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L’accusa della Corte dei Conti: enti intoccabili, troppi sprechi

Inaugurazione dell’anno giudiziario a Venezia. Il procuratore Scarano: le sentenze della Cassazione le sottraggono al nostro controllo

VENEZIA — Un universo di società intoccabili di cui la Magistratura erariale fatica a chiedere il conto. È questo il messaggio più forte lanciato ieri mattina nella cornice austera della Scuola Grande di San Rocco, a Venezia, dal procuratore generale della Corte dei Conti, Carmine Scarano, nella sua relazione d’avvio dell’anno giudiziario 2012. Un atto d’accusa contro le società partecipate (le società che gli enti pubblici istituiscono per determinati scopi, come Veritas a Venezia o la Sitram per la realizzazione della tramvia a Verona) ma che — sono le parole di Scarano — «la Suprema Corte, con diverse pronunce » ha sottratto «alla giurisdizione della Corte dei Conti: la veste formale di società per azioni è sufficiente a far sì che i casi di responsabilità di amministratori e dipendenti siano regolati dalle norme del codice civile». Ma per il procuratore quelle non sono società per azioni e sono invece in tutto e per tutto emanazioni della politica (soggette a spoils system, dipendenti dalla politica per la dirigenza e gli indirizzi, per dire).

Tanto che si arriva a una situazione definita «paradossale»: «La Procura—dice il procuratore — chiamata a indagare per danno erariale nei confronti di una società partecipata, è posta nella condizione di non sapere se il giudizio le verrà sottratto, sia pure in presenza di azionariato totalmente pubblico ». Un pasticcio che riguarda, in Veneto, società dal valore della prod u z i o n e c o m p l e s s i v o d i 2.607.334.053 euro. Il procuratore — come prima di lui il presidente della Corte, Angelo Buscema — ha ribadito la carenza d’organico in cui verte la magistratura contabile veneta che comunque esibisce numeri importanti: nel 2011 sono stati citati in giudizio per danno erariale a vario titolo 103 soggetti per complessivi 2.211.759, 49 euro (erano 5.771.668,74 nel 2010); mentre le vertenze pendenti per i casi di illecito segnalati alla data del 1 gennaio 2011 ammontavano a 8.345, alle quali se ne sono aggiunte 2.350 sulla base delle denunce arrivate nel corso dell’anno. Tra i casi citati da Scarano, il primo è sicuramente quello della tramvia veronese (superata ora dal filobus): 1.094.027,51 euro di danno erariale dovuti alla decisione del Comune di Verona, allora guidato dalla giunta Sironi, di realizzare una nuova società per la progettazione dell’opera, la Sitram, senza avvalersi di un semplice ufficio di Amt, la società comunale veronese che gestisce i trasporti. La società fu poi chiusa dalla giunta Zanotto, precedente a quella di Tosi. Accanto a questo, altri 13 casi eclatanti, dai 550mila euro di appropriazione indebita dei proventi del bollo auto a danno della Regione Veneta e dell’Aci (un riscossore infedele), ai 340mila euro di danno erariale al Comune di Noventa Padovana per la lottizzazione dell’area «Collizzolli», ai 302.900,27 euro per il danno erariale alla Usl di Vicenza (colpa di un odontoiatra che aveva falsificato ripetutamente le impegnative).

Infine la notizia della firma di un protocollo, la prossima settimana, che rende più strutturata la collaborazione tra Regione e Procura regionale della Corte dei Conti in materia socio sanitaria. Nel parterre delle autorità, il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità che le sanzioni riguardino anche l’attività governativa, non solo gli enti locali: «Il Patto di stabilità è un macigno che incombe sulle amministrazioni locali, poi si lascia lo Stato libero di fare ciò che vuole. Ma finora l’equilibrio di bilancio è stato garantito dalle amministrazioni locali, non dallo Stato. Sul Governo non c’è alcuna sanzione». Orsoni è stato protagonista di un siparietto con la presidente della Provincia di Venezia Francesca Zaccariotto. L’esponente leghista aveva lamentato la nostalgia per i Co.Re.Co, gli organismi di controllo preventivo degli atti legislativi. Orsoni, vestiti i panni dell’amministrativista, le ha dato della «centralista»: «Cara Zaccariotto non provo nostalgia per i Co.Re.Co. Averli aboliti è stato dare responsabilità agli enti locali. Ora servirebbero le risorse».

Corriere.it – 17 marzo 2012

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