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Lorenzin: mi dimetto ma dico no a un partito di estremisti modello «Alba Dorata»

Quando Beatrice Lorenzin si sente attribuire una «dissociazione» dal suo partito, dice che vuole «subito fare chiarezza»: «Non lascio il mio partito, ma non sono disposta a stare in una formazione guidata da estremisti contrari allo spirito e alle idee che abbiamo professato in questi 19 anni.

Io sono tra i più berlusconiani del Pdl. Sono entrata in Forza Italia nel 1996, a 25 anni, e lì sono sempre rimasta: posso dire che tutta la mia vita adulta è attraversata dal partito. In questo momento drammaticissimo sono vicina a Silvio Berlusconi e difendo la sua posizione. La Storia giudicherà quello che gli stanno facendo. Però domando: è possibile essere berlusconiani senza mandare il cervello all’ammasso?»

A chi fa riferimento?

«Mi è stato chiesto di dimettermi da ministro della Salute, e così ho fatto, come atto di lealtà. A questo punto posso esprimere il mio giudizio politico su quei consiglieri di Berlusconi che hanno spinto alle dimissioni duecento parlamentari e poi, mentre il capogruppo annunciava alla Camera il nostro sostegno al governo e senza neppure una telefonata, ci hanno detto di lasciare i dicasteri. Denis Verdini, Daniela Santanché, Daniele Capezzone e Sandro Bondi non rappresentano i valori di Forza Italia delle origini. Non sono portatori di uno spirito positivo per lo sviluppo del Paese. Rappresentano la minoranza della minoranza… E io non ci sto».

Le dimissioni sono un errore?

«Sì. Prima si sarebbe potuto e dovuto convocare una direzione nazionale, un’assemblea… Ma le persone che in questo momento stanno tenendo in mano il partito non sono attrezzate culturalmente per guidarlo».

Sono i consiglieri che Berlusconi si è scelto, non gli sono stati imposti.

«Sta vivendo il terribile dramma di essere accerchiato. La responsabilità non è sua, ma di quei consiglieri politici».

Quali conseguenze trae?

«Non posso accettare l’idea di un partito alla Alba Dorata che considera traditori chi la pensa diversamente. Intendo battermi perché nel mio partito ci sia spazio per i moderati, per quanti si riconoscono nei popolari europei. E ci sono poche ore per decidere quale strada prendere».

Anche lei fa appello a Angelino Alfano?

«Berlusconi lo considera suo delfino, mi aspetto che riprenda il governo del partito».

Non prende in considerazione i richiami degli esponenti centristi?

«Non è proprio questo il momento. Domani (oggi per chi legge, ndr ) ci riuniremo tutti con Berlusconi. Io sollecito all’interno del mio partito un dibattito franco e sincero. E senza colpi bassi».

Vede Berlusconi in Forza Italia del futuro?

«È il padre fondatore, per vent’anni ha tenuto insieme le diverse anime del partito: non si può pensare a un futuro del centrodestra senza Berlusconi. Chi ha tentato ha fallito».

Daria Gorodisky – Corriere della Sera – 30 settembre 2013 

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