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Meno vongole, più ricciole. Il mare sempre più caldo cambia il nostro pescato. Nel Mediterraneo a luglio sono stati registrati 5 gradi sopra la media Muoiono i coralli e arrivano specie aliene: dal lionfish al granchio blu

Repubblica. Fa caldo sulla terra, ma fa caldo anche sotto al mare. I satelliti del servizio europeo Copernicus a fine luglio hanno misurato 6 gradi oltre la media nel Mar Ligure e nel sud della Spagna, 5 in buona parte di Tirreno e Adriatico e 4 gradi nel canale di Sicilia. I 24-26 gradi che normalmente davano un brivido ai bagnanti anche ad agosto, quest’anno lasciano spazio a una sensazione di brodo tiepido.
«Chi può, fra i pesci, si sposta verso nord, ma il Mediterraneo è un mare chiuso. Oltre le coste meridionali della Francia è impossibile trovare refrigerio» spiega Ernesto Azzurro, primo ricercatore dell’istituto Irbim (Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine) del Cnr ad Ancona. «Il Mediterraneo, sei milioni di anni fa, fu ricolonizzato da specie provenienti dall’Atlantico, abituate a temperature fredde». Rombi, sogliole, sardine, acciughe, merluzzi, passere e ricciole oggi qui non si sentono più a casa. Due soli pescherecci sabato hanno fatto man bassa di 200 quintali di ricciole nel mar Ligure, tra Genova e le Cinque Terre. Spinto a nord dal caldo, il banco si è ritrovato in trappola.
A crogiolarsi nel brodo mediterraneo sono tra gli altri le meduse, o specie simili come la Caravella portoghese, un idrozoo che con i suoi tentacoli lunghi anche dieci metri ha appena mandato una donna in ospedale in Sicilia, ad AciTrezza. Il pesce palla maculato (velenoso se mangiato), il pesce scorpione, il pesce coniglio scuro e quello striato (grandi divoratori di alghe e dotati di spine assai dolorose) sono le quattro specie aliene avvistate di recente in Sicilia e potenzialmente pericolose per l’uomo. L’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e l’Irbim del Cnr hanno lanciato la campagna di informazione per i cittadini “Attenti a quei 4”, invitando chi dovesse avvistarli a segnalarlo sul gruppo Facebook “Oddfish”. «Sono pesci abituati a temperature tropicali» spiega Azzurro. «Vengono dal Mar Rosso e hanno attraversato il Mediterraneo attraverso il canale di Suez», aperto dal 1869.
Vincitori e vinti: «È lo scenario che osserviamo nel Mediterraneo, un mare che non offre vie di fuga», allarga le braccia il biologo del Cnr. «Il 20% delle specie non vivono che qui. Il caldo poi, è risaputo,fa diminuire la taglia dei pesci. In Francia hanno misurato le dimensioni delle sardine, che sono passate da 15 a 11 centimetri».
Lunghi periodi di bel tempo e bonaccia bloccano poi il rimescolamento delle acque, soprattutto in un bacino circoscritto come l’Adriatico. «È come se il mare si fermasse » spiega Azzurro. «L’acqua si suddivide in strati, il caldo accelera i processi di decomposizione della sostanza organica, consumando ossigeno soprattutto sui fondali». Le morie di pesci, vongole e cozze sono dovute a questo fenomeno.
Il Mediterraneo assomiglierebbe insomma a un deserto liquido, se contemporaneamente non si allargasse l’areale delle specie amanti del caldo. «I vincitori sono lampuga, barracuda mediterraneo, l’aggressivo pesce serra e il pesce pappagallo, che viene annoverato fra le specie esotiche per i suoi colori, ma è nativo del Mediterraneo ». Queste nuove pinne stanno iniziando a riempire le reti dei pescatori, con risultati per il palato che Azzurro non definisce sempre entusiasmanti. Ma tant’è. «Il pesce leone viene consumato regolarmente nel Mediterraneo orientale. Il pesce coniglio, che i pescatori siciliani ributtano in mare, a Cipro si vende a 25 euro al chilo. Più saporito è il granchio blu, altra specie invasiva». E chissà che un giorno nelle nostre reti non finiscano solo meduse, regine incontrastate di un mare sempre più povero di vita.

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