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Manovra. Si riunisce l’intersindacale: le sigle della dirigenza del Ssn verso azioni di protesta

1a1aaintersindacaleI medici del Servizio sanitario nazionale serrano le fila. Delusi e preoccupati dai tagli previsti dalla Manovra licenziata giovedì dal Consiglio dei ministri, si compattano e promettono battaglia. Sperando in miglioramenti e correzioni al testo in sede parlamentare. A quanto apprende l’Adnkronos Salute, oggi alle 15.30 al Leon’s Place Hotel di Roma è in programma un incontro dell’Intersindacale della dirigenza medica del Ssn per affrontare le proposte da avanzare e le proteste da lanciare. Quattro, soprattutto, i punti della manovra che le organizzazioni sindacali trovano ‘indigesti’: i tagli alla sanità, l’introduzione del ticket, il congelamento delle retribuzioni e il blocco del turnover.

Secondo il testo approvato dal Consiglio dei ministri, rimane infatti stabilita la progressione del Fondo sanitario nazionale, che potrà aumentare – “solo” dicono i più critici – dello 0,5% nel 2013 e dell’1,4% nel 2014. Una misura questa che, a detta del segretario nazionale della Fp Cgil medici Massimo Cozza, produrrà un taglio “molto consistente”, stimato tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. “A farne le spese – aggiunge Cozza – saranno cittadini e operatori della sanità”.

Preoccupazione anche per il capitolo della Manovra che riguarda l’eventuale introduzione del ticket di 10 euro per visite ed esami a partire dal primo gennaio 2012. “Senza contare – spiega Cozza – che dal 2014 sono previsti possibili ticket per tutte le prestazioni, quindi anche i ricoveri. Questo – aggiunge – non farà che spingere sempre più i cittadini verso la sanità privata”. Dal 2014 saranno infatti introdotti ticket aggiuntivi a quelli già esistenti nelle Regioni, sui farmaci e su tutte le prestazioni sanitarie. Nel corso dell’incontro di domani i sindacati affronteranno anche due note dolenti che già lo scorso anno avevano scatenato le proteste dei camici bianchi: il congelamento delle retribuzioni e il blocco del turnover.

Su questi due punti Costantino Troise, il segretario nazionale dell’Anaao Assomed, il principale sindacato della dirigenza medica del Ssn è stato esplicito: “Il congelamento dei contratti e dei livelli retributivi riduce il potere d’acquisto delle retribuzioni dei medici pubblici almeno del 20%, senza contare le ripercussioni previdenziali, mentre un esasperato blocco del turn over, divenuto negli anni un cappio al collo del sistema sanitario, peggiora le condizioni del loro lavoro”.

E ancora. “Il blocco contrattuale di 5 anni, accompagnato dalla previsione della indennità di vacanza contrattuale per il periodo 2015-2017 – sottolinea Troise – recita un requiem per il contratto nazionale di lavoro, mentre il tetto ai livelli retributivi segnala che per i pubblici dipendenti il guadagno è reato”.

Critico con la manovra messa a punto dal Governo anche il presidente della Cimo Asmd, Riccardo Cassi: “E’ ora di dire basta non solo all’ultima Manovra, ma a tutto un sistema che considera il medico un costo e non una risorsa per la società. Siamo stufi di essere tartassati”. Per Cassi, che chiede una “mobilitazione della categoria” e rivolge un invito a tutti i sindacati medici per “riconquistare la dignità professionale”, “sono 20 anni che Finanziarie e decreti si abbattono sui medici del Ssn calpestando i contratti e negando i diritti pattuiti”.

adnkrons – 4 luglio 2011

Manovra, sindacati contro, verso forme di protesta

1a1amedici_«Il giudizio» sulla manovra «è di forte preoccupazione. Serve una operazione verità da parte del Presidente del Consiglio: deve dire ai cittadini quali servizi la repubblica italiana è in grado di assicurare». Così Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni ha commentato la manovra approvata ieri dal Consiglio dei ministri. E oltre alle Regioni sono scese in campo tutte le categorie “colpite” dalle misure. «Con la manovra – dice Errani- si fa un intervento pesantisismo sulle regioni e gli enti territoriali, ma il problema non sono le regioni o i comuni, sono i servizi per i cittadini. Il problema in questo Paese sono le politiche del lavoro, per le donne, per i disoccupati. Su questo, non c’è niente».

