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«Le norme su sicurezza alimenti da sole non sono sufficienti»

Un editoriale 2011 del New England Journal of Medicine (NEJM) riporta che nel 1999 il 27% degli americani ammalava a causa di alimenti contaminati da batteri, 115 soggetti su 100.000 necessitavano di ricovero e il 2% moriva.

Oggi, il Centro per il Controllo delle Malattie (CDC) calcola che ogni anno si ammala a causa del cibo “solo” il 15% di americani, 41 su 100.000 vengono ricoverati e muore 1 solo paziente ogni 100.000 abitanti. C’è tuttavia chi dubita di tale miglioramento, in quanto la metodologia delle rilevazioni nel 1999 e nel 2010 sono diverse e, inoltre, perché le evidenze sono contrastanti. Infatti, ai rilievi più datati del CDC secondo i quali le infezioni da Shigella, Yersinia, ceppi di Escherichia, Campylobacter e Listeria sono diminuite del 25% e quelle da Salmonella del 10%, si contrappone il recente incremento di infezioni alimentari causate da altri batteri (ad es. dal ceppo non-STEC di Escherichia coli). Il NEJM conclude che mentre le normative del’90 sulla sicurezza alimentare producono effetti positivi ancor oggi, nell’ultimo decennio non sono registrabili ulteriori progressi.

Risulta pure che anche ingredienti alimentari non sospetti, tra cui il “jalapeno pepper” (chili), possono essere inattesi veicoli di infezioni. La contaminazione dovuta a preparati grezzi è ancor più difficile da individuare, specie se a vendere il prodotto è un’unica azienda, se la distribuzione è ampia e il prodotto è consumato presto in quanto deteriorabile. Per questo si stanno pertando varando nuove norme per ottenere una migliore tutela alimentare grazie a regole più precise per definire sia la sicurezza del prodotto in vendita che la raccolta di frutta/ortaggi.

Purtroppo, l’applicazione delle norme incontra da un lato la difficoltà di reperire risorse per l’analisi dei cibi e, dall’altro, quella di ottenere l’autorizzazione al ritiro dell’alimento sospettato di aver causato un “epidemia” di tossinfezione alimentare.

Tali norme sarebbero comunque teoricamente efficaci, ma la regolamentazione “has a major shortcoming: dollars”, cioè incontra grosse difficoltà nel reperire dei fondi. Per rendere esecutivo il progetto l’ufficio competente ha infatti calcolato che ci vuole più di un miliardo di dollari da spalmare tra il 2011 e il 2015.

Questi soldi non ci sono, a meno che il Congresso USA non approvi leggi addizionali atte a procurarli, senza le quali la sicurezza alimentare non può concretamente migliorare. Anche da noi, del resto, non bastano le norme (e non solo per la sicurezza alimentare), ci vuole la copertura. Ma finché esistono liquidazioni di 30 miliardi di vecchie lire (ricordate Geronzi?) e una stratosferica evasione fiscale sarà dura trovare soldi per iniziative benemerite, sanità in primis.

 Alto Adige – 11 gennaio 2012

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