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Monti si è dimesso. Bilancio: un anno di sanità

Il presidente del Consiglio ha rimesso alle 19 il suo mandato nelle mani del Capo dello Stato. Domenica la conferenza stampa di Monti per un bilancio del suo governo e, forse, per l’annuncio della sua discesa in campo alle prossime elezioni. Per la sanità un anno di sacrifici ma anche di riforme.

Il 16 novembre 2011, s’insediava il Governo ‘tecnico’ guidato da Mario Monti. Da allora, sono passati 13 mesi caratterizzati per la sanità da diversi provvedimenti fino alla legge di stabilità e al decreto sviluppo approvati sul filo di lana.

Il primo è il Decreto ‘Cresci Italia’ del ministro per lo Sviluppo Corrado Passera (convertito in legge il 23 marzo 2012) che ha messo mano al settore delle farmacie. In seconda battuta, è arrivata in estate la ‘Spending review’, con i suoi tagli lineari e soprattutto una riduzione di risorse fino al 2015 da 6,8 miliardi di euro. Terzo intervento, dopo l’estate, il decretone Sanità fortemente voluto dal Ministro della Salute, Renato Balduzzi; un provvedimento che mira a riorganizzare il Ssn ma senza un euro in più da spendere.

Previsto dalla spending review è arrivato uno degli ultimi atti del ministro Balduzzi, la messa a punto la bozza di Regolamento che rinnova gli standard ospedalieri, sul quale è mancata però l’intesa con le Regioni.

Poi decreto sviluppo e legge di stabilità con alcune norme sui farmaci e la legge di stabilità con altri tagli alla sanità.

Ultimo atto del Governo per la sanità potrebbe essere la presentazione a fine anno (a Governo ormai dimesso) della proposta per i nuovi Lea che il ministro Balduzzi ha detto di voler comunque presentare (ma per essere operativa serve intesa in Stato Regioni e parere delle commissioni parlamentari) insieme ad una sua “proposta politica” per un nuovo sistema di compartecipazione alla spesa che eviti l’entrata in vigore dei nuovi ticket nel 2014.

Tirando le somme sono stati 13 mesi segnati dalla crisi economica e anche la sanità ha fatto la sua parte con tagli pesanti sul cui ammontare restano distanti le stime di Governo e Regioni. Una distanza che spiega da sola la mancata sigla del Patto per la Salute che resta al momento la grande incompiuta di Balduzzi.

Prima il Cdm, quindi le dimissioni
Ottenuto il via libera dei deputati alla legge di Stabilità, e al termine del consiglio dei ministri che si è tenuto nel tardo pomeriggio, Monti è salito al Quirinale per rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un atto che avviene proprio nel giorno in cui il professore ha incassato la fiducia numero 52. Oltre alla legge di stabilità 2013, la Camera ha approvato anche il decreto legge per lo svolgimento delle prossime elezioni politiche, che passa al Senato.

Dal Cdm via libera al decreto sulle liste pulite
Il consiglio dei ministri – si legge nella nota emessa al termine dell’incontro – ha approvato in via definitiva, dopo aver acquisito il parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti, il testo unico della normativa in materia di incandidabilità alla carica di membro del Parlamento europeo, di deputato e di senatore della Repubblica, di incandidabilità alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e di divieto di ricoprire le cariche di presidente e di componente dei consigli e delle giunte delle unioni dei Comuni». È il provvedimento sulle “liste pulite”.

Agli ambasciatori: «Grazie di avermi permesso di concludere qui questi difficili, ma affascinanti 13 mesi»
Prima di raggiungere Palazzo Chigi e di partecipare al consiglio dei ministri, il premier ha chiuso la IX conferenza degli ambasciatori d’Italia nel mondo presso il ministero degli Esteri. Nel suo intervento Monti ha messo in evidenza che la situazione dell’Europa e dell’euro «è notevolmente migliorata rispetto a un anno fa, grazie a una maggiore collaborazione tra gli Stati membri e grazie anche, lasciatemelo dire, alla tessitura italiana». E ora, ha osservato, «si iniziano a vedere i risultati». Il premier ha confermato di voler rassegnare le dimissioni: «Grazie di avermi permesso di concludere qui questi difficili, ma affascinanti 13 mesi», ha detto. Terminato l’intervento, è scattata una vera propria standing ovation con tutti gli ambasciatori in piedi impegnati in un lungo applauso rivolto al professore. In mattinata Monti aveva partecipato alla messa di Natale celebrata per i dipendenti nella Sala Verde di Palazzo Chigi. «Un anno fa questo governo era al varo, oggi invece, non per colpa della profezia Maya, dovremo terminare il ruolo», aveva ricordato nel suo intervento.

Domenica la conferenza stampa di fine anno
Intanto una nota dell’ordine dei giornalisti annuncia che si terrà domenica 23, alle 11, la conferenza stampa di fine anno del capo del governo, in un primo tempo prevista per oggi. Per il premier sarà l’occasione per presentare la sua “agenda”, solo dopo scioglierà la riserva. La conferenza stampa di fine anno non dovrebbe essere però la sede in cui il premier dirà la parola definitiva sul suo futuro. Perchè si vuole prima aspettare di capire quali reazioni sortirà il “documento programmatico” sul centrosinistra e sul centrodestra. La mossa servirà anche a intuire come si ricollocherà la galassia pidiellina, e per vedere cosa succederà tra il Pd e Sel. Solo una seconda conferenza stampa, che si potrebbe tenere nei giorni successivi, potrebbe chiarire del tutto le intenzioni e la strategia di Monti.

Il Sole 24 Ore e Quotidiano Sanità – 21 dicembre 2012

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