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Limite dei due mandati, Padrin ci riprova. Emendamento per introdurlo subito nonostante i dubbi di legittimità. Bressa: «Il governo non impugnerà»

Non c’è molto da aggiungere sui record di permanenza in carica dei politici nostrani. Lo sanno tutti: nelle assemblee legislative ci sono veri e propri pilastri architettonici delle istituzioni, quasi da far pensare alla necessità di una Dia (Denuncia di inizio attività in edilizia) per procedere al ricambio generazionale. E palazzo Ferro Fini non fa certo eccezione.

C’è chi risiede nella casa del consiglio regionale da più di un quarto di secolo e, a conti fatti, quasi la metà degli inquilini ci vive almeno da dieci lunghi anni che tradotti in numeri fanno una quarantina di milioni di euro netti tra indennità e compensi da dividere tra 27 persone ( nel grafico qui sotto) .

Per carità, negli ultimi anni qualche limite, i consiglieri se lo sono imposto: di riforma in riforma si sono tagliati qua e là le indennità, si sono ridotti di numero (tra qualche mese saranno in cinquantuno e non più in sessanta) e hanno deciso in commissione perfino di autolimitarsi nel tempo mettendo un tetto di due mandati a partire dalla prossima legislatura. A dire, come è già capitato con il taglio ai vitalizi degli ex consiglieri, i limiti sì, ma per chi c’era prima (gli ex consiglieri appunto) e per chi verrà dopo. La legge che approderà in Aula infatti non tocca gli attuali inquilini del palazzo perché i mandati già fatti non contano ai fini del tetto.

Insomma, finora abbiamo scherzato. Tutti. Tranne (forse) Leonardo Padrin (che aveva presentato la prima proposta di legge per rendere il tetto dei due mandati retroattivo) e che evidentemente a palazzo Ferro Fini non vuole proprio tornarci. (E ancora meno vuole che ci tornino i suoi 26 colleghi plurimandatari). «L’emendamento è già pronto – dice Padrin -. Domani (oggi, ndr) lo deposito negli uffici e lunedì convocherò una conferenza stampa con un noto costituzionalista per spiegare come funziona la nuova legge. Poi, martedì in Aula, voglio vedere chi vota a favore e chi invece remerà contro». La gabola giuridica ipotizzata dal consulente di Padrin è, a parole, semplice: «Dicono che il limite dei due mandati non può essere applicato retroattivamente – aggiunge Padrin -. ma c’è comunque spazio per intervenire sui requisiti dei futuri candidati in consiglio». Tra i requisiti basta inserire l’incompatibilità con i mandati precedenti. Stessa cosa? Padrin è convinto di no. Anche se il risultato finale è lo stesso di una norma retroattiva.

D’altra parte, almeno da un punto di vista teorico, è di dubbia costituzionalità anche il tetto non retroattivo che dovrà essere votato a breve. «La legge statale che fissa i principi fondamentali si limita a prevedere dei limiti soltanto per il presidente di Regione – puntualizza il costituzionalista Sandro De Nardi -, per i consiglieri le cause di ineleggibilità si possano giustificare solo quando le attività o le funzioni del candidato possono turbare o condizionare in modo diretto la libera decisione di voto degli elettori o violare la parità di accesso alle cariche elettive». Di parere simile anche il costituzionalista Luca Antonini convinto che «introdurre limitazioni ai mandati dei consiglieri regionali, cioé ai membri di un’assemblea legislativa, pone di fronte a diversi dubbi». «Non credo però – continua Antonini – che qualcuno abbia oggi interesse a impugnare la legge di fronte alla Corte costituzionale quindi l’unico rischio è di fare un pasticcio rimandato al 2025». «Se qualcuno si rivolgesse a un giudice per sapere se potrà o meno essere rieletto nel 2025 verrebbe rispedito indietro – aggiunge il costituzionalista Mario Bertolissi che aveva già discusso con i consiglieri regionali la vicenda durante un’audizione in Aula -. Il problema si porrà soltanto tra dieci anni. L’unico titolato ad impugnare oggi la legge è il governo». E il governo (in particolare questo governo), difficilmente procederà contro una Regione che ha deciso di autolimitare i mandati elettorali. «Il sistema politico che fa riferimento al governatore Luca Zaia è lo stesso che vota i referendum sull’indipendenza contro i pareri costituzionali, che va a parlare con l’ambasciatore russo senza titoli e che se ne frega della fattibilità delle cose – chiosa il sottosegretario Gianclaudio Bressa -. Questo che abbiamo di fronte è evidentemente un sistema politico che si occupa di ciò che fa audience elettorale e che invece non fa le cose che dovrebbe fare per aiutare il Veneto. Detto questo: il governo non ha alcun interesse a impugnare una legge regionale di questo tipo, quindi se non è solo campagna elettorale e vogliono veramente darsi un limite di due mandati, facciano pure. Noi non impugneremo»

Corriere del Veneto – 16 gennaio 2015 

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