La misura in legge finanziaria che, se confermata costringerà le aziende farmaceutiche a ripianare il 35% del rosso della spesa per farmaci in ospedali, pari a circa 800 milioni, colpisce, secondo il parere del neo presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, «l’innovazione che è stata portata negli ospedali con cure innovative e importanti».

«Sono molto sorpreso – ha spiegato – nel senso che avevamo avuto raccomandazioni da parte delle istituzioni che il settore farmaceutico non sarebbe stato intaccato dalla manovra. Inoltre non si è avuto il coraggio di andare nelle direzione della responsabilizzazione degli attori come le regioni che sono i veri responsabili della spesa. Stiamo perdendo un’opportunità e questa notizia sta facendo il giro del mondo nel nostro settore».

Le istituzioni sanno, ha aggiunto il presidente degli industriali del Farmaco, «che il tetto di spesa per la farmaceutica è iniquo e con questa norma non si ripiana lo splafonamento del tetto ma si chiede di rifinanziare la spesa farmaceutica. Mi auguro – ha concluso – che ci sia possibilità di revisioni perchè abbiamo proposte per rendere la spesa sostenibile. Speriamo si trovi una soluzione perchè interventi come questi non siamo necessari».

Ma mentre le industrie del farmaco sperano in una soluzione, i medici si preparano ad azioni di lotta.

«La manovra economica varata ieri dal Governo è, nei suoi capisaldi, un film già visto», ha detto il segretario nazionale dell’Anaao, Costantino Troise, che rileva come per il Governo il risanamento dell’economia italiana passi, ancora una volta, solo per le tasche dei dipendenti pubblici ed il taglio dei servizi.

«Lo scorso anno – afferma Troise – abbiamo scioperato per chiedere una maggiore attenzione alla sanità. E oggi, evaporati i tagli dei costi della politica ed esonerato il settore privato, a rimettere in ordine i conti pubblici, e con effetto immediato, sono chiamati i soliti noti, enti locali e dipendenti pubblici, con medici e dirigenti sanitari del Ssn particolarmente tartassati.

A dispetto delle affermazioni del ministro Brunetta, il congelamento dei contratti e dei livelli retributivi riduce il potere d’acquisto delle retribuzioni dei medici pubblici almeno del 20%, senza contare le ripercussioni previdenziali, mentre un esasperato blocco del turn over, divenuto negli anni un cappio al collo del sistema sanitario, peggiora le condizioni del loro lavoro.

Il blocco contrattuale di 5 anni, accompagnato dalla previsione della indennità di vacanza contrattuale per il periodo 2015-2017, recita un requiem per il contratto nazionale di lavoro mentre il tetto ai livelli retributivi segnala che per i pubblici dipendenti il guadagno è reato. Se sono state esonerate dal blocco del turnover alcune categorie è perché le comunità non possono essere private di chi interviene in caso di incendi o di atti criminali. Ma possono essere lasciate senza Pronto Soccorso e senza organici medici adeguati? La sicurezza dei cittadini non riguarda la loro salute?

Una bomba ad orologeria fatta di ulteriori strette sul costo del personale, sugli organici e sugli standard organizzativi, oltre che di tickets e tetti, minaccia il Servizio sanitario che rischia di essere ridotto dalle due manovre, e dalla fuga dei medici e sanitari pubblici, ad un sistema povero per i poveri. Il che è fortemente miope perché non investire nella sanità delegittimando i medici pubblici significa indebolire i diritti, e la salute dei cittadini con costi maggiori».

«Nessuna manovra correttiva può essere considerata equa se salvaguarda rendite e privilegi per penalizzare il lavoro, tantomeno quello dei medici del Ssn chiamati a tutelare, in condizioni sempre più gravose e rischiose, un bene prezioso e costituzionalmente garantito quale la salute dei cittadini.

L’Anaao – conclude Troise – si attiverà, insieme alle altre organizzazioni sindacali di categoria per cercare di correggere i passaggi più pericolosi della manovra economica 2011-2014».

«Via le mani dalle tasche dei medici, non siamo disponibili a subire ulteriori tagli come quelli ipotizzati da qualcuno nella prossima Finanziaria», ha commentato il presidente nazionale Cimo-Asmd Riccardo Cassi.

