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Manovra o manovrina? Il testo pronto a giorni. Cosa si prevede per la sanità

1a1aeuro_mazzette_web--400x300Da Bruxelles Berlusconi prima assicura che a luglio non ci sarà nessuna maxi manovra da 40 miliardi ma solo una “manovrina” correttiva. Poi arriva la “precisazione” in un comunicato di Palazzo Chigi: “la manovra sarà unica, anche se modulata in più anni”. Per la sanità fino ad ora si è parlato di costi standard, farmaci e stipendi del personale. Molte voci e poche certezze. Ma è sicuro che non ci sarà più la copertura del ticket di 10 euro sulla specialistica. Manovra. Ci risiamo. Da quando la vecchia finanziaria è andata in pensione dobbiamo abituarci a questa parola.

Meno impegnativa ma certamente appropriata a sintetizzare quelle che ormai sappiamo essere vere e proprie “manovre campali” sullo scenario della finanza pubblica, del lavoro, dell’economia, dei consumi e del welfare.

Fino a stamattina si era parlato del 28-30 giugno quali date possibili per la prima messa a punto del provvedimento di Tremonti al quale sarà affidato il compito di tenere in barra i conti pubblici ma anche di indicare alcune vie incentivanti per la ripresa economica.

Un doppio obiettivo da sempre difficile da coniugare e che, in realtà, almeno da qualche anno a questa parte, ha sempre visto prevalere il primo sul secondo. Tant’è che “finanziaria”, ieri e “manovra”, oggi, tengono banco molto più per i tagli che per gli incentivi.

Ma, a fine mattinata, da Bruxelles, il presidente Berlusconi ha affermato che per ora ci sarà solo una “manovrina” di aggiustamento e che la maxi manovra pluriennale sarà rimandata a data da definire. Poi, nel pomeriggio, arriva un comunicato di Palazzo Chigi che sembra correggere quelle affermazioni parlando di un unico provvedimento, seppur modulato negli anni, che sarà esaminato giovedì prossimo al Consiglio dei ministri. A questo punto non si può veramente ipotizzare cosa succederà alla sanità. Ma in ogni caso vale la pena di ragionare su quanto emerso sino ad ora dalle indiscrezioni giornalistiche che sembrano convenire su tre filoni principali di intervento: costi standard, farmaci e nuovi tagli agli stipendi pubblici.

Cerchiamo di capirci qualcosa in più. Per i costi standard sanitari l’attuale decreto delegato nell’ambito della riforma federalista prevede che essi scattino a partire dal 2013. Un loro anticipo al 2012 dovrebbe quindi essere previsto per legge e ridiscusso con le Regioni. In ogni caso i risparmi conseguenti all’introduzione dei costi standard sono materia tuttora controversa. Si passa da stime di 4/5 miliardi fino ai 12 miliardi di euro ipotizzati recentemente dal Cerm. Tutti calcoli, va detto, che sembrano però non tener conto del testo del citato decreto che – avendo rimodulato i criteri con i quali scegliere le regioni benchmark (una al nord, una al centro e una al sud, di una di queste di piccole dimensioni) e non essendo stato, come ovvio, ancora individuato nome e cognome delle tre “reginette” – lascia molti punti interrogativi sulla loro effettiva portata in termini di risparmio.

Non ci stancheremo mai di ricordare, del resto, che, contrariamente alla vulgata, i costi standard sanitari descritti nel decreto non sono quelli che si raccontano in giro: stesso costo per ogni servizio e prestazione. Essi non sono altro che una risistemazione dei criteri della spesa storica, partendo per l’appunto dalla spesa standard storica delle tre regioni benchmark quale base per il riparto delle risorse il cui ammontare è stabilito a “monte” e non a valle del riparto.

Stabilisce infatti il decreto che l’individuazione del fondo sanitario dovrà avvenire, a partire dal 2013, con una “nuova rideterminazione tramite intesa Stato Regioni, in coerenza con il quadro macroeconomico complessivo e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli obblighi assunti dall’Italia in sede comunitaria coerentemente con il fabbisogno derivante dalla determinazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) erogati in condizioni di efficienza ed appropria”.

Non c’è quindi una diretta relazione tra costi standard e fondo, anche se, appare ovvio, soprattutto negli anni a venire, che i due elementi tenderanno a incontrarsi una volta che i parametri standard di riparto avranno acquisito una loro storicità contabile.

Tornando alla manovra, quindi, non è ben chiaro in che misura e con quali modalità, fin dal 2012 ma anche negli anni immediatamente successivi, l’eventuale anticipo dei costi standard possa portare a immediati risparmi da iscrivere in bilancio.

Veniamo al secondo punto, i farmaci. Su questo terreno abbiamo letto nei giorni scorsi diversi articoli che facevano riferimento ai risultati della cosiddetta “Commissione Giarda” facente parte del tavolo di esame della finanza pubblica predisposto dal Governo proprio in vista della manovra estiva, dove si sottolineava l’individuazione di vaste aree di difformità di spesa nel settore dei beni e servizi sanitari e tra questi in particolare dei farmaci. Il riferimento appare quindi legato alla farmacia ospedaliera e ai diversi pesi che assumono le forniture con gara di appalto nelle diverse realtà locali. Anche in questo caso è difficile trasferire queste conclusioni in provvedimenti di razionalizzazione economica a meno di non immaginare gare centralizzate o comunque ancorate a bandi con massimali stabiliti a livello centrale. Si è poi parlato nuovamente di generici e di prezzi farmaceutici in generale. Ma anche in questo caso, considerati i tagli ripetuti negli ultimi anni e l’ulteriore stretta Aifa conseguente alla manovra dell’anno scorso sui listini di rimborsabilità degli equivalenti, non si capisce quanto si possa ancora raschiare il barile.

E arriviamo all’ultimo punto. Gli stipendi pubblici e quindi anche quelli degli oltre 650 mila addetti del Ssn. L’anno scorso sono stati congelati i contratti per tre anni. Bloccato di fatto il turn over. Congelate carriere ed altro ancora.

Un’ulteriore stretta è sempre possibile ma è certo che darebbe luogo a proteste furibonde di tutto il Pubblico Impiego già pesantemente tartassato sul piano economico e fiscale.

Resta poi sempre aperta, anche se per ora i giornali non ne parlano, la via dei ticket che in realtà è già ampiamente attiva in tutte le Regioni sulla specialistica e il pronto soccorso e in metà delle Regioni anche sui farmaci. Ma non è affatto escluso che qualcosa in materia possa essere introdotto a livello centrale quale misura di ulteriore compartecipazione alla spesa da parte del cittadino.

In proposito una cosa sembra certa per il 2012, ed è scritta a chiare lettere nel Def: non ci sarà nessuna copertura per il ticket di 10 euro sulla specialistica, del resto già “scoperto” dal 1 giugno scorso come ricordato ieri dal presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani. In tutto 834 milioni di euro su base annua che verranno a mancare nelle casse regionali e a cui queste ultime dovranno in qualche modo far fronte o istituendo il ticket di 10 euro o con altre misure di pari portata.

Insomma, alla luce di quanto sappiamo oggi a pochi giorni dalla prevista presentazione della manovra o manovrina che sia, è onestamente impossibile ipotizzare quanto e come la sanità sarà chiamata a contribuire. Vedremo, alla fine, cosa uscirà dal cappello magico del superministro Tremonti e a chi e a cosa toccherà pagar pegno per far fronte a questa nuova stagione di obbligata austerità.

Cesare Fassari – Quotidianosanita.it -24 giugno 2011

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