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«Nessun partito animalista. L’amore per i cani è civiltà. E se non ce l’hai, perdi voti». Venturi: «Tema non più solo di sinistra»

«Io non credo che il voto animalista possa valere fino al 7 per cento, credo semmai che se ti manifesti favorevole agli animali non guadagni voti ma se ti manifesti contrario ne perdi». E bisogna immaginarsela, Clara Scapin, 63 anni, consigliere provinciale del Partito Democratico, mentre accarezza il musetto del suo Ugo, un golden retriever di 7 anni.

La risposta della candidata sindaco a Legnago è la cornice su misura al quadro di risposte con cui i politici veronesi commentano l’appello di Silvio Berlusconi ad «adottare i 150mila cani abbandonati in Italia». Appello che suona come l’incipit di una nuova compagna elettorale, per l’ex premier, lui che evidentemente guarda anche agli animalisti e a quei sondaggi che li dipingono come un bacino elettorale da 7 per cento. Mettiamola così: se c’è calcolo, assessori e consiglieri veronesi buttano via la calcolatrice. Quasi tutti quelli interessati all’argomento preferiscono parlare d’altro e cioè parlare di loro, degli animali domestici che li aspettano a casa, di una sensibilità generale in aumento, e sono parole che, c’è da giurarci, farebbero da base a larghissime intese. Prendiamo Giovanni Miozzi, 49 anni, presidente della Provincia e sindaco di Isola della Scala: «Sul piano politico il voto animalista può anche valere il 7 per cento, ma per quanto mi riguarda sono più interessato a iniziative come le colonie per i gatti, cioè l’accordo tra Isola della Scala e i veterinari per fornire assistenza a chi ne ha bisogno. Dalle mie parti c’è un detto: chi non ama gli animali non può amare anche gli esseri umani. Io avevo la mia cagnolina Saba, me la portai dietro anche in una conferenza stampa in Provincia quando presentammo un progetto contro l’abbandono degli animali d’estate. Mia figlia invece ha avuto tartarughe, pappagalli, pesci, in paese è famosa perché girava con il suo coniglietto in una carrozzina della Barbie».

Davide Bendinelli, 39 anni, consigliere regionale di Forza Italia, non si separa mai dai suoi pastori australiani, Maggie ed Emily: «Che Berlusconi abbia toccato un tasto sensibile non c’è dubbio. In Regione c’è una proposta di legge che mira a trasformare in legge quella norma che vieta di legare gli animali domestici con la catena. Ma vorrei chiarire subito che non si diventa animalisti per opportunismo: il rispetto ci deve essere al di là del tornaconto politico». Torniamo ai Palazzi Scaligeri e andiamo da Carla De Beni, 59 anni, leghista, assessore provinciale alla Progettazione viabilistica: «Il voto animalista? So solo che quando voto non ragiono in base alla posizione politica sugli animali. Io li adoro, in passato ho raccolto alcuni randagi e ora ho un cucciolo di labrador, si chiama Zoe, è femmina. Penso che stare vicino a un animale sia importante anche sul piano psicologico e che un popolo civile debba prestare loro la stessa attenzione che presta agli esseri umani: la macchina la metti in garage, il cane no». A proposito di amore, ecco Enrico Toffali, assessore comunale all’Ambiente, pure lui in quota Lega Nord. «Quel 7 per cento mi convince poco perché il voto degli animalisti è un voto trasversale». Trasversale anche lui: «Vivo con 6 cani, Cesare è un maltese, Camilla e Penelope sono due chiwawa, i due american staffordshire terrier si chiamano Crudelia e Bullo, poi c’è Ciccio Meticcio, col quale mi confronto quotidianamente…». Se gli animali domestici aumentano, in ogni caso, aumentano anche i cittadini attenti a come la politica drizza le antenne.

Stefano Bertacco, 51 anni, ex assessore comunale ai Servizi sociali in quota Pdl: «Abito in quartiere Fiera e ogni mattina, alle 7, trovo sempre più gente con il cane. Secondo me c’è stata una crescita di civiltà. Sul reale valore del voto animalista, però, non saprei». C’è chi vorrebbe ma non può, come il leghista Fabio Venturi, 35 anni, vicepresidente della Provincia e assessore provinciale all’Ambiente: «La mia compagna sogna un bull-dog, io un gatto e ci salva dal litigare il fatto di essere raramente a casa, il che esclude l’idea di un animale domestico. Non sono convinto di quel 7 per cento, però Berlusconi è stato molto intelligente sul piano della comunicazione. Tra l’altro il tema animalista era sempre visto come esclusiva della sinistra e ora è stato sdoganato». Ivan Castelletti, 39 anni, assessore provinciale ai Rapporti operativi con enti e aziende partecipate, gira spesso con il suo labrador, Lucky: «Guardate i negozi di toelettatura per cani, lavorano moltissimo, è il segno di una sensibilità cresciuta. Probabilmente anche Berlusconi, con Dudù, ha fatto la sua gavetta. Al di là delle battute, sul dato elettorale non mi esprimo». Pure Vittorino Cenci, 61 anni, vicentino trapiantato a Bonavigo, consigliere regionale per la Lega Nord, preferisce non farne materia di voto: «Non commento quella percentuale, dico che la sensibilità verso gli animali è cambiata. Io? Ho due cagnoline. Una si chiama Chicca. L’altra Dania, diminutivo di Padania: quando rincaso tardi lei si alza, viene a salutarmi e poi torna a dormire».

Matteo Sorio – Corriere di Verona  – 1 aprile 2014 

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