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Manovra, Consumatori: Pronto Soccorso spese fino a 130 euro

Ticket sanitario, la mappa nelle regioni d’Italia. La protesta: «Penalizzati i più deboli»

MILANO – «L’impressione che se ne ricava è che si stia spingendo verso la sanità privata. Se devo pagare la stessa cifra e attendere per chissà quanto una prestazione ospedaliera perché continuare a recarmi al pronto soccorso?». L’interrogativo è tutto qui. E lo formula Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio Farmaci&Salute del Movimento Consumatori.

TICKET – All’origine della levata di scudi delle associazioni di consumatori c’è la decisione di imporre un ticket di 10 euro sulle prestazioni specialistiche ambulatoriali e di pronto soccorso inserita dal governo nel primo decreto correttivo sui conti pubblici (poi convertito in legge dal Parlamento alla fine di luglio). Su come attuarla, quali criteri adottare nel pagamento del ticket (a seconda della prestazione richiesta e della fascia di reddito del paziente) la competenza è delle regioni, che hanno la delega in materia di Sanità. E a distanza di tre mesi è proprio il Movimento Consumatori ad aver elaborato una mappa delle regioni più o meno virtuose, cioè quelle che hanno deciso – a seconda delle disponibilità di bilancio – di far pagare il balzello o meno, oppure in alternativa assumendosi l’onere su di sé.

LA MAPPA – Solo la Valle d’Aosta, le province autonome di Bolzano e Trento e la Sardegna (ma starebbe pensando a un contributo simbolico di un euro) hanno deciso di non applicare il ticket. Le altre – sottoposte a stringenti vincoli di cassa (e spaventate dal principio del costo-standard alla base del federalismo fiscale) – hanno deciso di far pagare l’onere al paziente. Ma mentre l’Emilia Romagna, Toscana e Umbria hanno individuato tre fasce di reddito modulando così l’importo dovuto dal cittadino in base alla propria condizione economica (secondo il principio progressivo della leva fiscale sancito anche dalla Costituzione) le altre hanno trovato delle formule diverse. Alcune come Abruzzo, Marche e Veneto hanno stabilito un imponibile massimo di reddito oltre il quale è necessario pagare il ticket per intero (29mila euro per la regione guidata da Luca Zaia, 36mila per Abruzzo e Marche). Le altre – finora – hanno applicato il ticket aggiuntivo a quello nazionale in maniera indiscriminata (senza cioè rimodularlo in base alle disponibilità reddituali), così Lazio, Molise, Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Lombardia e Piemonte hanno introdotto la tassa, ma le giunte Formigoni e Cota hanno stabilito che il ticket è proporzionale al valore della prestazione, fino a un massimo di 30 euro in più per gli esami più complessi.

L’ESEMPIO – E allora il paradosso lo certifica chi si reca al pronto soccorso per un dolore gastrico. Dice la Miracapillo: «Se viene sottoposto a visita cardiologica, elettrocardiogramma, consulto chirurgico e ecografia, senza che si evidenzi nulla di serio (in caso di ricovero ospedaliero sarebbe esente dalle spese, ndr) può pagare anche 130,15 euro». Semplice la sommatoria: 30 euro per il cardiologo e l’elettrocardiogramma più 10 euro di ticket nazionale, 10 euro per la visita chirurgica più 10 euro di ticket nazionale, 36,15 per l’ecografia e 25 per il codice bianco. Lascerà l’ospedale sollevato per non aver nulla di grave, ma con il portafogli svuotato.

Corriere.it – 21 settembre 2011

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