«I dottori del Sistema sanitario nazionale che con tanti sacrifici assicurano l’assistenza in prima linea ritengono che questa situazione non sia più tollerabile – ha dichiarato Cassi – ma sono disponibili a dare il proprio contributo per riorganizzare e rendere efficace la rete ospedaliera e i servizi territoriali. Per Cimo è prioritario l’obiettivo di ordinare i conti dello Stato ma abbattendo gli sprechi della politica e combattendo l’evasione fiscale e non penalizzando la categoria dei medici».

«Basta prendersela con chi non fa parte della casta e non è privilegiato – ha concluso il presidente di Cimo – il governo deve smettere di accanirsi contro i medici dipendenti che pagano regolarmente le tasse e deve iniziare a razionalizzare il sistema e le spese, potando i rami secchi».

Grande preoccupazione sulla manovra da parte dei medici di famiglia della Fimmg, che hanno convocato la segreteria nazionale per il prossimo 9 luglio a Roma. Ad annunciarlo è il segretario nazionale, Giacomo Milillo. «Ci giungono notizie preoccupanti circa il possibile allungamento di un anno dei blocchi contrattuali che ci vedrebbero coinvolti come i pubblici dipendenti – precisa in una nota – Il blocco sembrerebbe inoltre esteso anche agli accordi regionali. Registriamo con grande preoccupazione queste notizie e ci impegneremo ad agire di conseguenza qualora fossero confermate». Per i medici di medicina generale «non si tratta solamente di vedere i propri compensi bloccati come per l’area della dipendenza – conclude Milillo – ma di vedersi inoltre bloccata la quota di finanziamento, soprattutto per il pagamento del personale, con possibili ricadute sui livelli occupazionali dei dei dipendenti degli studi medici. Questo è intollerabile»

«Siamo molto contrariati dalla manovra economica uscita ieri dal Consiglio dei ministri e a breve ci sarà un incontro per valutare lo sciopero contro questo provvedimento che ci penalizza due volte». A promettere battaglia Angelo Testa, presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), che spiega: «Non solo il nostro stipendio non potrà essere adeguato fino al 2014, per via del blocco sui contratti, ma diminuirà progressivamente per assorbire il continuo aumento del costo dei fattori di produzione, visto che non si è provveduto alla tanto auspicata separazione dall’onorario di spese quali luce, gas, affitti, benzina, personale. Siamo disposti, come tutti, ai sacrifici, ma chiediamo che venga al più presto avviata una trattativa per discutere la riforma della struttura del compenso che i medici di famiglia attendono da anni. Non provvedere a questa richiesta sarebbe come pretendere che i medici di Asl e ospedali si facessero carico dell’aumento delle spese sostenute dalle strutture in cui lavorano». Lo Snami, ricorda Testa, è già in stato di agitazione per la questione dei certificati di malattia e arrivare allo sciopero non sarebbe un passaggio difficile. Il sindacato esprime perplessità anche sugli altri punti della manovra, tra i quali la previsione di aumento per il Fondo sanitario nazionale dello 0,5% nel 2013 e dell’1,4% nel 2014: «Ancora una volta si riducono gli investimenti invece di agire sugli sprechi, che sono enormi, e non solo in Sanità. Ci chiediamo, a questo punto, come si riuscirà a garantire gli standard di qualità con cui finora sono state erogate le prestazioni. E’ una manovra senza coraggio: dove sono finiti i provvedimenti sui costi della politica?».

La manovra economica contiene una «miscela esplosiva» di provvedimenti per il sistema sanitario, che rappresentano «un’insopportabile ingiustizia per i medici pubblici, che oggi vengono trattati come una voce sacrificabile, un capitolo di bilancio sul quale fare cassa», ha affermato Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp-Cgil Medici che chiede al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di «tornare indietro», perchè «i medici, già costretti a lavorare in condizioni disagiate, sono esasperati», aggiunge Cozza. I provvedimenti sui quali occorre un ripensamento, secondo la Fp-Cgil, sono un ulteriore congelamento dei contratti, il prolungamento del blocco del turn over e i tagli in sanità. «Il 5 luglio, nella riunione intersindacale, la Fp-Cgil Medici – prosegue il segretaio nazionale – è pronta a concordare unitariamente ogni forma di protesta».

Sanita.ilasole24ore.com – 1 luglio 2011

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