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«Screening su tutti i neonati». Ma Coletto rischia la sfiducia

Duro scontro sul centro per le malattie metaboliche conteso tra Padova e Verona Attaccato da Pd e Pdl, l’assessore promette esami di massa dal 1. gennaio 2014

Filippo Tosatto. Doveva essere un’audizione, si è trasformata in un processo dove l’imputato – l’assessore alla sanità Luca Coletto, fedelissimo di Flavio Tosi – bersagliato da ogni parte, rischia una mozione di sfiducia individuale in aula. Nervi tesi in quinta commissione: il nodo irrisolto del centro regionale di riferimento per la diagnosi e la cura delle malattie metaboliche ereditarie, conteso tra le sedi universitarie di Padova e Verona perché altamente remunerativo in termini di risorse e know scientifico, scatena l’attacco al veronese Coletto, accusato di tergiversare da due anni per non privare la sua città di un asset cruciale. Ad incalzarlo, in particolare, il consigliere del Pd Giampiero Marchese: pur a fronte della “primogenitura” scaligera sul fronte della terapia, una legge regionale del 2008 assegna il centro a Padova – ha ricordato – e la stessa commissione tecnica istituita da Coletto ha consigliato di unificare l’attività di screening (che ora coinvolge 50 mila bimbi) sottolineando i risparmi derivanti dalla scelta del polo (quello padovano) già dotato di personale e attrezzature scientifiche. Se l’opzione è diversa – ha aggiunto il democratico – è indispensabile cambiare il testo legislativo. «È quello che intendo fare, datemi del tempo», ha replicato Coletto, scatenando l’ira del centrosinistra che gli ha rinfacciato la volontà di privilegiare interessi di bottega. «Presenteremo una mozione di sfiducia all’assessore», ha minacciato Marchese e il Pdl gli ha dato manforte. Il presidente Leonardo Padrin ha ventilato una «messa in mora» della giunta per costringerla ad applicare la legge in vigore, furioso anche il capogruppo Dario Bond: «Vergogna! Parliamo di esami per prevenire le malformazioni dei bambini, c’è un macchinario diagnostico nuovo da 300 mila euro dimenticato in magazzino», ha gridato scagliando un fascio di documenti sul pavimento. Imbarazzatissima e silenziosa la Lega, il partito di Coletto: finché, per evitare il peggio, Matteo Toscani ha chiesto una pausa e la riunione di maggioranza conseguente ha indotto l’assessore («Sono il capro espiatorio di una guerra nel centrodestra», si è sfogato) a una proposta di mediazione – delibera risolutiva entro due settimana e avvio dello screening metabolico allargato per tutti i neonati veneti entro il 1° gennaio 2014 – che ha sancito la tregua armata. Tant’è. L’opposizione – anche per voce di Pietrangelo Pettenò (Sinistra), Antonino Pipitone (Idv) e Diego Bottacin (Verso Nord) – lo attenderà al varco. La querelle ha finito per porre in secondo piano due questioni tutt’altro che banali. L’esame del progetto di legge di Claudio Sinigaglia (Pd) per la prevenzione, la formazione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico, con l’audizione di una serie di esperti; la mina vagante dei medici di base in lotta contro la Regione; e la mozione contro la chiusura dei corsi di laurea in Scienze infermieristiche decentrati a Conegliano, Feltre, Montecchio e Portogruaro – decisa dall’università di Padova per la mancanza di docenti – che ha sollevato le proteste di Ulss interessate, enti locali e infermieri. «Gli atenei di Padova e di Verona», ha spiegato il portavoce dei collegi infermieri Luigino Schiavon «autorizzano 1400 posti di formazione l’anno, circa 800 in meno rispetto al fabbisogno reale. Con la chiusura delle quattro scuole, il Veneto perderà altri 225 futuri infermieri, dimezzando il numero di figure necessarie». Non proprio una prospettiva rosea.

Il Mattino di Padova – 17 maggio 2013

 

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