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Mangiano pesche in classe: intossicati alunni in due scuole

Dieci bimbi in ospedale a Carinola, 13 in una elementare di Serre Indagano i Nas. I fornitori: eseguiti controlli, siamo in regola

CASERTA — Hanno mangiato le pesche somministrate nell’ambito del progetto ministeriale «Frutta nelle scuole» e subito dopo hanno accusato un malore: dolori addominali, vomito, arrossamenti in varie parti del corpo. È accaduto giovedì mattina, nelle stesse ore, a dieci bambini che frequentano la quinta elementare presso l’istituto comprensivo Carinola-Falciano (Caserta) e contemporaneamente ad altri tredici a Serre, nel Salernitano. La frutta, secondo quanto accertato, proveniva dalla stessa partita: primizie fornite da un’azienda di Battipaglia. Dopo l’allarme lanciato dalle maestre, i bambini sono stati immediatamente soccorsi e trasferiti in ospedale: due degli alunni di Carinola, al San Rocco di Sessa Aurunca; quelli di Serre all’ospedale di Eboli.

«Presentavano chiari segni di choc anafilattico – racconta il primario del reparto di Pediatria dell’ospedale San Rocco, Giuseppe Casale – per cui li abbiamo subito trattati con cortisone. Sono rimasti sotto controllo fino a sera inoltrata. Poi, intorno alle 20, constatato che non correvano più alcun pericolo, i genitori hanno deciso di riportarli a casa». Quanto alle possibili cause scatenanti della reazione allergica, il dottor Casale ritiene «assai probabile che a provocarla siano stati gli anticrittogamici impiegati per difendere le piante dai parassiti». Ma il vicepresidente dell’azienda che ha fornito le pesche, la Aop Armonia Scarl di Battipaglia, Pietro Caggiano, tende ad escludere l’ipotesi: «Abbiamo verificato che l’ultimo trattamento antiparassitario a quella partita di frutta derivante da produzione con lotta integrata (e cioè, con l’uso di fitofarmaci poco tossici per l’uomo e con insetti utili, ndr) è avvenuto all’incirca un mese e mezzo fa. E difatti le analisi multiresiduali che abbiamo condotto, appena si è diffuso l’allarme, sui prodotti fermi in piattaforma e pronti per la distribuzione sono risultate negative: zero residui.

D’altro canto, quello stesso giorno hanno mangiato quelle pesche circa 180 mila bambini, in Campania, Basilicata e Lombardia. E non ci risultano, altri casi analoghi. È assai più probabile, quindi, che il problema possa essere stato provocato da un’intolleranza alle istamine presenti sulla peluria delle pesche. Per cui, per precauzione, abbiamo ritirato il prodotto fermo in piattaforma, per sostituirlo con nettarine (pesche noci, ndr)».

Intanto, già ieri mattina, i carabinieri dei Nas, guidati dal colonnello Lombardi, hanno provveduto a sequestrare le confezioni di pesche ancora presenti nelle scuole. E insieme ai tecnici delle Asl di competenza hanno effettuato i prelievi per le analisi tossicologiche che saranno condotte dall’Arpac: l’esito è atteso nelle prossime ore.

Il programma «Frutta nelle scuole» è stato promosso e realizzato dal ministero delle Politiche agricole, in collaborazione col Miur, col ministero della Salute e con le Regioni. Obiettivo, favorire tra i bambini delle scuole primarie una corretta alimentazione che privilegi il consumo di frutta e verdura. Nel corso dell’anno sono state somministrate 43 porzioni di frutta o ortaggi, che per contratto devono essere tutte «di prima categoria o superiori», e provenienti da produzioni Dop, Igp, biologiche o a lotta integrata.

Ma dopo l’episodio di giovedì, l’allarme tra i genitori si diffonde a macchia d’olio. Ed anche il ministro dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo, sottolinea che il duplice episodio «non va assolutamente sottovalutato. Abbiamo subito provveduto ad inviare sul posto i nostri organismi di controllo – afferma in una nota il ministro – perché la salute deve essere sempre tutelata, soprattutto quella dei bambini: i cittadini di domani non devono pagare le eventuali colpe di chi potrebbe aver agito in maniera poco responsabile. Ad ogni modo, la vicenda non mette in discussione la validità di un programma che dà la possibilità ai bambini di mangiare frutta e verdura, educandoli a un’alimentazione sana ed equilibrata».

Sulla stessa linea, l’assessore regionale all’Agricoltura, Daniela Nugnes: «Da parte nostra c’è la massima disponibilità ad affiancare il ministero, che già ha attivato tutte le procedure del caso, nell’azione di controllo per comprendere le cause di quanto accaduto e per individuare eventuali responsabili». Per il direttore dell’ufficio scolastico regionale, Diego Bouché, «deve esserci la massima allerta tra i vincitori di appalti forniture per le scuole e le mense: si deve raddoppiare e triplicare il controllo sulla filiera agroalimentare». Infine, il sindaco di Carinola, Luigi De Risi, non esclude la possibilità di costituirsi parte civile «per gli eventuali danni arrecati».

Pietro Falco – Corriere del Mezzogiorno – 2 giugno 2013

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