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L’International Poultry Council sollecita l’Oie: in caso di aviaria i paesi rispettino le restrizioni commerciali su carne pollame e animali da riproduzione

A seguito dei continui e numerosi casi di influenza aviaria, l’International Poultry Council (IPC) ha sollecitato l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE) a incoraggiare i suoi paesi membri a rispettare le linee guida redatte dall’OIE in merito alle restrizioni commerciali relative alla carne di pollame e agli animali da riproduzione.

In un comunicato inviato il 4 maggio al Dottor Bernard Vallat, direttore generale dell’OIE, l’IPC sottolinea che i casi di influenza che colpiscono gli allevamenti avicoli commerciali stanno permettendo a molti paesi di imporre restrizioni commerciali ingiustificate, che vanno contro le raccomandazioni dell’OIE.

 L’IPC sostiene che il modo in cui i funzionari veterinari di alcuni paesi interpretano le norme previste nel codice sanitario dell’OIE “sta causando disagi diffusi al commercio della carne di pollame e dei riproduttori, con potenziali gravi danni al settore del proprio paese, e sta mettendo a repentaglio un elemento essenziale della sicurezza alimentare globale. La reazione di molte autorità veterinarie nazionali è stata imporre divieti nazionali su tutte le importazioni avicole senza considerare strategie alternative per la gestione del rischio” si legge nel comunicato “Le autorità nazionali veterinarie non possono sempre fare uso di tutte le misure disponibili approvate dall’OIE per un commercio sicuro, in particolare in una fase di verifica delle malattie”.

Secondo l’IPC le restrizioni all’importazione di pollame proveniente da paesi con infezioni influenzali attive, riguardano non solo la carne di pollame, ma anche le uova da cova fertili, i pulcini di un giorno e i giovani tacchini, decisioni che possono avere implicazioni negative per le industrie avicole di questi paesi.

“Le uova da cova e i pulcini di un giorno destinati alla riproduzione, provenienti da dipartimenti, zone o regioni certificate come indenni dall’influenza aviaria, e che sono consegnati per via aerea, non presentano alcun rischio per il paese in transito, se la spedizione resta a bordo dell’aereo o viene trasferita tra un aereo e l’altro” sottolinea il comunicato.

Quello avicolo è “il settore di proteine animali che registra la più rapida crescita a livello mondiale” continua l’IPC “e nei paesi in via di sviluppo la crescita procede ad un tasso molto superiore rispetto a quello dei paesi sviluppati. La carne di pollame fornisce una parte significativa e crescente dei bisogni nutrizionali delle popolazioni dei PVS”.

L’IPC ricorda inoltre che i paesi membri dell’OIE “hanno concordato procedure per la gestione del commercio dei riproduttori, del pollame vivo e della carne di pollame, inclusa la compartimentazione, la zonizzazione e la regionalizzazione, per gestire un commercio sicuro anche in caso di influenza aviaria e focolai di malattia nei paesi esportatori. Le procedure stabilite dal codice sanitario per gli animali terrestri dell’OIE forniscono alle autorità veterinarie una guida completa per stabilire le zone e le regioni libere dall’influenza aviaria; inoltre forniscono alle stesse autorità veterinarie e alle aziende avicole indicazioni per stabilire e mantenere compartimenti liberi dall’influenza aviaria per un’esportazione sicura”.

Fonte WattAgNet (da Unaitalia) – 6 maggio 2015 

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