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    Home»Notizie ed Approfondimenti»«Il tesoretto? Prima i conti, poi i bonus». Bankitalia: va usato per la finanza pubblica. Padoan: faremo una tantum coerenti con le riforme
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    «Il tesoretto? Prima i conti, poi i bonus». Bankitalia: va usato per la finanza pubblica. Padoan: faremo una tantum coerenti con le riforme

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche22 Aprile 2015Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Con i derivati la spesa cresce di 3,6 miliardi. Draghi sulla crisi greca: l’euro è irreversibile. Se il presidente della Bce, Mario Draghi, a Bruxelles conferma che le misure straordinarie stanno funzionando, migliorando le prospettive di crescita, Banca d’Italia a Roma, in Parlamento, invita il governo a non distribuire subito i vantaggi determinati sul bilancio da tale più favorevole situazione.

    In ballo c’è l’utilizzo di quei 1,6 miliardi circa, che molti chiamano «tesoretto», che emergono nel disegno del Def (documento di economia e finanza) quando si prevede di utilizzare con misure espansive lo 0,1% del Pil, ritardando per tale percentuale il miglioramento dell’indebitamento. Si tratta di cifre «modeste», dovute interamente alla minore spesa per interessi, ma sarebbe meglio «utilizzarlo per accelerare il riequilibrio della finanza pubblica», ha detto in un’audizione parlamentare sul Def, il vicedirettore generale di Bankitalia, Federico Signorini, che pure definisce «plausibile» lo scenario macroeconomico del Def e giudica «largamente condivisibile la strategia di riforme».

    Sul bonus di 1,6 miliardi interviene il presidente dell’ufficio parlamentare del bilancio Giuseppe Pisauro, che invita il governo a prudenza perché «sembra prematuro» pensare di utilizzare risorse, «reputandole come già acquisite». Ma il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in audizione, conferma: il bonus sarà usato per «misure con effetti temporanei ma coerenti con il processo di riforme intrapreso». L’Italia«è fuori dalla recessione» e «il contesto più favorevole consente una ripresa più rapida e maggiore del previsto».

    Sui mercati, intanto, continuano a dominare i timori per gli sviluppi della crisi greca, con gli spread e le Borse in altalena: ieri il differenziale tra i rendimenti dei Btp decennali e i Bund di uguale durata ha toccato i 143 punti prima di chiudere a 136 punti mentre Piazza Affari, in controtendenza con le altre Borse, ha segnato un calo dello 0,4% a 23.240 punti. Sui destini di Atene s’intrecciano le voci più diverse. Sull’umore degli investitori ha influito la notizia diffusa da Bloomberg sull’ipotesi negativa che sarebbe allo studio degli esperti della Bce di tagliare il valore dei collaterali che le banche greche offrono all’Istituto di Francoforte come garanzia per la liquidità di emergenza. Ma Draghi, rispondendo a alcuni parlamentari Ue ha detto che «l’irreversibilità dell’euro fa parte della cornice europea» e che l’uscita di un Paese dalla moneta unica «non è prevista dai trattati». Il presidente dell’Eurogruppo, Jerome Dijsselbloem, ha segnalato «passi avanti» nei negoziati con Atene.

    Tornando all’Italia, ieri l’Istat ha segnalato che i derivati hanno aumentato la spesa pubblica di 3,6 miliardi nel 2014 contro i 2,8 del 2013.

    Stefania Tamburello – Il Corriere della Sera – 22 aprile 2015 

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