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Decreto liberalizzazioni, anche in Veneto ordini in rivolta

Notai, avvocati e commercialisti: «Misure del tutto inutili». I consumatori: «Il governo doveva avere più coraggio»

PADOVA. Meno tasse occulte, spazio ai giovani e rilancio dell’economia: le liberalizzazione porterà ad una crescita del Pil del 10%, garantisce il governo. Le lobbies dei professionisti, largamente rappresentante in Parlamento, riusciranno a bloccare la prima “mini rivoluzione” del sistema Paese imposta da Monti sul terreno dove il suo predecessore ha fallito?

Per ora c’è un filo rosso che accomuna la reazione degli ordini professionali a Padova: la manovra ha il forte sapore di un’operazione mediatica. Stop. Non è nemmeno scontato che calino le tariffe, più probabile che si riduca la qualità dei servizi offerti.

Scontenti i professionisti, scontenti i consumatori che speravano in un’operazione assai più coraggiosa. Anche se, ammettono, per la prima volta si intaccano interessi consolidati e privilegi. Come quelli dei notai, che secondo Federcontribuenti è una casta da abolire. «Non si capisce perché all’estero qualsiasi avvocato svolga il ruolo dei nostri notai – afferma Marco Paccagnella, presidente veneto dell’associazione -. Sul commercio invece, ho i miei dubbi che la Finanza abbia risorse per controllare di notte i negozi aperti quando non riesce neanche di giorno…».

In un maggiore coraggio sperava anche Roberto Nardo, leader di Adiconsum: «Alcune misure, come quelle che pongono limiti alle banche vanno benissimo. Certo – spiega Nardo – su assicurazioni, farmacie e taxisti si poteva fare di più, ma comprendo le difficoltà politiche. Noi abbiamo calcolato che le misure adottate porteranno comunque ad un risparmio annuo dell’8% del salario medio di un lavoratore».

Il Collegio notarile, preso di mira da più parti, difende con i denti le proprie ragioni. «Vogliono allargare la pianta organica?Lo facciano, ma deve essere mantenuta la severità di selezione che riteniamo sia un requisito fondamentale della nostra professione – afferma Roberto Agostini, presidente del Notariato di Padova -. Anche se la qualità del nostro lavoro non è facilmente percepita subito dal pubblico. Smentisco che le nostre tariffe siano elevate. Millecinquecento euro per acquistare una casa sono troppe? Ma il patrimonio immobiliare va tutelato e noi svolgiamo anche un controllo preventivo che riduce quasi allo zero le controversie in questa materia. Non a caso in Italia non è esploso il problema dei mutui sub-prime che sono stati all’origine della crisi mondiale». «Questi provvedimenti sanno tanto di demagogia – continua Agostini – perché le inefficienze sono altrove e quelle andrebbero smantellate, non ciò che funziona. Se la Cina sta imitando il nostro sistema, ci sarà una ragione!».

Colti di sorpresa, invece, i farmacisti: quel rapporto di 1 su 3000 residenti comporterà in provincia di Padova l’apertura di 71 nuove farmacie oltre alle 252 esistenti. «Da tempo noi ragionavamo su un allargamento del quorum a 4000 residenti. Il limite introdotto è inferiore perfino a quanto auspicava il Conasfa, l’associazione dei farmacisti non titolari – afferma Adriano Guiotto, presidente dell’Ordine di Padova -. Sarà un bene per i giovani? Non lo so, dipenderà dalla Regione, perché se le nuove aperture saranno messe a concorso per titoli avranno più chance coloro che lavorano già. Se sarà per esami saranno favoriti i più giovani».

Scettici anche i commercialisti, un esercito di 1.600 iscritti a Padova. «Per noi inciderà poco la liberalizzazione perché da tempo ci siamo mossi in termini di maggiore elasticità rispetto al mercato – è il parere di Fabio Incastrini, consigliere delegato dell’Ordine -. Non abbiamo esclusive e non abbiamo il problema di chiudere i cancelli a qualcuno. La questione tariffe per noi è secondaria perché abbiamo un rapporto fiduciario con i nostri clienti. Oggi il commercialista svolge molte funzioni, è un soggetto che lavora in azienda, non si limita a registrare fatture. E’ vero, entrano pochi giovani nella professione, ma il problema sono i costi elevati. E sulla formazione continua stiamo lavorando molto». Arrabbiati gli avvocati: «I minimi tariffari erano stati aboliti nel 2006, ora saranno eliminati i massimi – è il parere del presidente Lorenzo Locatelli -. Ho dei dubbi che venga favorito il cittadino. Gli avvocati sono tantissimi, non mi pare ci sia necessità di incrementare l’accesso alla professione».

 

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