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Medici di base assunti e trattati da dipendenti. «Partiamo subito». Le critiche dei sindacati. Zaia accelera sulla sperimentazione

Il nuovo piano socio sanitario regionale 2019-2023 e l’idea di assumere direttamente alle dipendenze della Regione i 3161 medici di base scatena un putiferio negli ambulatori veneti. E non basta il flebile tentativo di prendere tempo – «Attendiamo di vedere il testo di legge» – per mascherare il profondo disappunto. Domenico Crisarà, segretario della Fimmg regionale, una delle sigle sindacali dei medici di medicina generale, sceglie il sarcasmo: «Ah, ci vogliono assumere, benissimo, firmo subito. Così alle 15 stacco e vado a giocare a tennis. E se poi i cittadini non saranno contenti, pazienza, io faccio il medico, mica il politico». E aggiunge, per essere chiari: «Nessuno sciopero, lo abbiamo già fatto per difendere questo sistema che per noi funziona, ora basta, chi ha guidato per vent’anni la sanità regionale è la Lega, facciano loro».

Indignazione diffusa anche fra i colleghi di Smi e Intesa sindacale anche se per ora nessuna barricata. Ildo Antonio Famia proprio di Intesa sindacale ricorda un recente sondaggio interno in cui oltre il 50% dei medici ha votato sì proprio all’ipotesi di essere assunto. «Certo, bisogna capire bene a che condizioni – specifica Famia – l’ambulatorio e le segretarie ce li paga la Regione?». Se non è un no compatto, è un «vedremo» all’insegna della diffidenza. Ieri, dalle pagine del Corriere del Veneto, il consigliere regionale Fabrizio Boron che presiede la commissione Sanità, si diceva entusiasta della possibilità di far lavorare i medici di base 38 ore a settimana anziché 17 aumentando il numero delle visite domiciliari e «spedendoli» a coprire le zone disagiate di montagna. Ora resta da capire se i medici di base resteranno in regime di convenzione o di accreditamento (offrirebbero pacchetti di prestazioni) o se saranno assunti.

Dichiarazioni che lasciano senza parole tutte le sigle sindacali. «Sono qui dalle 7 di stamattina e ho già visto una trentina di pazienti senza fermarmi un secondo – spiega Crisarà a ora di pranzo – voglio vedere che indici di produttività garantiranno i medici assunti, ma per carità, ben venga,vedremo se hanno le palle per farlo e poi giudicheranno i cittadini anche se la politica prima di dire fesserie dovrebbe studiare. Dell’ipotesi di assunzione alla presentazione del piano socio sanitario dell’altro ieri non si è parlato proprio, credo che Boron sia stato a un’altra riunione».

Si riserva di commentare dopo aver consultato i colleghi della segreteria la dottoressa Liliana Lora dello Smi: «Dopo la presentazione dell’altro giorno del nuovo piano confesso che son tornata a casa amareggiata. Vorrei proprio capire come la Regione raccoglie i dati perché l’impressione è che non si capisca fino in fondo in cosa consiste un mestiere nobile come quello del medico di famiglia, e sottolineo, di famiglia, il primo mattoncino essenziale su cui ripensare il sistema di cura. Vogliono assumerci? Benissimo ma con le condizioni di lavoro adatte, quelle in cui, come mi capita, dedico quasi un’ora ad ascoltare la famiglia di un giovane che si è tolto la vita, anche questo fa parte del nostro lavoro». La risposta, indiretta, del presidente del Veneto Luca Zaia suona così: «La nostra preoccupazione è quella di essere sempre all’avanguardia perché in sanità se perdi il passo, finisci in serie B. Per farcela vogliamo investire nelle nuove tecnologie, nella ricerca, nei macchinari di ultima generazione e certo, anche nelle professionalità e in tal senso i medici di base sono un anello fondamentale della nostra offerta sanitaria. Non c’è alcuna contrapposizione, beninteso: si tratta, per cominciare, di una sperimentazione con pochi medici, pubblici, assunti dalla Regione. Vediamo come va, non penso sia uno scandalo». Zaia il pompiere spegne prontamente il primo focolaio d’incendio annunciando che di sperimentazione si tratta e che, quindi, più soft di così… Arriva un’inaspettata apertura all’ipotesi di trasformare i medici in convenzione in dipendenti dai confederali.

«Ci hanno fatto vedere un po’ di fumo ma poco arrosto fin qui. – premette Marj Pallaro che si occupa di sanità per la Cisl – In attesa di vedere il testo complessivo, posso dire che l’ipotesi di assunzione potrebbe essere giusta, io ci metterei la firma». La Uil Fpl, dal canto suo, festeggia la retromarcia sulle medicine di gruppo integrato («gli infermieri servono agli ospedali») e chiede coinvolgimento sul sistema ACG (il sistema per il censimento delle patologie su base geografica) e sul modello di gestione della cronicità. «E sull’assunzione dei medici – conclude Francesco Menegazzi della Uil Fpl – ben venga se coinciderà con un risparmio».

Punge ma conviene sul punto, infine, la FP Cgil con Daniele Giordano: «Sul nuovo piano socio sanitario rivendichiamo una vera discussione pubblica, non annunci a suon di slides. Serve un confronto aperto con tutti i soggetti della sanità e del sociale ma anche con i cittadini perché stiamo parlando del futuro della salute». E sui medici «assunti»? «La Cgil lo propone da mesi, va fatto subito». Sono tempi di convergenze parallele.

Il Corriere del Veneto – 9 maggio 2018

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