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Manovra a tappe forzate. Al Senato si vota il 21. Via libera definitivo entro il 5 agosto

1a1aaaasenatoConfindustria e le Banche chiedono l’approvazione immediata. Regioni, sindacati medici e industriali del farmaco e dei dispositivi medici chiedono profonde modifiche. Certo è che i tempi sono strettissimi. Secondo quanto previsto dal calendario dei lavori del Senato, dove è in corso l’esame sul decreto legge sulla manovra economica, il via libera dell’Assemblea di Palazzo Madama arriverà per il 21 luglio e il Governo ha già annunciato che porrà la questione di fiducia. A quel punto il testo passerà alla Camera, ma l’iter sarà altrettanto veloce. In questo modo sarà possibile approvare definitivamente la manovra entro la prima settimana di agosto.

Il Governo ha assicurato la disponibilità a introdurre variazioni, ma alla condizione che i salti non siano toccati. In totale si tratta di 68 milioni per raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2014, anche se 16,9 miliardi arriveranno dal disegno delega sul disco e sull’assistenza sociale. Gli interventi saranno spalmati nel quadriennio 2011/2014, ma il grosso (60 miliardi) si concentrerà negli ultimi due anni e in particolare sul 2014 (40 miliardi).

Per gli emendamenti, comunque, occorrerà aspettare domani pomeriggio, a conclusione delle audizioni che impegneranno le commissioni Bilancio di Senato e Camera riunite in seduta congiunta. I primi ad essere ascoltati i rappresentanti di Confindustria, a seguire Rete Imprese Italia, i sindacati: Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Sinpa e in chiusura di giornata i rappresentanti dell’Abi.

Martedì si ricomincia alle 9.30 con la Banca d’Italia, che sarà seguita dall’Istat, dal Cnel e, infine, dalla Corte dei Conti, che alle 13.00 chiuderà il ciclo di audizioni. Mentre le Regioni sono ancora in attesa della convocazione da parte del Governo per un confronto sulla manovra.

Quotidianosanita.it – 11 luglio 2011

Manovra, voto a tappe forzate. Tremonti incontra la maggioranza. Pd e Udc: pochi emendamenti comuni

La maggioranza serra i ranghi in vista dell’approvazione della manovra. Domani pomeriggio scadono i termini per la presentazione degli emendamenti al decreto di correzione dei conti pubblici e il ministro dell’Economia Giulio Tremontiincontrerà domani in Senato i rappresentanti di maggioranza delle commissioni Bilancio e Finanze delle Camere e i capigruppo di Pdl e Lega per fare il punto sulle possibili modifiche al provvedimento.

Bossi: spero si chiuda in settimana

Il leader del Carroccio, Umberto Bossi, auspica una rapida chiusura della partita. «Lo spero», ha risposto il Senatur a chi gli chiedeva se la manovra si chiuderà in settimana. «Io vado domani a Roma, oggi ci sono i sindaci che propongono degli emendamenti. Bisogna proporre gli emendamenti, se no mette le mani avanti chi vuole la fiducia. Se metti la fiducia cancelli gli emendamenti». Quanto alla possibilità di un ritorno del codicillo pro-Fininvest nel decreto sui conti, Bossi se la cava con una battuta, non prima di aver rivendicato una vittoria sulle pensioni («abbiamo bloccato una porcata su quelle delle donne»). «Una nuova norma sul Lodo? Mi sembra che non sia un emendamento che hanno proposto i sindaci».

Pdl e Lega lavorano alle modifiche

Dopo il venerdì nero dei mercati italiani e le sollecitazioni che arrivano sia dal capo dello Stato che da Bruxelles, l’imperativo categorico è approvare rapidamente la manovra per lanciare un segnale contro nuovi assalti degli speculatori. La maggioranza sta quindi lavorando su alcuni cambiamenti, a cominciare dalle pensioni dove l’obiettivo è spostare il blocco delle indicizzazione su quelle più alte, come chiedono sindacati e opposizione, ma anche il Carroccio che prepara le sue controproposte. «Noi cercheremo di migliorare il testo proposto dal governo – ha spiegato il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni – avendo l’obiettivo di tenere i saldi invariati, ovvero i conti in ordine, ma andando verso le richieste di Pontida, prima tra tutti un’attenzione alle pensioni e ai conti dei Comuni in ordine al patto di stabilità».

Pensioni e criteri di virtuosità in cima alle priorità del Carroccio

Sulle pensioni la Lega, lo ha chiarito Roberto Calderoli, punta a concentrare i sacrifici su quelle “d’oro” anche ipotizzando un contributo di solidarietà, tra il 5 e il 10%, per quelle che superano i 90mila euro. Altro tassello su cui il Carroccio vuole intervenire, e sul quale si sono già registrate aperture dell’Economia, è poi la modifica dei criteri di virtuosità che sottrarranno i Comuni dai tagli della manovra («andrebbero affinati e anticipati al 1012», ha sottolineato sempre Reguzzoni), come pure la riduzione della decurtazione prevista per il fondo perequativo che rischia di uccidere nella culla, a detta degli enti locali, il cammino del federalismo fiscale. Altri interventi potrebbero poi riguardare i prelievi bancari per i depositi titoli (la parola d’ordine è evitare sacrifici da parte dei piccoli risparmiatori) e le norme sugli ammortamenti dei beni in concessione, su cui anche il Carroccio chiede una rivisitazione.

Pd e Udc: pochi emendamenti fondamentali a saldi invariati

Insomma, la maggioranza prova a trovare la quadra e rinnova l’invito al confronto con l’opposizione sulla scorta del nuovo appello lanciato oggi dal capo dello Stato. Dal canto suo, il centro-sinistra è pronto a collaborare ma fissa due paletti imprescindibili per avviare un reale scambio sulla manovra: no al voto di fiducia e a una nuova norma che congeli il risarcimento al quale è stata condannata Fininvest nel Lodo Mondadori. Pd e Udc hanno poi compiuto un passo ulteriore e, dopo una telefonata tra il numero uno centrista, Pier Ferdinando Casini, e il vicesegretario dei Democrats, Enrico Letta, lavorano a «pochi emendamenti fondamentali» per migliorare, nella massima responsabilità, la manovra. Il tutto mantenendo i saldi previsti e restando nei tempi previsti. Così l’Udc ha convocato per oggi pomeriggio un ufficio politico ad hoc per studiare le proposte, mentre i democratici hanno deciso di riunire i capigruppo Pd delle commissioni parlamentari di Camera e Senato per valutare le possibili direzioni dell’intervento. E anche il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, apre al confronto purché il governo ritiri la fiducia «e si metta a disposizione del paese e anche delle proposte delle opposizioni». (Ce. Do.)

Ilsole24ore.com – 11 luglio 2011

 

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