il cane (come l’uomo) riconosce prima l’insieme e poi i dettagli: «In quel caso — ricorda Mongillo — avevamo preparato due immagini con piccole figure geometriche che ne formavano una più grande, premiando il cane che riconosceva la figura giusta. Nella seconda fase avevamo mescolato le figure grandi e piccole, per vedere se il cane continuava a scegliere la stessa figura grande o andava verso quelle piccole. E nella maggior parte dei casi abbiamo notato che la visione globale prevale su quella locale: il cane è un ottimo modello per studiare alcune malattie umane come l’Alzheimer, il risultato può essere importante anche in questa direzione».

Da ieri a venerdì l’Università di Padova ospita per la prima volta il convegno internazionale di «Canine Science», organizzato dal dipartimento di Biomedicina comparata e alimentazione. I ricercatori del laboratorio Dog Up ne hanno approfittato per presentare l’ultima scoperta sull’orientamento, realizzata grazie ad un labirinto di cinque metri per cinque: «Quando il cane entra trova un bivio — spiega Mongillo —. A destra c’è l’uscita, a sinistra un vicolo cieco: quando il cane impara come funziona, chiudiamo l’uscita e apriamo un varco nel vicolo cieco. Questo studio ha dimostrato che i cani fino a 8 anni sono più flessibili e riescono ad adattarsi, mentre quelli più anziani non riescono a modificare il comportamento nella seconda fase. Ma soprattutto abbiamo osservato che nella prima fase le femmine non sterilizzate sono molto più veloci delle altre e dei maschi: è la prima volta che una ricerca svela un effetto non riproduttivo sui comportamenti indotti dalla castrazione».

Attualmente il gruppo di ricerca sta conducendo un altro focus sulla vista in relazione alla capacità del cane di percepire il moto. E il consultorio accanto al laboratorio è a disposizione per visite comportamentali: «La razza c’entra poco — conclude Mongillo —. Prima di scegliere un cane, bisogna informarsi soprattutto sulle condizioni in cui è nato e cresciuto nei primi mesi di vita».

Corriere Veneto – 29 giugno 2016 

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