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Lo scandalo degli specializzandi: visitavano pazienti a pagamento

Denunciati per truffa 16 specializzandi: avevano la borsa di studio e lo stipendio da Usl diverse da quelle di provenienza. Sotto sequestro un totale di 515 mila euro

Hanno chiesto e ottenuto la borsa di studio per mantenersi durante il tirocinio in ospedale, ma nello stesso tempo ricevevano a pagamento, cioè vendevano prestazioni ambulatoriali e di guardia medica a Usl diverse da quelle di appartenenza e a cliniche private, oppure facevano consulenze per enti locali. Nei guai sedici specializzandi veneti, denunciati per truffa aggravata perchè la legge impedisce a queste figure di esercitare la professione medica al di fuori del tirocinio in ospedale se già percepiscono una borsa di studio. Invece i «furbetti» pizzicati dalla Guardia di finanza affiancavano al sostegno pubblico un secondo stipendio o consulenze anche da 1600 euro a volta e per questo sono stati segnalati alla Corte dei Conti. E’ stato inoltre richiesto all’autorità giudiziaria il sequestro delle «somme indebitamente percepite», che in totale ammontano a 515 mila euro.

E’ il risultato di un primo controllo svolto su 40 specializzandi, ma che ora continuerà. Il fenomeno rischia di avere ricadute sui pazienti, se si dimostrerà che gli utenti visitati dagli specializzandi denunciati ignoravano di essere seguiti da laureati in Medicina ma non ancora camici bianchi «finiti». Il che preoccupa il Tribunale del Malato. «Purtroppo non è la prima volta che accade — rivela il ccordinatore regionale Giuseppe Cicciù—anzi, è un andazzo che dura da tempo, favorito dalla carenza di controlli. E anche dal basso tenore degli stipendi percepiti dagli operatori sanitari: uno specializzando prende nemmeno 1500 euro al mese, fuori ne percepisce altri 2 mila. E così “arrotonda”, a scapito dei malati, curati da un dottore che non ha completato la preparazione e che quindi dovrebbe limitarsi a lavori di anamnesi e raccolta dati. Ben venga l’operazione della Guardia di finanza, che va a garanzia del paziente. Un appunto lo muoverei anche alle strutture che assumono i furbetti: secondo me sanno benissimo trattarsi di specializzandi, ma chiudono un occhio perchè costano meno».

Al momento però non risulta alcun provvedimento a carico delle aziende che hanno comprato le prestazioni dagli specializzandi. Sembrerebbero ignare di tutto, così come cade dalle nuvole l’Anaao Assomed, il principale sindacato degli ospedalieri. «Non avrei mai immaginato nulla di simile—assicura il segretario veneto, Salvatore Calabrese — prima di esprimere un giudizio aspetto l’esito dell’inchiesta, ma nel frattempo mi sento di stigmatizzare ogni comportamento illecito in corsia. La legge va rispettata ». E a farla rispettare ci pensa la Guardia di finanza, che prosegue con i controlli e il cui Comando regionale in aprile sottoscriverà un protocollo d’intesa con la Regione. «Da tempo abbiamo avviato una proficua collaborazione voluta dal presidente Luca Zaia—dichiara il comandante di Divisione, generale Walter Cretella Lombardo — ora, attraverso un pianificato e frequente scambio del patrimonio informativo, sarà possibile tutelare gli interessi dei cittadini, coinvolgendo uffici e centri di monitoraggio e controllo nel rispetto delle singole responsabilità e attribuzioni. Procederemo alla riorganizzazione concettuale delle forze in campo mirata ad evitare sprechi, cattive o disinvolte gestioni e specifiche responsabilità. Del resto la Guardia di finanza ha da sempre sviluppato una specifica attività di vigilanza ed eseguito numerosi controlli nell’area della spesa pubblica — prosegue il generale Cretella Lombardo —. L’impegno del corpo in tale contesto non rappresenta profili di novità, l’aspetto innovativo è l’accresciuto interesse strategico a livello nazionale per un ambito, quello sanitario, ad altissima incidenza sulle risorse del bilancio pubblico».

Nel 2011 le fiamme gialle del Veneto hanno messo in atto 51 interventi a contrasto della frode al Servizio sanitario nazionale, segnalando per violazioni amministrative 43 soggetti, denunciandone 16 e arrestandone uno, il dottor Carlo Cetera, primario della Ginecologia e Ostetricia di Pieve di Cadore, accusato di aver intascato mazzette dalle coppie in attesa di affrontare la fecondazione assistita per far saltare loro le liste d’attesa. L’anno scorso sono poi scattati i sequestri di 2800 confezioni di anabolizzanti al porto di Venezia, di 325 mila occhiali con marchi contraffatti (più 2 milioni di etichette false) tra Venezia e Treviso, di 47 mila paia di occhiali da sole e 1100 da vista, più sette macchinari per produrli, a Padova.

Corriere.it – 17 marzo 2012

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