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Meno tasse e più Tfr ai fondi, spinta alla pensione di scorta. Domani è in programma il tavolo politico. I nodi che interessano i giovani e la previdenza integrativa

L’adeguamento alla speranza di vita, con la richiesta di far slittare lo scalino di cinque mesi previsto per il 2019, è il tema più caldo del confronto tra governo e sindacati (per domani è in programma un incontro politico). Ma al tavolo, che in questa fase due dovrebbe concentrarsi essenzialmente sui nodi che interessano i giovani, si parla anche di altri aspetti e dell’agenda fa parte la previdenza integrativa. In una periodo in cui il settore si è avvantaggiato del buon andamento dei mercati finanziari, ed è proseguito il processo di consolidamento, l’obiettivo già fissato nel verbale dello scorso 28 settembre (con cui si era conclusa la prima fase del confronto governo-sindacati) è il «rilancio delle adesioni».

I DATI

A fine 2016, come risulta dai dati della Relazione della Covip presentata il mese scorso, gli iscritti ai fondi complementari erano poco più di 7 milioni, quasi il 28 per cento della forza lavoro complessiva (che comprende occupati e disoccupati). La platea scende a poco meno di sei milioni se si considerano solo gli iscritti attivi, ovvero quelli che hanno versato contributi nel corso dell’anno. Per dare una nuova spinta e aumentare la massa critica non viene escluso nemmeno il ricorso ad una misura straordinaria, ovvero una riapertura della finestra di silenzio-assenso attivata nel 2007 per il conferimento del Trattamento di fine rapporto ai fondi integrativi. Attualmente il meccanismo del conferimento tacito entro sei mesi riguarda coloro che vengono assunti per la prima volta; come si desume sempre dalla relazione Consip, circa il 55 per cento dei flussi del Tfr resta accantonato in azienda, mentre ha avuto un seguito pressoché irrilevante l’opzione introdotta dal governo Renzi che prevedeva il trasferimento diretto in busta paga.

IL VERBALE

Un altro punto individuato nel verbale riguarda il fisco e in particolare la parificazione del trattamento tra dipendenti privati e pubblici. Questi ultimi infatti hanno oggi un regime impositivo penalizzante a causa di unbuco legislativo a cui finora nel corso degli anni non è stato posto rimedio. Da una parte è meno vantaggiosa la deducibilità dei contributi versati, dall’altra più pesante la tassazione delle rendite: i privati usufruiscono di un’aliquota del 15 per cento che poi si riduce al crescere dell’anzianità, mentre i lavoratori pubblici sono sottoposti all’aliquota marginale Irpef, dal 23 per cento in su. La nuova attenzione per la previdenza integrativa si inserisce nel lavorio per trovare nuove forme di flessibilità in uscita, pur senza intaccare le basi delle riforme previdenziali degli ultimi anni. L’idea è permettere a una certa platea di lavoratori che ad esempio non possono o non vogliono sfruttare le forme di Ape di percepire almeno la pensione di scorta nel periodo che manca alla piena maturazione di quella obbligatoria. Questa possibilità è già prevista sulla carta con lo strumento della Rita (la Rendita integrativa temporanea anticipata) introdotta nell’ultima legge di Bilancio, e dovrebbe essere ulteriormente allargata: una norma contenuta nel disegno di legge concorrenza permette di anticipare di cinque anni la fruizione della prestazione integrativa.

IL Messaggero – 26 luglio 2017

 

 

 

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