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Medico nasconde casa per otto anni cadaveri moglie e figlia

Svanite nel nulla da 8 anni, i loro corpi erano dove nessuno li aveva mai cercati: in casa, nascosti in un’intercapedine. Omicidio, sequestro di persona e occultamento di cadavere: queste le ipotesi di reato che la procura di Santa Maria Capua Vetere contesta a Domenico Belmonte, 71 anni, ex direttore sanitario del carcere di Poggioreale, nella cui villetta di Baia Domitia, a Castel Volturno, sono stati trovati ieri i resti della moglie Elisabetta Grande e della figlia Maria, di cui non aveva mai denunciato la scomparsa.

Al vaglio anche la posizione del genero Salvatore Di Maiolo, 40 anni, interrogato per oltre otto ore dalla polizia che sta indagando sul giallo delle due donne scomparse il 14 luglio 2004. Entrambi incensurati, Domenico e Salvatore erano tenuti sotto osservazione da tre mesi, dopo la denuncia di scomparsa presentata dal fratello di Elisabetta, Lorenzo Grande. Nel 2004 si pensò a un volontario allontanamento da casa delle due donne, anche se l’auto della madre era rimasta parcheggiata all’esterno della casa.

Poi, solo una settimana fa, a riaccendere i riflettori sulla vicenda era stato ancora una volta il fratello e zio delle vittime con un appello alla trasmissione «Chi l’ha visto?». In quell’occasione aveva fornito nuovi importanti elementi allo sviluppo del caso: perché, se le due parenti erano scomparse volontariamente, la pensione di Elisabetta si accumulava sul conto corrente, in un’agenzia del Banco di Napoli, di Castel Volturno e nessuno vi attingeva mai? Perché la loro Citroen verde era rimasta da anni abbandonata nel cortile della villetta? Così ieri mattina alle 8 è scattata la perquisizione della Polizia scientifica all’interno della casa di Castel Volturno. «Sono loro, ci siamo!».

Erano le 11 quando un agente di polizia, tra i tanti del Servizio centrale operativo della Squadra Mobile di Caserta, che stavano ispezionando l’abitazione di Belmonte, ha abbattuto una piccola parete di cemento nel seminterrato della costruzione. La sua torcia stava illuminando un mucchio di ossa. Erano adagiate sotto il pavimento, in quell’intercapedine che era stata realizzata tra il garage e il piano dell’abitazione probabilmente al fine di scongiurare problemi di umidità. La presenza dei resti è stata rilevata grazie ad un’apparecchiatura in dotazione alla Polizia scientifica e, secondo indiscrezioni, sulle spoglie sarebbero stati trovati due documenti di identità. Mentre i due uomini venivano accompagnati in commissariato per un interrogatorio fiume, i resti di madre e figlia venivano trasferiti all’Istituto di Medicina legale di Caserta per ulteriori accertamenti. Al momento non sarebbero comunque stati riscontrati segni di violenza. Dalla villetta, trovata dagli investigatori in condizioni igieniche precarie, gli agenti hanno anche portato via alcuni documenti. Vicino all’ingresso, sul tavolo del patio c’era un libro di psichiatria. Era aperto in corrispondenza del capitolo sulla depressione

Il Mattino di Padova – 14 novembre 2012

 

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