Breaking news

Sei in:

Medici introvabili e ora c’è anche la carenza di farmaci. Boom di accessi in pronto soccorso per i due virus: la crescita è stata del 50%. Nei pronto soccorso mancano 5mila medici e 12mila infermieri 

Il Sole 24 Ore. L’ultimo campanello d’allarme suona dai pronto soccorso presi d’assalto in questi giorni tra ambulanze ferme in attesa di scaricare i pazienti e personale sotto stress. «Influenza e Covid ci stanno portando allo stremo con criticità diffuse in tutte le Regioni. Gli accessi si sono intensificati di circa il 50% rispetto a quanto vedevamo a settembre», avverte Fabio De Iaco, presidente della Società italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza (Simeu) che precisa: «Le difficoltà non possono che peggiorare nelle prossime settimane. Ci aspettiamo il picco durante le feste, quando avremo più pazienti anziani ma anche più colleghi ammalati e quindi la necessità di coprire più turni con lo stesso personale, già ora scarsissimo».
Già il personale: perché i sanitari sono sempre più merce rara in ospedale e fuori. Solo nei pronto soccorso mancano 5mila medici e 12mila infermieri. Altri 10mila medici per gli altri reparti ospedalieri. Ma il problema riguarda anche il cosiddetto territorio: negli ultimi anni si sono persi quasi 5mila medici di famiglia e pediatri e molti studi hanno un “over booking” di pazienti. «Ogni settimana un medico di famiglia ha circa 100 assistiti che si ammalano, che si traduce in almeno 2-3 chiamate a settimana per ognuno – cioè 200-300, senza parlare di mail e whatsapp – a cui si aggiungono visite e tanta burocrazia. Stiamo praticamente impazzendo», spiega Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale).

Una carenza cronica di medici causata anche dalla fuga dal servizio pubblico verso il privato o peggio verso la possibilità di lavorare «a gettone» negli ospedali guadagnando più che da dipendenti. Molti ospedali stanno ricorrendo a questa formula bussando alle cooperative per coprire buchi anche nei pronto soccorso o in altri reparti, pagando un turno anche mille euro e fino a 1.500 euro in specialità molto richieste come pediatria, ostetricia e anestesia.

Che ci si trovi di fronte al far west per le prestazioni appaltate a cooperative emerge da una operazione dei Nas che, da novembre, ha previsto controlli in ospedali e Rsa in tutta Italia, portando alla luce irregolarità in 165 posizioni lavorative. Tra queste, camici bianchi over 70 in corsia oltre i limiti di età previsti, infermieri non iscritti all’Albo, dottori senza adeguata specializzazione così da trovarsi dinanzi a medici non specializzati in Medicina d’urgenza in reparti di Pronto soccorso o medici generici incapaci di eseguire un cesareo pur essendo impiegati in un reparto di ostetricia, come accaduto in provincia di Vercelli.

E come se non bastasse, il combinato disposto “pandemia Covid e conflitto in Ucraina” ha generato già a novembre una carenza di farmaci. La lista ufficiale Aifa dei farmaci carenti conta circa 3mila prodotti medicinali, tra questi ci sono proprio quelli più impiegati in caso di influenza e Covid, cioè quelli a base di ibuprofene, che tutto il mondo impiega per i sintomi da Covid. Da notare che la Federazione degli Ordini dei Farmacisti (Fofi), già prima dell’estate, aveva segnalato alle autorità sanitarie la carenza, registrata su tutto il territorio nazionale, di questi farmaci di uso comune. In quella occasione, oltre a denunciare il fenomeno, i farmacisti si erano anche attivati per mettere in atto soluzioni alternative allestendo i preparati in laboratorio e dispensandoli senza necessità di ricetta medica, come per esempio l’ibuprofene soluzione per bambini. «Ora il problema si sta allargando perché l’influenza quest’anno “batte forte” soprattutto colpendo i bambini e quindi i disagi sono notevoli. E anche le preparazioni galeniche non possono far fronte alle richieste, nonostante la nostra buona volontà, perché non si trovano le materie prime», precisa Andrea Mandelli, presidente Fofi.

Già, le stesse materie prime che anche le aziende farmaceutiche fanno fatica a reperire. «Le carenze di farmaci dipendono anche dall’incremento della domanda legata al Covid, ma il problema principale resta che l’Italia e l’Europa sono esposte per circa il 70% per l’importazione di principi attivi da Cina e India – spiega Marcello Cattani, presidente di Farmindustria – E poi le difficoltà di approvvigionamento riguardano anche i materiali necessari per il confezionamento come carta, vetro, alluminio, ossia tutti gli elementi del packaging primario e secondario dei farmaci. Poi ci sono altre dinamiche che pesano sul sistema: l’aumento fuori controllo del prezzo dell’energia, del gas e del carburante per i trasporti, incidono infatti su tutti i fattori della produzione e distribuzione».

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top