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L’opinione. Caprette, pesci, canarini. Sono troppe le «regole» per gli animali domestici? Qualche riflessione su recenti fatti di cronaca

Luigi MIgliorini. Il Corriere del Veneto. In un piccolo comune altopolesano, un arzillo 85enne tiene con cura nel suo giardino, come animali d’affezione, anziché cani, due caprette. Sembra l’inizio di una favola per bambini ed invece si tratta di un recente fatto di cronaca. L’anziano signore ha ricevuto un’ispezione da parte di alcuni funzionari dell’ULSS 5, i quali hanno rilevato un problema relativo alle iscrizioni sul registro relativo agli animali ed hanno contestato un’infrazione che comportava il pagamento di 430 Euro.

Il “contravventore” ha chiesto, come previsto dalla normativa in tema di sanzioni amministrative, di essere sentito dal sindaco il quale ha “ridotto” la sanzione ad Euro 258. Avrà esclamato: «Caprette mie quanto mi costate!». Peraltro bisogna star attenti non solo alle capre, ma anche a tutta la gamma di animali domestici, rispettando scrupolosamente le prescrizioni della delibera di giunta regionale Veneto N. 272 del 6.2.2007. Ad esempio – a parte il problema dell’autorizzazione ad entrare nelle private dimore – qualche soggetto pubblico potrebbe chiedere: Verifico come sono alloggiati i vostri canarini? Avuta risposta positiva, il controllore potrebbe contestare che non è rispettato quanto previsto all’art. 14 dell’allegato alla cit. delibera 272/2007 che, tra l’altro, stabilisce che “le gabbie/voliere debbono contenere un numero sufficiente di mangiatoie ed abbeveratoi posizionati in modo tale che tutti gli animali vi possano accedere con facilità e senza toccare il fondo della struttura di ricovero”: quindi sanzione amministrativa. in caso di “voliere difformi”. Ed i pesciolini? Art. 16 del cit. allegato: “Gli animali acquatici dovranno essere detenuti nel rispetto delle loro esigenze eto-fisiologiche, con possibilità di spazio adeguato per un sufficiente movimento e tenuto conto del proprio comportamento sociale”. Come si fa a stabilire come si comporta in società un pesce rosso? Il controllore potrebbe (chissà in base a quali criteri) saper rispondere alla domanda, rilevare che il pesce rosso si trova in una situazione di disagio ambiental-sociale e stendere un verbale di infrazione.

Non sono certo tra coloro che trascurano le esigenze degli animali: basta chiedere notizie in proposito alle mie due collies, comunque i succitati esempi sono segnali di come si sta esagerando nel dettare norme di vario tipo, con le quali si rischia di giungere ad una disciplina totalizzante dell’umano comportamento, anche negli aspetti più marginali.

IL Corriere del Veneto – 5 febbraio 2017

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