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Mais geneticamente modificato: venti metri non bastano per evitare la diffusione del polline di piante ogm oltre le zone cuscinetto

I modelli matematici adottati dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sottostimano in modo significativo le possibilità di diffusione del polline del mais geneticamente modificato, che andrebbero riconsiderate, trattandosi di chilometri e non di decine di metri. Lo sostiene uno studio pubblicato dalla rivista Environmental Sciences Europe e finanziato dal ministero dell’Ambiente tedesco.

I tre autori – Frieder Hofmann, Mathias Otto e Werner Wosniok – hanno analizzato i dati sulla dispersione del polline del mais geneticamente modificato Bt in 216 siti di Germania, Svizzera e Belgio, dal 2001 al 2010.

Il mais Bt contiene un gene capace di produrre una tossina insetticida. Adottando un unico metodo di campionamento standardizzato, lo studio ha rilevato una capacità di dispersione del polline del mais Bt fino a 4,5 chilometri dal campo di coltivazione. La deposizione di polline più alta è stata rilevata all’interno dello stesso campo di coltivazione del mais geneticamente modificato ma deposizioni pari a diverse migliaia di pollini per metro quadrato sono state rilevate nel raggio di un chilometro.

Gli autori dello studio giudicano questi risultati preziosi per la valutazione del rischio e la gestione degli Ogm, perché indicano la necessità di zone cuscinetto fino a un chilometro, per prevenire l’esposizione dannosa degli organismi non bersaglio, come farfalle e falene, alle tossine presenti nel polline del mais Bt. Il polline del mais è relativamente grande e pesante, con un diametro compreso tra 80 e 125 micron.

In condizioni di aria calma, si sposta a una velocità media di 20 cm al secondo e si deposita dopo 10-20 secondi. In una condizione di vento che soffia a due metri al secondo, come in Germania d’estate, il polline del mais dovrebbe depositarsi, in media, in un raggio di 20-40 metri. Questo, osservano gli autori dello studio, potrebbe essere uno dei motivi per cui alcuni ricercatori si concentrano su brevi distanze, di pochi metri dal bordo del campo, quando misurano la dispersione del polline del mais. I tre studiosi tedeschi, analizzando le misure sul terreno, hanno messo in discussione questi presupposti, che sono validi solo in condizioni di aria calma, che sul campo sono praticamente inesistenti.

Gli autori affermano che, per quanto è a loro conoscenza, i risultati di questo studio rappresentano il più grande insieme di dati sulla deposizione del polline di mais sinora pubblicati e raccolti in condizioni di coltivazione comuni e complesse. Inoltre, i dati hanno un alto valore informativo, perché sono stati tutti raccolti utilizzando il medesimo metodo di campionamento standardizzato, il che li rende confrontabili nelle diverse posizioni geografiche e nei vari anni. La conclusione degli autori è “la curva esponenziale utilizzata nella valutazione di rischio dall’Unione europea sottostima il deposito e quindi sottostima l’esposizione degli organismi non bersaglio, in particolare sulle distanze più lunghe. Di conseguenza, le precedenti valutazioni di rischio e le conclusioni a proposito delle distanze, della potenziale esposizione e degli effetti sugli organismi non bersaglio andrebbero riviste alla luce di questi nuovi risultati”.

Il Fatto alimentare – Beniamino Bonardi – 26 febbraio 2015 

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