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«La riforma Maroni non funziona». Medico rimosso dal suo incarico. Milano, il dirigente punito per l’intervista al «Corriere». Il governatore: decide l’ospedale

Guai a esprimere critiche: chi dissente viene cacciato. In Lombardia i provvedimenti della Regione non possono essere messi sotto accusa. Neppure allo scopo di migliorare l’assistenza ai malati. Marco Cicardi, 66 anni e una vita dedicata alla medicina, è stato rimosso dal suo incarico per avere rilasciato un’intervista al Corriere della Sera sulla riforma della Sanità.

Il 18 agosto il medico, da dieci anni alla guida del dipartimento di Medicina dell’ospedale Sacco, uno dei più importanti di Milano, si è permesso di affermare pubblicamente quello che numerosi suoi colleghi lombardi ripetono da mesi a mezza bocca: «Tutto è immobilizzato. La riforma vista da dentro gli ospedali è surreale. Si vive alla giornata contando sulla buona volontà di chi lavora».

La critica di Cicardi è rivolta alla legge regionale dell’agosto 2015 che, nelle intenzioni del governatore Roberto Maroni, avrebbe dovuto rivoluzionare il modello di cure lombardo. Lo slogan: passare dal curare al prendersi cura del malato, con un’assistenza maggiore fuori dall’ospedale. Il provvedimento è stato presentato più volte come il più importante della legislatura. Ma, dopo un anno dalla sua approvazione, tra i medici restano molti dubbi. Per il solo fatto di averli espressi pubblicamente Cicardi è stato punito. «Marco Cicardi senza alcuna preventiva informativa e/o comunicazione alla Direzione generale, come previsto dal codice di comportamento aziendale, ha rilasciato, nella sua qualità di direttore del dipartimento di Medicina un’intervista esprimendo aspre critiche — si legge —. La gravità del comportamento fa venire meno il rapporto fiduciario per la permanenza nell’incarico apicale». Di qui la rimozione dall’incarico, a far data dal primo settembre. Cicardi torna semplice primario, perdendo il coordinamento di tutti i reparti di Medicina: un demansionamento che porta con sé, oltre a un danno al prestigio, anche una decurtazione dello stipendio di 15 mila euro l’anno. La decisione è stata presa da Alessandro Visconti, direttore generale del Sacco, oggi apparentato con gli ospedali Fatebenefratelli, Melloni e Buzzi all’interno di un’azienda sociosanitaria territoriale (Asst). Il manager è in quota Lega: «Io rispetto l’autonomia dei direttori generali — replica Maroni —. Altrimenti comanda sempre la politica, no?».

Immediate le polemiche. «Rischia di essere un avvertimento per tutti — denuncia il segretario del Pd Alessandro Alfieri —. In Regione Lombardia se un medico mette in dubbio la riforma sanitaria scatta subito la rimozione forzata». Chi d’ora in avanti si permetterà di criticare qualche decisione politica ?

Simona Ravizza – Corriere della sera – 6 settembre 2016 

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