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Mezzo mondo è vaccinato ma la parte più povera lotta ancora per una dose. Raggiunto il 50% della popolazione globale. Italia tra i primi dieci

Elena Dusi. L’umanità oggi si divide in due, fra chi ha ricevuto un vaccino contro il Covid e chi no. Le persone immunizzate con almeno una dose sono 3,8 miliardi e sfiorano il 50%. Il 38% ha ricevuto anche il richiamo. A due anni dall’arrivo del coronavirus — il primo caso noto in Cina risale al 17 novembre 2019 — e quasi un anno dalle prime iniezioni — in Gran Bretagna si è partiti l’8 dicembre 2020 — il pianeta è diviso in due, con una faccia illuminata — Americhe, Europa occidentale, parte di Medio Oriente e Asia — e una in ombra: soprattutto l’Africa, ma anche Russia ed Europa dell’Est.
Alti e bassi Con 6,8 miliardi di iniezioni si sono immunizzati il 98% dei cittadini degli Emirati Arabi, l’80% degli europei (il Portogallo da record è all’88%, l’Italia al 77%) e il 65% degli americani. La Cina è al primo posto per dosi somministrate: 2,2 miliardi e l’India — già prima del Covid la più grande produttrice di vaccini — ha festeggiato la scorsa settimana con feste e balli in strada la miliardesima iniezione. In quel paese, all’inizio dell’anno, con le fabbriche locali immobilizzate dai blocchi all’export delle materie prime, la variante Delta ha messo il turbo ai contagi nel mondo.
La lezione della Delta
La lezione della Delta — vaccinare tutti per prevenire le varianti — non è stata imparata appieno. Eritrea e Corea del Nord sono a zero dosi. Il Burundi ha fatto la prima iniezione giovedì. In Africa la media dei vaccinati con una dose è del 4% e 15 paesi non sono neanche al 3%. Dal 23 agosto — approvazione negli Usa del primo vaccino, Pfizer — si sono contati 3 milioni di morti.
L’appello al G20
«Le nazioni ricche hanno promesso 1,8 miliardi di vaccini, ma si sono fermate a 261 milioni», denunciano le ong Oxfam, Emergency, Amnesty International e Unaids. L’Italia si è fermata a «6,1 milioni rispetto ai 45 promessi ». Sono soprattutto fiale Astra-Zeneca non più usate da noi e vicine alla scadenza. Al G20 di Roma il 30-31 ottobre si parlerà della pandemia. «I Paesi del gruppo devono mantenere i loro impegni» ha esortato il direttore dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. E l’ambasciatore per la salute dell’Oms, Gordon Brown: «Mancano 500 milioni di dosi all’obiettivo del 40% di immunizzati in ogni Paese a metà 2022. Intanto 240 milioni di dosi giacciono inutilizzate in Occidente».
Il cambio di passo degli Usa
C’è un unico paese cui è risparmiato il biasimo dell’Oms. Nonostante i cattivi rapporti fra l’Organizzazione di Ginevra e gli Usa, Ghebreyesus ieri ha ringraziato Washington per «la leadership nella condivisione dei vaccini». Gli Usa hanno già consegnato al programma Covax per i paesi poveri 200 milioni di dosi, soprattutto Pfizer. Hanno ottenuto dalla Big Pharma un totale di 500 milioni di dosi per i paesi poveri a prezzo di costo. E la Casa Bianca giovedì scorso è tornata a chiedere una sospensione dei brevetti, tema sul quale la World Trade Organization discute — inutilmente — da giugno.
Il punto dei brevetti
Quanto è centrale il tema dei brevetti? Uno sprazzo di chiarezza arriva dalle parole di Noubar Afeyan, cofondatore di Moderna. L’azienda Usa ha fin dall’inizio cercato di lustrare la sua immagine rendendo libero il brevetto. «Ma è difficile per me — ha ammesso Afeyan all’Associated Press — immaginare che qualcuno usandolo possa raggiungere una produzione in tempi brevi». Il vero tema, in un settore pionieristico come i vaccini a Rna, è il know how. E qui le aziende, di fronte alle richieste di condividere la loro tecnologia, fanno muro. «Non condivideremo la nostra ricetta» dice chiaro Afeyan. L’Oms ha provato a superare l’ostacolo affidando a due centri per le biotecnologie in Sudafrica, Afrigen e Biovac, il compito di “craccare” i segreti del vaccino usando le parole del brevetto. Ma i risultati non sono attesi in tempi brevi.
Moderna nel mirino
Le ire della Casa Bianca, fatte filtrare sui principali giornali americani, si concentrano al momento su Moderna, più riluttante di Pfizer nelle donazioni. Una lettera di 12 membri del Congresso ricorda all’azienda di aver «ricevuto 10 miliardi di finanziamento federale». Con i suoi centri di ricerca, «il governo ha tenuto Moderna per la mano» nello sviluppo del vaccino. Eppure «l’azienda ha rifiutato di condividere la sua tecnologia ». Le sue promesse di costruire un impianto in Africa «non porteranno a dosi effettive se non fra molti anni». Il governo federale, secondo i parlamentari, avrebbe l’autorità di diffondere i segreti industriali di Moderna. Difficilmente la minaccia sarà messa in atto. Ma, riflette il consigliere speciale dell’Oms Bruce Aylward, «se la pandemia andrà avanti anche nel 2022, è anche perché con le vaccinazioni non siamo sulla buona strada».

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