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Medici-Regione, scontro sullo sciopero. Il dg dell’Ulss 2: «Illecito disciplinare, dovrete risarcire il danno». I sindacati: «Non penalizziamo i pazienti»

Il caso a Ferro Fini. I dottori di base in stato di agitazione: dal 19 settembre stop all’invio telematico delle ricette

Lo scontro fra medici di base e Regione in Veneto rischia di innescare una guerra legale. All’indomani dell’audizione dei rappresentanti della categoria in commissione Sanità, ieri il presidente zaiano Fabrizio Boron ha annunciato la prossima convocazione dell’assessore di comparto Luca Coletto e del direttore generale d’area Domenico Mantoan, «per trovare soluzioni e condizioni di comune accordo al fine di scongiurare lo sciopero che nessuno vuole e che creerebbe notevoli disagi ai cittadini». Ma per ora l’astensione rimane proclamata, minacciando pesanti strascichi giudiziari, con le Ulss che ravvisano gli estremi di illeciti disciplinari e obblighi risarcitori e i sindacati che ipotizzano lesioni del diritto di astensione. Lo stato di agitazione dura ormai da un paio di mesi. Fimmg, Snami, Smi e Intesa Sindacale, con i rispettivi segretari regionali Domenico Crisarà, Salvatore Cauchi, Liliana Lora e Ildo Antonio Fania, denunciano la disapplicazione del piano sanitario regionale, il blocco delle Medicine di gruppo integrate (Mgi), il mancato sviluppo degli ospedali di comunità e «non meglio chiariti progetti di dipendenza dei medici di medicina generale». Accuse che la giunta Zaia, attraverso una nota del dg Mantoan, definisce «strumentali, dirette ad esercitare forme anomale di pressione al fine di piegare l’ente a rivendicazioni su altre materie, in particolare sul trattamento da riservarsi ai medici delle Mgi». Dopo il fallimento della procedura di raffreddamento, le organizzazioni sindacali hanno proclamato un pacchetto di scioperi di 29 giorni, a partire dal 19 e 20 settembre con la cessazione dell’invio telematico delle ricette. È proprio sul rifiuto di svolgere questa operazione che esplode ora il contrasto con le aziende sanitarie. Una contrapposizione particolarmente evidente nella lettera che Francesco Benazzi, direttore generale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, ha inviato ai medici convenzionati, in cui sottolinea che «non tutte le forme di mobilitazione sindacale (…) possano considerarsi legittimo esercizio del diritto di sciopero ed anzi siano da considerare come rifiuto di un corretto adempimento delle obbligazioni che sono in capo al medico per effetto del vincolo contrattuale». Per questo il dg Benazzi fa presente che il medico che si astiene per protesta dall’invio della ricetta «si rende responsabile sotto il profilo disciplinare, con possibile deferimento al Collegio arbitrale» e che «il suo inadempimento contrattuale avrà inoltre conseguenze anche sul piano risarcitorio, potendogli essere chiesto di risarcire l’intero danno subìto dall’Azienda e, nei casi più gravi, potendo comportare la risoluzione della convenzione». Fimmg, Snami, Smi e Intesa Sindacale non intendono mollare, precisando di aver preventivamente chiesto la fornitura di ricettari rossi: «La nostra intenzione non è quella di danneggiare i cittadini, non fornendo le prescrizioni, ma di non inviare i dati sistema informatico regionale, attività di natura meramente burocratica». Ma c’è la possibilità che quel materiale, che dev’essere stampato dall’Istituto poligrafico dello Stato, non arrivi in tempo. «In quel caso promette Crisarà non penalizzeremo i pazienti e ci rivarremo sulle aziende contro la limitazione al nostro diritto di sciopero». (Angela Pederiva)

IL GAZZETTINO – Sabato, 02 settembre 2017

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