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“Maltrattati i delfini di Rimini”. Il giudice li trasferisce a Genova. Il gip accusa: impianto inidoneo

Ma i proprietari insorgono: il viaggio li stressa. Le quattro star del Delfinario di Rimini, quattro esemplari di delfini dal naso a bottiglia, sono stati messi sotto sequestro, prelevati e spediti all’Acquario di Genova perché erano oggetto di maltrattamenti.

Secondo il corpo forestale dello Stato, che per tutta la giornata di ieri ha messo in atto la complessa operazione di trasferimento, si tratta del primo provvedimento del genere in Europa.

L’intervento è stato deciso dopo che, lo scorso 31 luglio, un’ispezione di veterinari ed esperti del Cites aveva accertato una serie di problemi all’interno della struttura riminese: c’è una sola vasca là dove ce vorrebbero almeno due, e come se non bastasse l’unica vasca sarebbe troppo piccola per i quattro cetacei, elementi che avrebbero influito sulle condizioni di salute dei delfini, in modo particolare sul più piccolo: Lapo, questo il suo nome, cinque anni di età, si era ammalato per cause naturali, ma le insufficienze dell’impianto ne avrebbero aggravato la patologia.

Ecco perché il gip del tribunale di Rimini ha firmato il decreto di sequestro preventivo dopo la richiesta del sostituto procuratore Marino Cerioni, dando il via alla procedura di trasferimento a Genova.

Un’azione complessa, dato che i quattro animali (si tratta della coppia di genitori e dei due piccoli, entrambi nati al delfinario, ndr) sono stati caricati su singole barelle, sistemati in altrettante casse, issati con le gru e sistemati su due camion.

Per tutta la durata del viaggio sono stati “spugnati” per evitare la disidratazione, in caso di stress eccessivo era anche prevista la sedazione. Tuttavia, secondo la proprietà del delfinario, che annuncia un ricorso al tribunale del riesame per annullare il sequestro e ottenere la restituzione dei mammiferi, l’intervento della forestale è stato molto discutibile per le modalità e i tempi: «Lo svuotamento della vasca è cominciato stamattina (ieri, ndr) e i delfini sono rimasti in quaranta centimetri d’acqua almeno fino alle 16,15, sotto stress, mentre ancora non erano pronti a portarli via, anche perché la gru aveva il braccio troppo corto e hanno dovuto sostituirla – racconta Massimiliano Bacillieri, legale della struttura -. Secondo la proprietà, qui c’è imperizia e improvvisazione. Era stato anche chiesto un ampliamento della vasca, ma il Comune ha negato l’autorizzazione perché è un terreno demaniale, cioè dello Stato…». Il legale aggiunge che le autorità hanno individuato anche «un ipotetico maltrattamento psicologico perché, essendo gli animali consanguinei, vengono loro somministrati degli anticoncezionali».

L’avvocato protesta perché ai consulenti tecnici nominati dalla società, che era incorsa in sanzioni amministrative per diciottomila euro, è stato impedito di assistere alle operazioni e lamenta «l’enorme danno alla salute dei delfini in seguito all’imbarazzante organizzazione del loro trasporto».

Intanto, esultano gli ambientalisti: le associazioni Lav, Enpa e Marevivo, che da anni chiedono la chiusura dei delfinari in tutta l’Italia, ricordano la campagna Sos Delfini che ha portato alla luce una realtà di sistematica violazione delle norme europee e nazionali. Il sindaco di Rimini Andrea Gnassi parla di «una pagina triste per la nostra città, perché coinvolge un’attività storica e riconosciuta», e ricorda di aver sempre dato appoggio alla società che gestisce il Delfinario: «Ho sollecitato il rilascio di una proroga ai concessionari proprio per l’adeguamento della struttura alle normative vigenti».

La Stampa – 14 settembre 2013

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