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M5S «ruba» un seggio a Zaia. Il colpo di miss 80 preferenze. Cambia la geografia degli eletti, partono i primi ricorsi. Il caso di Padoan, 9 mila euro al mese con un pugno di voti

Ogni legge (elettorale, in questo caso) ha i suoi casi limite, però quello che ha portato all’elezione in consiglio regionale di Ilaria Padoan, medico di Chioggia, si spinge a toccare vertici assoluti. Non sappiamo se la dottoressa Padoan creda nell’importanza del «fattore C», certo che nella vicenda che le ha spianato la strada verso palazzo Ferro Fini ci sono una quantità di circostanze fortunate da lasciare senza parole (soprattutto i diretti concorrenti).

Prima circostanza: la sua lista, Indipendenza Noi Veneto (con Zaia), ha ottenuto un solo seggio in consiglio, e per il calcolo perverso dei resti questo benedetto seggio è scattato proprio nel collegio di Venezia anziché altrove. Seconda circostanza: Ilaria Padoan si è ritrovata eletta pur avendo ricevuto la miseria di 80 preferenze personali, quando ci sono candidati delle liste maggiori che hanno mancato l’elezione con migliaia di suffragi personali. Terza e più straordinaria circostanza: grazie ai quegli 80 voti, Padoan nei prossimi 5 anni riceverà un’indennità vicina ai 9 mila euro al mese, poiché inevitabilmente (essendo l’unica eletta) le toccherà anche la maggiorazione prevista per i capigruppo.

Altre storie dal Consiglio. Ieri gli uffici di palazzo Ferro Fini hanno leggermente riveduto la stima di ripartizione dei seggi, apportando una significativa modifica su Treviso: fuori l’indipendentista Rolando Bortoluzzi, dato inizialmente per eletto, e dentro al suo posto, con il riconteggio dei resti, il quinto esponente grillino. Si tratta di Simone Scarabel, sospinto da quasi 1.200 preferenze. Questo cambio in corsa muta anche i rapporti numerici tra maggioranza e opposizione: la coalizione Zaia perde un componente, scendendo a 29 consiglieri, mentre lo schieramento di minoranza sale a 22.

Capitolo ricorsi. Si annuncia quello di Marino Zorzato (Ncd-Udc), vicegovernatore uscente, poiché un’interpretazione contestata della legge elettorale ha fatto scattare l’unico seggio conquistato dalla sua lista a Venezia, decretando l’elezione di Massimo Mancini (anch’egli chioggiotto e anch’egli medico, dev’essere una caratteristica che porta fortuna).

Di fare ricorso, per gli stessi motivi, parla apertamente anche Otello Bergamo, il più votato (quasi duemila preferenze personali) della lista di Forza Italia a Venezia. I berlusconiani hanno racimolato soltanto tre seggi in Consiglio, due pieni (a Verona e a Padova) e uno grazie alla ripartizione dei resti. Bergamo evidentemente contava di accaparrarsi il terzo scanno, che invece è stato attribuito al collegio di Vicenza, consentendo in questo modo la rielezione dell’assessore uscente Elena Donazzan. «Purtroppo i tecnicismi della legge elettorale hanno favorito la provincia di Vicenza – si rammarica Bergamo – e Venezia resta sguarnita della rappresentanza in consiglio. Provvederemo a fare ricorso agli organi competenti, dal momento che vi sono degli aspetti nella ripartizione dei seggi che lasciano molte perplessità». Per la cronaca, a Venezia si dice che Bergamo sia il candidato destinato a raccogliere l’eredità (e i voti) di Renato Chisso, il potentissimo azzoppato dall’inchiesta Mose. Questo non ha portato fortuna.

Alessandro Zuin – Il Corriere del Veneto 2015

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