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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Stop finanziamenti pubblici, Bonino: ipotesi referendum
    Notizie ed Approfondimenti

    Stop finanziamenti pubblici, Bonino: ipotesi referendum

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche2 Giugno 2013Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Bonino: compromesso, probabile un’azione dei radicali. Dalla maggioranza pressing di emendamenti. Il disegno di legge che dal 2017 azzera i finanziamenti pubblici diretti previsti per i partiti è ancora ballerino.

    Tanto che, al termine del consiglio dei ministri di venerdì in cui è stato dato il via libera «salvo intese» al testo Quagliariello-Franceschini, a Palazzo Chigi è tornato a riunirsi il gruppo di lavoro per le ultime limature.

    E il lavoro non è terminato perché sul tavolo c’erano e ci sono particolari di sostanza. Per esempio, sul 2 per mille, l’opzione del contribuente in sede di dichiarazione dei redditi sarà esercitata a favore di un solo partito o per l’insieme dei partiti che, poi, si divideranno i fondi con sistema proporzionale? Il testo è poco chiaro, anche se pare di capire che sia la prima ipotesi ad aver avuto successo con molte controindicazioni su fronte della privacy.

    Ora, dunque, non resta che attendere il testo definitivo che forse meriterà un altro passaggio in consiglio dei ministri. Tanta incertezza è dovuta al fuoco di sbarramento partito, oltre che da Beppe Grillo, anche dai banchi del governo. Molto realistica la previsione del ministro degli Esteri, Emma Bonino: «Non escludo che i radicali potrebbero lanciarsi in una campagna referendaria per abrogarlo». Certo, parlare di referendum abrogativo prima ancora che una legge sia approvata può sembrare una mossa avventata, però la profezia della Bonino è condivisa da altri ministri: «Temo che il provvedimento possa essere peggiorato nel suo cammino parlamentare».

    «Il ddl presentato da Letta rappresenta sicuramente una mediazione», insiste il ministro degli Esteri. E infatti anche Scelta civica insorge contro l’assenza di un tetto per le donazioni ai partiti che è saltato su pressione del Pdl, beneficiato da uno sponsor di prima grandezza economica. Ma il problema non riguarda solo il miliardario Berlusconi: «Sinceramente — ha detto a Radio radicale il deputato del Pd Daniele Marantelli — non ho mai incontrato eserciti di benefattori disinteressati. Quando si dà un finanziamento, in genere c’è qualche aspettativa dietro alla quale si nascondono interessi. Niente di drammatico, purché sia reso tutto trasparente».

    Ecco allora che, insieme alla richiesta di un tetto per i finanziatori privati, dal ministro Gianpiero D’Alia (Funzione pubblica) arriva la richiesta di affrontare una volta per tutte il problema dei lobbisti che esercitano pressioni sulla politica. Ma si annunciano acque agitate anche a sinistra perché, a parte l’opposizione di M5S e di Sel, c’è movimento tra i deputati e i senatori del Pd fedeli a Matteo Renzi. Che per ora si morde la lingua: «No comment sul provvedimento del governo, ogni volta che parlo succede un casino». Parla invece il renziano Andrea Marcucci che annuncia un bel pacco di emendamenti al ddl Letta: «Il meccanismo del 2 per mille mi sembra prefiguri una sorta di obbligatorietà che non mi piace, mentre la cosa più giusta da fare sarebbe stata che ai partiti vanno solo quei soldi specificamente espressi». Preoccupazione infine anche nel Pdl che da fine giugno, a scadenza di contratto, potrebbe essere costretto a lasciare la sede di via dell’Umilità.

    Corriere della Sera – 2 giugno 2013

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