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Marche, un taglio alla sicurezza alimentare. Mancano fondi e la scure cala sui servizi veterinari. Con pesanti conseguenze

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La Regione Marche, come altre regioni, tra cui il Veneto, sta riorganizzando il Ssr. Riportiamo in proposito l’articolo di Ivan Cavicchi uscito oggi sul Manifesto, perchè affronta temi che ci toccano da vicino. La Regione Marche seguendo l’esempio di altre regioni, a corto di risorse perché regolarmente definanziate dal Governo, sta mettendo mano contro tutto e tutti, all’ennesima “riorganizzazione” coatta del suo servizio sanitario regionale. Si rammenti che “riorganizzare” per le Regioni ormai da anni non significa più “rinnovare” ma solo tagliare, sopprimere, eliminare e in un altro senso project financing quindi debito sommerso. La novità questa volta è che ad essere “riorganizzato” non è più la solita rete ospedaliera e i vari servizi territoriali o il numero delle asl, cioè il sistema della cura e il sistema della gestione, ma è niente meno che il dipartimento di prevenzione e in particolare i servizi veterinari deputati alla sicurezza alimentare, cioè il sistema della prevenzione primaria.

Nel nostro paese, per quanto paradossale appaia avendo noi una legislazione sul valore della salute di avanguardia, la prevenzione primaria è la cenerentola del sistema sanitario e i servizi deputati a questa funzione, i dipartimenti appunto, sono quanto di più negletto e di più carente si possa immaginare. Da anni gli operatori del settore gridano della loro crisi e del loro abbandono e degli effetti devastanti che ciò implica sulla salute collettiva della popolazione. Ma nessuno li ascolta.

Nonostante l’art 32 della Costituzione, siamo il paese delle malattie per cui non dobbiamo meravigliarci quando l’Istat ci dice che l’attesa di vita dei nostri concittadini è in calo come se fossimo un paese del terzo mondo. A condizioni non impedite se le malattie crescono perché non si fa prevenzione e se i sistemi di cura sono tagliati perché il governo non finanzia la sanità, allora la parte più debole della popolazione (gli 11 milioni che secondo il Censis rinunciano a curarsi) muore di più e muore prima.

Il governo Renzi e le Regioni, senza neanche scomodare la regola transitiva questa responsabilità politica se la devono prendere. A guardare i dati epidemiologici il nostro è un governo patogenetico e in particolare cancerogeno, nel senso neanche troppo metaforico, che le sue politiche nazionali e regionali a livello macro, cioè a scala di popolazione, e a livello micro, cioè a scala individuale, producono malattie e non salute e in particolare malattie oncologiche

Torniamo alle Marche. Da mesi è in corso uno sfiancante braccio di ferro tra il SIVeMP (sindacato italiano veterinari di medicina pubblica) e l’Asur (azienda sanitaria runica regionale) su come riorganizzare i dipartimenti di prevenzione.

L’orientamento della Regione è stato riassunto con una parola che non ci saremmo mai sognati di usare vale a dire “deveterinizzazione” che sta ad indicare un vero e proprio processo di emarginazione della sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare. Sui dettagli tecnici di questa sporca e infame operazione, non entriamo nel merito a parte sottolineare che essa passa principalmente per un taglio drastico delle figure responsabili delle funzioni (da 52 a 20) e quindi dei servizi. Appunto qualcosa di più di un ridimensionamento. Ci preme però rimarcare le conseguenze che questa dissennata decisione avrà su almeno due terreni: quello della salute individuale e collettiva e quello economico.

Nelle Marche si sta registrando già ora un aumento delle tossinfezioni, delle allergie alimentari, delle intossicazioni tutte correlabili alla circolazione di alimenti non rispondenti ai requisiti sanitari previsti dalla normativa europea e nazionale. Per cui tagliare sulla già malmessa sicurezza alimentare è come liberare nei super mercati un esercito di untori. Per non parlare delle malattie oncologiche la cui prevedibile crescita si potrà registrare solo nel medio lungo periodo.

Sul piano economico il taglio della sicurezza alimentare provocherà un danno incalcolabile dal momento che essa inevitabilmente limiterà la libera commercializzazione, in ambito Ue ed extra Ue, di animali e di prodotti alimentari di origine marchigiana danneggiando il settore agro-zootecnico con particolare ricaduta negativa sul comparto turistico ed enogastronomico della regione.

Per cui pensando alla Regione Marche, viene da esclamare increduli: «ma siete proprio sicuri di quello che fate?». I soldi per colpa di questo governo sono pochi ma possibile mai che prima di diventare “pubblici untori”, cioè di infettare la popolazione anziché proteggerla, in tutto il sistema sanitario marchigiano non vi siano sprechi da abbattere, diseconomie da superare, privilegi da revocare, cose inutili da ripensare? Ma proprio con la prevenzione primaria ve la dovete prendere? Che male vi hanno fatto i marchigiani per meritare questa punizione?

Ivan Cavicchi, Il Manifesto – 29 giugno 2016 

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